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Folcast, il significato delle canzoni dell’Ep “Tutti i miei piani”

Folcast Tutti i Miei Piani

Il significato di tutte le canzoni che compongono Tutti i miei piani, il nuovo Ep del cantautore Folcast.

“Se mi dovessi fermare a pensare al percorso, a tutto quello che mi ha portato fino a qui, mi dico che in fondo la maggior parte delle volte sono stato meglio quando sono stato solo, da solo. E poi ci ripenso, rimetto tutto in discussione.
Penso che sto bene insieme agli altri ma che non sempre sto bene con me. Penso a quello che c’è dentro e immediatamente mi ritrovo fuori, in mezzo a tutto, a tutti. E combatto con questa continua precarietà.
Tutti i miei piani è la mia resa.
È il luogo dove mi prendo un po’ in giro. Chiedo a me stesso se mi conviene avere una connessione con l’esterno, perché in fin dei conti è un processo complicato e faticoso. Poi mando all’aria tutto, faccio pulizia, e mi ricompongo lasciandomi travolgere dall’ineluttabilità̀ della condivisione.
Questo è un disco che parte da me, da quello che nasce dalla pancia ma che per forza di cose deve uscire e confrontarsi con l’esterno. Parla di rapporti, relazioni, giudizio, nascita e ricostruzione. Parla di me, degli amici, dell’amore che salva e non lascia pezzi. Parla anche soprattutto di mia figlia e di come la sua nascita abbia sconvolto tutto per poi riposizionarlo nel migliore dei modi, riempiendo i vuoti, le crepe e le distanze. Mia figlia è la rivelazione che mi ha reso più forte, duro, tenace e sicuro di me. Lei mi ha portato fuori tutto intero e mi ha fatto conoscere un nuovo modo di stare insieme.”

Folcast, il significato delle canzoni dell’Ep “Tutti i miei piani”

Tutti i miei piani” è l’amore smisurato che provo per mia figlia, un sentimento devastante e perentorio. Si piazza lì, dentro di te, e non se ne va più. Porta con sé un disordine di cui non sapevi di aver bisogno e rimette tutto ciò che c’è intorno al suo posto, al suo valore reale. Non si perde il senso delle cose, anzi: tutto acquista un peso maggiore e ogni momento viene vissuto a pieno. Ho iniziato a scrivere questa canzone quando mia figlia aveva 3 mesi e l’ho ripresa quando aveva 2 anni, rendendomi conto di quanto ogni minuto per lei rappresenti un passo in avanti e di quanto noi, già da piccolissimi, iniziamo a imparare e a capire. Mia figlia ha sconvolto tutti i miei piani ed è stato bellissimo.

“Manifesto Egoista” è un brano che ho scritto pensando a quanto io a volte mi senta bene nella solitudine. Proprio per questo è un primo passo verso la condivisione. Capire che so stare da solo e che mi piace farlo è il punto di partenza per aprirsi e accogliere l’altro. Insieme a me in questo brano la genialità di Carlo Amleto in un cameo prezioso.

“Nuovo Anno” è dedicata a quelle persone positive che ti fanno innamorare di loro e ti curano come fossero delle pillole. Quelle che magari incontri per caso, mentre stavi tornando nella tua zona di comfort, ma che ti fanno pensare di poterti fidare e lasciare andare. Che ti fanno pensare all’anno che verrà come a un nuovo inizio, con lo sguardo acceso verso un orizzonte pieno di novità.

“8 di mattina” è dedicata all’amico che riesce a ferirci, che deve sempre dire la sua.

Quello che però dovremmo tutti tenere a mente è che non sappiamo niente delle battaglie che sta vivendo chi ci sta davanti e che un giudizio buttato là con leggerezza, a volte, può ferire profondamente. Mi è capitato di avere serate e intere giornate rovinate da un commento dato a cuor leggero e percepito da me come una pugnalata. Spesso poi quando si parla di musica. Alla base magari ci sono buone intenzioni, ma davvero, questa spinta non è sempre richiesta. Mi rendo conto che le ferite più grandi sono causate dalle persone a cui vogliamo più bene, come se la lama del coltello delle parole fosse direttamente proporzionale all’affetto che nutriamo per loro.

“Non ci passa più” è un incontro fatale, di quelli che ti restano addosso e negli occhi per un lungo periodo. È l’incontro che ti fa perdere la testa e il contatto con la realtà, facendoti apparire distante da quello che stai vivendo.

“Ma io ritornerò a inseguire il sogno di fare la spesa senza pensare a te” credo rappresenti perfettamente questo stato d’animo.

“Se scoppiassi tu” è la canzone del funambolo, colui che è in bilico a metà strada tra il rischio di proseguire e la tentazione di tornare alla confortevole solitudine da cui si è partiti. L’incontro con l’esterno può essere rivelatorio, ma durante il percorso c’è la possibilità di cadere e farsi molto male. Quando siamo noi a scegliere di stare soli, stiamo bene, ma quando sono gli altri a lasciarci, tutto fa schifo. Se scoppiassi tu, che alba sarebbe? Se scoppiassi tu, affogherei.

“1+1” è un calcolo che ogni volta dà un risultato diverso, a seconda del periodo in cui lo si affronta. Non avevo mai capito il senso di questa cosa. Se la matematica non è un’opinione, il risultato dovrebbe essere ovvio e senza possibilità di interpretazione. Ma noi, esseri – a volte più, a volte meno – umani, riusciamo a calcolare l’indecifrabile e a rendere gigante un numero potenzialmente minuscolo.

Negli ultimi due anni che questo calcolo è diventato per me sintesi di tutta la dolcezza che a volte faccio fatica ad esprimere.

In quei numeri c’è il passaggio da 1 singolo a 1 multiplo, il primo passo verso un futuro inaspettato e rivelatore. Quel risultato è cambiato da quando l’ho concepito: se prima l’esito era puramente matematico e scontato, ora non lo è più.

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