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Analisi sull’attuale discografia, a fine marzo già orientata verso i tormentoni estivi che stanno, però, saturando il pubblico

Una volta le canzoni estive uscivano alla fine della primavera e duravano per tutta l’estate, adesso escono tutto l’anno. La musica italiana, in questo momento, produce solo canzoni estive e quindi è difficile decidere qual è una canzone estiva se già a gennaio o a dicembre o a marzo ce ne sono, da un punto di vista concettuale, altrettante“: è così che, lo scorso giugno, durante la presentazione di Party Like A Deejay, Linus si esprimeva su un mercato musicale ormai saturo di tormentoni e il suo discorso assume ancora più valore oggi che, a fine marzo, abbiamo già diverse canzoni con l’ambizione di durare fino all’estate: arrivano direttamente da Sanremo “Ossessione” di Samurai Jay, “Tu mi piaci tanto” di Sayf e “Che fastidio!” di Ditonellapiaga, mentre due settimane fa Annalisa ha pubblicato “Canzone estiva” e venerdì sono uscite “Rolling Stones” dei The Kolors, “La testa gira” di Fred De Palma ed Emis Killa con Anitta e “Farfalle (nello stomaco)” di Cioffi con Noemi.

Quando mancano, quindi, ancora più di due mesi all’inizio della stagione più calda, è già iniziata la solita corsa esasperata al successo estivo tipica di questi tempi in cui il focus del mercato musicale non è sull’arte, ma sul business. È l’antipasto di un’estate esattamente come le ultime, con tanti pezzi sovrapponibili tra di loro e il solito giro di autori in pole position per spartirsi le torte dei diritti. Il duetto tra Cioffi e Noemi, ad esempio, conta ben sei editori e, addirittura, otto autori tra testo e musica ed è evidente che progetti come questo siano operazioni di marketing perfettamente studiate a tavolino tra accordi e team allargati che cercano di sfruttare la stagione estiva, quella in cui si ascolta più musica, per avere i maggiori incassi possibili.

Attenzione, però, perché non è detto che il gioco debba per forza funzionare: il pubblico ha ormai capito certi meccanismi e sta dando sempre più la sensazione di essere saturo di questo mercato musicale in cui tutto deve essere una hit. I tormentoni dell’estate scorsa hanno registrato un copioso calo nei risultati rispetto a quelli del 2025, in pochissimi nomi sono riusciti ad arrivare alla certificazione e le piattaforme streaming hanno vissuto un crollo generale del bacino di ascoltatori, a dirci che c’è sempre meno attenzione e curiosità verso la musica che esce. Anche Sanremo non è riuscito ad agganciare il pubblico come negli ultimi anni e gli ascolti delle canzoni sono calati del 43% rispetto al 2025.

Segnali di distacco che si avvertono, ancor di più, dalla timida accoglienza ricevuta da questi brani freschi di uscita, con l’esordio, molto al di sotto delle aspettative, di Fred De Palma ed Emis Killa con Anitta alla #42 nella classifica di Spotify e i The Kolors e la coppia Cioffi/Noemi che non sono nemmeno entrati. Anche Annalisa, mentre scriviamo, è fuori dalla Top200 e nella classifica FIMI, alla seconda settimana, è crollata dalla #34 alla #69. Quest’ultimo è l’esempio forse più emblematico, perché parliamo di un’artista che, negli ultimi anni, ha mostrato un’affannata, e spesso forzata, ricerca al tormentone a tutti i costi e oggi, all’ennesimo tentativo di hit, il pubblico sta rispondendo con un rigetto, perché inizia a chiedere anche altro.

Lo sguardo si sposta, così, sul catalogo. Gli ascoltatori riscoprono il passato e non è un caso che, durante la scorsa estate, sia tornata virale, grazie a TikTok, “Per dimenticare” degli Zero Assoluto, canzone pubblicata nel 2009 che, pochi mesi fa, ha vissuto una seconda giovinezza, spingendosi fino al 24esimo posto nella classifica di Spotify e raccogliendo oltre dieci milioni di stream da giugno ad agosto, cioè più di molte canzoni fresche di pubblicazione in quei mesi, come “Sto bene al mare” di Marco Mengoni con Rkomi e Sayf, “Pronto come va?” dei The Kolors e “Mi ami mi odi” di Elodie. Un fenomeno più facile da spiegare di quanto sembri: gli Zero Assoluto, all’epoca, non volevano costruire il tormentone a tutti i costi, il successo è arrivato spontaneamente e, quindi, il pubblico riscopre nel passato quella spontaneità che manca oggi a un’epoca di troppe proposte studiate a tavolino.

La discografia, continuando invece verso questa direzione, non fa altro che implodere su sé stessa perché, da una parte, non capisce che il pubblico è ormai saturo di questo unico e infinito tormentone in cui è stata trasformata oggi la musica e i numeri continueranno ad essere sempre più bassi e, dall’altra, non sta neanche creando un catalogo, essenziale per il futuro e per la sussistenza del mercato, essendo l’elemento che rappresenta, da sempre, i maggiori introiti. Il problema, quindi, non è solo l’oggi, ma anche il domani: una canzone costruita a tavolino per occupare tre-quattro mesi di rotazione radiofonica e perfettamente sovrapponibile a tante altre pubblicate nello stesso arco di tempo farà una grande fatica ad avere un suo perché anche tra dieci o vent’anni e difficilmente potrà essere considerata “da catalogo”.

Foto su licenza Depositphotos

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