Sono trascorsi undici anni dalla scomparsa di Nilla Pizzi, indiscussa regina della canzone italiana, l’antesignana di tutte le interpreti e la mamma delle attuali signore della canzone, detentrice della prima storica edizione del Festival di Sanremo con Grazie dei fior, vittoria bissata anche l’anno successivo con Vola colomba.
Nel corso della sua settantennale carriera ha partecipato a sole sette edizioni della kermesse ligure, nonostante abbia presentato in concorso complessivamente trentuno brani, tra cui annoveriamo Papaveri e papere, Una donna prega, Campanaro, Papà Pacifico, L’edera e Colpevole, fino all’ultima partecipazione con Una vecchia canzone italiana, presentata con il collettivo Squadra Italia nel 1994.
Nata a Sant’Agata Bolognese il 16 aprile del 1919, Adionilla Pizzi muove i sui primi passi nel mondo dello spettacolo come reginetta di diversi concorsi di bellezza, prima di fare il suo debutto ufficiale nel mondo della musica: nel ’42 vince una competizione per voci nuove, battendo la concorrenza di diecimila partecipanti, per poi cominciare ad esibirsi con l’orchestra Zeme.
Censurata a causa di una voce considerata troppo sensuale per il regime fascista dell’epoca, dopo qualche anno di esilio torna a cantare in radio accompagnata dal Maestro Cinico Angelini, con il quale si vocifera un lungo e travagliato legame sentimentale. All’età di trentadue è la prima cantante a vincere il Festival della Canzone Italiana, entrando di diritto nella storia della musica.
A partire dagli anni ’60, le nuove tendenze musicali di matrice portano Nilla Pizzi ad allontanarsi gradualmente dalle scene, pur continuando ad ottenere consensi dal vivo in giro per il mondo, oltre che in tv. Nel 1981 il patron Gianni Ravera la chiama in veste di madrina e presentatrice della 30esima esibizione di Sanremo accanto a Claudio Cecchetto ed Eleonora Vallone.
Sul palco dell’Ariston ci torna per l’ultima volta nel 2010, in qualità di super ospite. Ci lascia circa un anno dopo, il 12 marzo 2011, all’età di 91 anni, dopo aver incarnato per interi decenni la tradizione musicale nazionale, elevato il concetto di voce per antonomasia e dell’interprete per eccellenza, con la tipica eleganza d’altri tempi, a metà tra il nobile e il popolare.
Le canzoni più belle di Nilla Pizzi
Grazie dei fior (1951)
Sorrentinella (1951)
Serenata a nessuno (1951)
La luna si veste d’argento (1951)
Al mercato di Pizzighettone (1951)
Notte di Sanremo (1951)
Ho pianto una sola volta (1951)
Vola colomba (1952)
Papaveri e papere (1952)
Una donna prega (1952)
Madonna delle rose (1952)
L’attesa (1952)
Campanaro (1953)
Papà Pacifico (1953)
Se nel mio cuore leggerai (1955)
Lacrime di solitudine (1955)
L’amore è una cosa meravigliosa (1956)
Malinconico autunno (1957)
L’edera (1958)
Timida serenata (1968)
Il nostro refrain (1959)
Abbracciami (1959)
Sempre con te (1959)
Colpevole (1960)
Perdoniamoci (1960)
Un mondo per noi (1962)
Come potrei dimenticarti (1964)
Dopo di noi (1966)
Tango delle rose (1969)
Con tanta nostalgia (1972)
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.
