Recensione di “Mustang“, nuovo album di Biagio Antonacci, che ha la libertà come filo conduttore delle tracce.
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“Mustang” è la parola che indica il cavallo selvatico del Nord America, famoso per la sua natura indomita e il suo spirito libero, e Biagio Antonacci ha deciso di utilizzarla per intitolare il suo diciassettesimo album di inediti, un progetto sincero, autentico e svincolato da dinamiche di mercato, quindi perfetto da riassumere con un termine che, nella sua etimologia, deriva dallo spagnolo “mestengo” e significa “selvatico“, “indomato” e “senza padrone“.
Il cantautore milanese torna, infatti, a scrivere quasi tutto da solo dopo gli esperimenti non proprio riusciti, contenuti tre anni fa ne “L’inizio“, con alcuni autori del momento come il figlio Paolo, Davide Simonetta e Zef e, così, questo nuovo progetto suona più personale, ma anche molto più genuino perché non dà quella sensazione di voler inseguire a tutti i costi la contemporaneità come, invece, dicevano i singoli che hanno anticipato il precedente album, “Seria“, “Telenovela” e “Tridimensionale“.
Qui il viaggio è iniziato la scorsa primavera con la freschezza di “You & me“, piacevole da ascoltare pur senza raggiungere i picchi poetici di cui è capace la penna di Antonacci che, infatti, ha poi risalito subito la china con “L’ultima canzone“, singolo inciso in collaborazione con Juli che, con il suo essere in bilico tra l’intimità di un testo che racconta l’ultimo tentativo di parlare a qualcuno che non c’è più nello stesso modo di prima e le sonorità che guardano ad alcuni successi del passato del cantautore come “Sognami” e “Pazzo di lei“, è per noi la miglior proposta che abbiamo sentito in radio la scorsa estate.
Ad accompagnare oggi in radio l’uscita del progetto tocca, invece, a “Spiritualè” che trova il contributo di Sayf in un canto collettivo dai sapori mediterranei in cui la musica diventa il mezzo per unire le persone, con le loro tante voci che si trasformano in una sola e possono spegnere, così, anche solo per un attimo, il male (“Il papa prega ma non cambia il mondo, sarà la musica“).
Sono, quindi, due le collaborazioni contenute in questo disco e sì, c’è la contemporaneità perché parliamo, da una parte, di uno dei produttori attualmente più influenti del panorama musicale italiano e, dall’altra, di una delle rivelazioni dell’ultimo anno, ma è una contemporaneità spesa con grande intelligenza: entrambi gli artisti si inseriscono, infatti, alla perfezione nell’anima di questo disco e, in generale, in quella di Antonacci. Non lo snaturano, non lo portano fuori contesto e non lo spingono a fare qualcosa che non la rappresenta e, così, sono collaborazioni decisamente lontane da quelle tipiche dell’oggi, spesso costruite a tavolino.
“Mustang” è un disco che si nutre unicamente dell’onestà nel racconto ed è proprio in un verso contenuto nell’introduzione dall’anima unplugged della title-track che si trova forse il miglior modo per descrivere come ne esce Antonacci da questo progetto: “Prenditi cura di me e del poeta che non è mai stanco“. Ci troviamo, infatti, di fronte a un cantautore che, dopo quasi quarant’anni di carriera, non fa avvertire alcun segno di stanchezza dai suoi lavori, si diverte ancora cantando e raccontando la vita e continua a mantenere quella voglia di correre libero tipica dei cavalli del far west che rappresentano l’immagine centrale dell’album.
Un divertimento nel raccontare che si rispecchia tutto nella qualità dei brani contenuti in questo disco: “Capirai” è la classica ballad con crescendo à la Antonacci che si concentra sul dolore visto a volte come un passaggio necessario per andare avanti (“Capirai che a favore trovi solo il vento, ma se cerchi qualcosa in più devi averlo contro, capirai che il dolore ha sempre avuto senso se ti lasci guardare negli occhi ogni tanto“) e non sfigura affatto davanti ai tanti classici del repertorio dell’artista, mentre “Vivere con un’idea” si sposta su sonorità più fresche e spensierate per invitare l’ascoltatore a trovare sempre nuovi stimoli, che non sempre devono nascondere l’obbligo di realizzarsi perché, a volte, servono semplicemente a farci vivere.
Il mood torna più intimo con “Facile” in cui è protagonista il nostro essere più complicati delle cose che diciamo, ma anche la vita, molto più facile da cantare che da vivere davanti a “lacrime perse per ore a guardare nel mare”, risposte attese “da chi non sa darne” e delusioni che si possono ricevere anche dalle persone più vicine (“Gli amici che, essendo gli amici, da te voglion tutto ma poi, quando chiedi, c’è un universo da estendere“).
Si parla, invece, di amore negli ultimi due inediti del progetto: “Certe verità” ha la struttura della classica ballatona e parla di quel momento in cui, finita una storia importante, ci si accorge del male ricevuto ma anche di quello fatto (“Ti ho fatto male, mi hai fatto male, sai, non era per tutti, amarsi e tradirsi“), mentre il crescendo pop-rock di “Coppia di passaggio” racconta che anche le storie più brevi, e all’apparenza più superficiali, possono comunque rimanere un ricordo sempre nitido perché non è la durata a rendere importante un amore, ma quanto sei stato bene mentre lo vivevi.
In alcune interviste della scorsa primavera, Biagio Antonacci ha raccontato “Mustang” come l’ultimo disco pop della sua carriera e rappresenta, così, la degna chiusura di un lungo e particolarmente significativo percorso. È un album asciutto, diretto, essenziale, che dura poco più di 27 minuti ed è il più breve della carriera dell’artista, eppure si rivela compiuto proprio perché non ci sono riempitivi e tutti i brani sono assolutamente all’altezza della carriera di uno dei più importanti cantautori del nostro panorama musicale, con diversi picchi come la già conosciuta “L’ultima canzone“, ma anche “Capirai” e “Certe verità“. Non sorprende perché è Antonacci che fa Antonacci, ma è giusto così ed è ora di smetterla di obbligare gli artisti alla sperimentazione e a inseguire l’attualità: “Mustang” è libero da questi condizionamenti ed è da promuovere proprio perché suona pienamente autentico e onesto.
Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
