Disponibile in tutti i digital store da venerdì 7 ottobre, “Inwards” è il nuovo album del violinista, compositore e polistrumentista Federico Mecozzi. Ecco il significato di tutti i brani che compongono il progetto.
Federico Mecozzi, il significato di tutti i brani dell’album “Inwards”
“Inwards”
Il brano dà il titolo all’intero album e apre questo viaggio introspettivo in maniera burrascosa e irrazionale, quasi come una tempesta che si scatena nel momento in cui viviamo, impreparati, il primo impatto con il nostro mondo interiore e la nostra coscienza.
“Breeze”
L’inizio del viaggio. Una brezza leggera che ci solleva e ci trasporta con ritmo ostinato, quasi ossessivo, percorrendo il nostro corpo.
“Winter wail”
Un momento riflessivo e malinconico. Un brano disteso ed evocativo che descrive quella tristezza, ma anche quell’incanto, tipici dell’inverno e del freddo.
“Escape”
È un momento tumultuoso del viaggio interiore, dipinto da un andamento incessante come la fuga da qualcosa: dalle paure, dal passato o dal futuro.
“Motionless”
Dopo la fuga dalle parti più oscure di noi stessi, questo brano evoca il raro raggiungimento di uno stato di pace, un’assenza di movimento che è meditativa e curativa.
“The end of the day”
La fine del giorno è una ballata dal sapore allo stesso tempo antico e moderno, che descrive quell’ultimo meraviglioso momento di luce prima che arrivi il buio: quell’istante in cui le certezze del giorno muoiono, ma allo stesso tempo una consapevolezza diversa si risveglia. Alla fine del giorno tutto inizia a diventare sfocato e questa perdita di nitidezza ci spinge a cercare più nel profondo.
“Skywards”
Una lenta ascesa. Un brano dilatato, in cui la salita melodica del violino tende all’infinito, accompagnata da un grande crescendo di elementi e di dinamica. È la ricerca della luce.
“Point of view”
Immedesimarsi in un altro punto di vista, più selvaggio, più ingenuo, più inconscio. Quasi una visione animale, un contatto con la nostra irrazionalità.
“Backwards”
L’album si chiude con la poesia del ricordo, delle esperienze passate. Il tema del pianoforte nasce da uno stato di malinconia che tende alla luce, come la memoria di immagini offuscate ma felici. La coda del brano, “cantata” dal violino, chiude invece il percorso di “Inwards” lasciando l’ascoltatore in sospensione tra l’interno e l’esterno, tra il passato e il futuro.
Classe 1998, negli ultimi 4 anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Di notte recensisce musica, di giorno ne parla con gli artisti. Nostalgica ed empatica, scrive spesso nei giorni di pioggia. La musica? Un ricordo senza origine che ha ribaltato ogni prospettiva.
