Lo Sguardo Critico è la rubrica di iMusicFun che racconta senza sconti il sistema musicale. Oggi ci occupiamo di una canzone di 30 anni fa che supera su Spotify il brano al momento più trasmesso in radio
È successo di nuovo: se l’estate scorsa è toccato a una hit estiva di 16 anni prima – “Per dimenticare” degli Zero Assoluto – scalare la classifica di Spotify e superare i numeri di tante proposte attuali, oggi la stessa cosa si sta replicando con il cantautorato più puro e intimo grazie a “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano.
Il brano si è affacciato la settimana scorsa nella Top100 di Spotify e, tra sabato e domenica, ha guadagnato ben 15 posizioni, salendo dalla #81 alla #66 con 65 mila stream giornalieri. In questo momento, tra le 100 canzoni più ascoltate sulla piattaforma svedese, c’è un successo del 1999 e non c’è il brano questa settimana più trasmesso in radio, “Antidroga” di Emma con Fabri Fibra, fermo al 180esimo posto.
E sono segnali forti quelli che ci lascia una canzone con quasi 30 anni di storia che ne surclassa un’altra uscita meno di tre mesi fa e che stiamo sentendo ovunque, pensata peraltro come la più classica delle strategie di marketing dell’oggi ormai già vista e rivista, ovvero la cantante pop che si unisce al rapper per cercare un buon piazzamento nelle playlist editoriali proprio di Spotify, piattaforma in cui è il rap il genere di riferimento.
“L’emozione non ha voce“, nel surclassare “Antidroga“, ci dice che anche il target di riferimento dello streaming, in gran parte giovanile, sia ormai saturo dei copia-incolla scritti sempre dagli stessi autori del momento e delle collaborazioni costruite a tavolino solo per raccogliere qualche stream in più, e stia cercando di riscoprire un passato decisamente migliore.
Questi successi con una lunga storia alle spalle che, soprattutto d’estate, tornano in classifica dimostrano la differenza tra come lavorava la discografia in passato e come lavora oggi: un tempo il focus era su canzoni pensate per resistere al tempo, oggi l’obiettivo è durare due-tre mesi (e spesso, come nel caso di “Antidroga“, non ci si riesce nemmeno) per poi pubblicarne subito un’altra.
Il primo metodo di lavoro guardava non solo al presente ma anche al futuro, perché costruiva un catalogo in grado di vendere il prodotto non solo se fresco di uscita, ma anche negli anni successivi e a generazioni diverse; il secondo guarda solo al presente e così rinuncia, di fatto, a uno degli elementi più essenziali per la sussistenza della discografia stessa, appunto il catalogo.
I discografici di oggi stanno investendo su artisti che non costruiscono un catalogo, a parte poche eccezioni che si possono trovare in quei nomi promotori di uno stile musicale lontano dal voler essere solo moda del momento, come Achille Lauro, Olly, i Pinguini Tattici Nucleari e Ultimo, che però è fuori dal giro delle major.
È difficile immaginare ad altri artisti che possono avere un perché anche in futuro tra quelli arrivati al successo nell’ultimo decennio, e quindi anche a canzoni che, tra trent’anni, possono fare quello che sta riuscendo oggi a “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano. Se anche i giovani iniziano a guardare al passato, e a riscoprire uno stile musicale che oggi le major non vogliono più proporre, significa proprio che il presente non è mai stato così vuoto.
Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
