Recensione di “Paparazzi“, nuovo singolo di Cesare Cremonini che anticipa l’uscita del suo prossimo album “Amateur“
Era il 24 settembre 2024 quando Cesare Cremonini presentava per la prima volta alle radio un brano che avrebbe riscritto le regole del gioco: “Ora che non ho più te” l’ha, infatti, spinto fino a dove nessun altro artista della sua stessa generazione era mai riuscito ad arrivare, conquistando il primo posto su Spotify e portando il pop d’autore al vertice di una classifica da sempre dominata da rap, trap e urban. Un risultato clamoroso raggiunto senza neanche avere come obiettivo quello delle classifiche, perché parliamo di una canzone all’inizio nata per diventare una “stadium hit“, e quindi pensata per la dimensione live, lontana anni luce dai canoni dell’attuale discografia anche solo considerando la durata di oltre cinque minuti.
“Ora che non ho più te” è stata, così, importante non solo per Cesare Cremonini ma, in generale, anche per tutto il nostro mercato musicale perché, in mezzo ai troppi copia-incolla e ai tormentoni studiati a tavolino, ha reso possibile l’esistenza di una diversa forma-canzone e oggi, quasi due anni dopo, mentre quel brano continua a resistere nelle classifiche dopo aver accompagnato tutta la trionfale era di “Alaska baby“, ritroviamo il cantautore bolognese pronto ad aprire il nuovo percorso di “Amateur“, suo prossimo album disponibile dal 23 ottobre, con “Paparazzi“, singolo molto diverso per genere, struttura e contenuti da quello che ha aperto la precedente era, ma che ne conserva comunque lo stesso spirito: provare a continuare a cambiare le regole del gioco.
“È il suono che avevo voglia di sentire accendendo la radio e mi sono detto che potevo provare a farlo io“: è con questa dichiarazione che Cremonini ha presentato “Paparazzi” e, infatti, questo brano rappresenta un’assoluta novità per le radio italiane perché, in questo momento, non c’è nient’altro che suona così. L’attitudine è quella di una band alternativa londinese, i suoni sono sporchi, spigolosi, ruvidi, l’arrangiamento è carico di distorsioni e il sax protagonista dello special è spiazzante perché viene utilizzato alla stregua di una chitarra elettrica. Quasi una provocazione nei confronti di un mercato musicale in cui tutto deve suonare omologato.
Anche la voce di Cremonini si fa ruvida, graffiante e rabbiosa nell’accompagnare un testo di grande attualità che racconta un presente in cui non si fa più comunicazione e si preferisce credere a ciò che dicono gli altri (“Tu credi ai paparazzi e a me non parli più“). L’incipit rivela subito l’intento del brano, con l’artista che canta uno spietato “come si fa a chiudervi la bocca?” contro tutti quelli che trasformano il becero chiacchiericcio in notizia e sbattono in prima pagina, spesso con troppa leggerezza, il privato anche degli artisti stessi rischiando di danneggiare la loro immagine agli occhi del pubblico, senza aver esposto prima le diverse versione dei fatti. Un modo scorretto di fare informazione a cui Cremonini risponde con l’ironia del verso “volevo fare la popstar, ma sono Diletta Leotta“.
Lo sguardo di Cremonini non si ferma, però, al solo gossip ma si allarga più in generale anche all’attuale mondo della comunicazione dove realtà e rappresentazione si confondono perché l’unica cosa importante è uscirne sempre bene. Lo vediamo anche in un sistema musicale in cui i numeri contano più di tutto, gli artisti devono essere tutti fenomeni e, se qualcuno non riesce a riempire la location di un concerto, i biglietti invenduti vengono trasformati in motivi tecnico-logistici perché oggi è la narrazione che conta più della verità e Cesare riesce a riassumere il tutto nel concetto “la verità è una bugia più grossa“.
Con “Paparazzi“, Cesare Cremonini continua, quindi, a sparigliare le carte e a confermarsi artista in costante crescita per come riesce ogni volta ad accogliere il cambiamento, caratteristica che lo rende sempre imprevedibile. Se fare lo stadio oggi sembra un obbligo, lui – che gli stadi continuerebbe a riempirli anche ad occhi chiusi – fa un passo indietro e lavora a un disco pensato per gli spazi più piccoli; se nei comunicati stampa si parla più di certificazioni che di contenuti, lui lancia un singolo che forse non gli farà aggiungere alcuna certificazione al proprio palmarès, perché è poco commerciale e difficilmente potrà mettere d’accordo tutti.
È bello pensarlo ogni volta come il rivoluzionario che si ribella alle regole, subentra per riscriverle e ci riesce praticamente sempre perché, qualsiasi siano i risultati che arriveranno, sai che Cesare ha già vinto così, portando nelle nostre radio qualcosa che, se non ci fosse lui, non potremmo ascoltare e continuando a dimostrare che, anche nell’attuale mainstream, è possibile l’esistenza di forme-canzoni diverse da quelle che sentiamo costantemente. Basta avere il suo stesso coraggio nel proporle. Ecco cosa significa essere il game changer della musica italiana.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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