Lucio Corsi

Recensione in anteprima di “Napoleone buonanotte“, nuovo singolo di Lucio Corsi disponibile da venerdì 30 ottobre

Era atteso da un po’ di tempo il ritorno di Lucio Corsi che, dopo l’exploit a Sanremo nel 2025 seguito dal quinto posto all’Eurovision, ha dosato con grande intelligenza le sue uscite, senza sentire l’ossessione di apparire sempre e comunque. L’ultimo singolo pubblicato risaliva, infatti, a ben undici mesi fa e parliamo, peraltro, di un singolo pubblicato per il periodo natalizio, “Notte di Natale“, quindi in un’occasione speciale che non anticipava alcun lavoro di inediti. Tempistiche inusuali per l’attuale mercato discografico, soprattutto per un artista fresco reduce dal suo momento di massima popolarità, ma che diventano normali se parliamo di un cantautore che le canzoni continua a scriversele da solo, senza aiuti o senza essere circondato da un team che, addirittura, le scrive per lui.

È il ritorno di una visione romantica, e ormai figlia del passato, che prevede l’uscita di un singolo solo quando arriva il pezzo giusto e si sente l’esigenza di dire qualcosa, senza farsi spremere dal successo trovato. Un’esigenza che oggi troviamo in “Napoleone buonanotte“, nuovo singolo del cantautore toscano da venerdì in radio e sulle piattaforme digitali, scritto e prodotto dallo stesso Lucio Corsi insieme al fedele collaboratore Tommaso Ottomano, già al suo fianco durante la partecipazione al Festival dello scorso anno.

“Napoleone buonanotte” è esattamente quello che ti aspetti da Lucio Corsi: un brano sofisticato e, allo stesso tempo, immediato, con uno sguardo fortemente immaginifico e improntato sulla fantasia, una scrittura che sa essere ironica ma anche malinconica e un’attitudine quasi teatrale. Il protagonista del brano è insofferente alla quotidianità, preferisce dormire più tempo possibile pur di non affrontare il mondo esterno (“La mattina io mi sveglio tardi, è il mio modo di accorciare i giorni“) e il suo unico obiettivo è procrastinare le scadenze (“L’unica cosa che ho da fare oggi è rimandare a domani tutti gli impegni che ho“).

Una condizione di totale apatia superata solo grazie all’incontro con una ragazza (“Prima che mi baciasse ero uno zombie, con lei i ricordi saranno i più belli che avrò“), capace di aprirgli le porte di un mondo nuovo e anche di fargli ritrovare la voglia di riprendere aspetti del passato ormai persi (“Mi è presa voglia di tornare in paese a schiacciare i pinoli coi sassi, è da un po’ che non raccolgo ciliegie e che non mi addormento sotto i castagni“).

È il racconto dell’amore come salvezza che, nel cantautorato italiano, è sempre stato tra i più affrontati ma che Lucio Corsi propone senza risultare scontato e facendo uso di quelle immagini surreali e inusuali che contraddistinguono la sua poetica e che lo fanno risultare sempre curioso e originale (“Ho trovato una ragazza e ho buttato la TV, mi ha portato fino in Francia a dormire dentro al Louvre insieme alla Gioconda, povera signora quando rimane sola non sorride più“), fotografando tutto il talento di un artista capace di scrivere belle canzoni che, senza voler inventare nulla di nuovo, sanno comunque risultare sempre fuori dagli schemi.

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