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Recensione – Ultimo racconta le fragilità dietro al successo in “Tutto”

Ultimo

Recensione di “Tutto“, il nuovo singolo di Ultimo disponibile da venerdì 18 settembre.

Vaglielo a spiegare a chi predica soltanto che è proprio chi ha avuto il pane che desidera qualcos’altro“, cantava Ultimo in “Racconterò di te“, una delle tracce contenute nel suo album d’esordio “Pianeti“, e oggi, a distanza di nove anni, sembra abbia voluto approfondire quel concetto con una nuova canzone, “Tutto“, definita da lui stesso “la più importante della mia vita, una di quelle che ti cambiano dentro per sempre“, scritta all’alba subito dopo il concerto dei record di Tor Vergata e disponibile dallo scorso venerdì 18 settembre.

Tutto” nasce da due domande all’apparenza semplici ma, in realtà, di grande complessità: ti può mancare qualcosa anche quando la gente pensa che tu abbia tutto? Cosa significa avere tutto? Quesiti ai quali Ultimo cerca di rispondere pensando al proprio stato d’animo dopo aver appena realizzato un concerto da Guinness World Records per numero di biglietti venduti, in una canzone che indaga, quindi, sulle fragilità che ci sono dietro al successo.

Io non sono bravo a fare quello che ride“, canta subito il giovane cantautore romano nel primo verso ed è proprio pensando al momento in cui l’ha scritto che il brano assume ancora maggior significato. Il sogno diventato realtà, che da fuori può essere visto come un completo senso di realizzazione e di serenità, a lui lascia, invece, quella solita malinconia di fondo che ha sempre contraddistinto la sua umanità, e quindi anche la sua poetica perché Ultimo è questo: la sua musica viaggia da sempre sullo stesso binario della sua vita ed è ogni volta una fotografia nitida delle emozioni che lo avvolgono in quel preciso momento.

E così, appena tornato a casa, invece di pensare al traguardo appena raggiunto, lui pensa a cosa gli manca di un passato più spensierato e con meno pressioni. “Mi manca il prato a piedi nudi, suonare senza leggere spartiti“, dice nel primo ritornello fotografando tutto questo senso di nostalgia verso una libertà che oggi non può più avere, mentre nel secondo lo sguardo si sposta sulle amicizie d’infanzia e le prime canzoni ascoltate a tutto volume (“Mi manca Paolo e la cantina sotto, c’era Perfect Day ad un volume assurdo“). Fuori ci sono, così, i 250 mila fan che hanno appena assistito al suo concerto, mentre dentro di lui subentra il desiderio di rimettere i piedi per terra tornando a dedicarsi alle cose più semplici della vita, come i luoghi in cui ha trascorso la sua adolescenza e le persone che l’hanno accompagnata.

Quello che ci propone Ultimo è, quindi, un continuo contrasto tra il raggiungimento di un traguardo professionale senza eguali e la fragilità che rimane dentro anche quando la gente pensa di trovarsi davanti a una persona pienamente realizzata. “E adesso tu, col tuo volto distrutto, mi dici: piangi proprio te che hai tutto?“, canta, infatti, il giovane cantautore romano perché il pubblico, da fuori, vede solo il successo, il record, gli stadi pieni e i dischi di platino, dimenticando che una vita apparentemente perfetta può comunque continuare a nascondere una certa fragilità di fondo.

Ed è proprio qui che la parola “tutto” dimostra tutto il suo essere indefinibile: per la gente “tutto” può essere quello che sta vivendo Ultimo, mentre per lui è, da una parte, quello ma, dall’altra, è anche la voglia di continuare ad essere Niccolò e non solo Ultimo. Sensazione racchiusa nel verso finale “so che adesso puoi trovarlo assurdo, ma io sento freddo anche se per te ho tutto“, emblema di cosa vuole trasmettere il brano: il successo non è la soluzione a tutto e, molto spesso, dietro ai lustrini, gli artisti continuano a convivere con le stesse inquietudini che viviamo tutti noi.

Tutto” si prepara, così, ad entrare nella già lunga lista di canzoni-manifesto di Ultimo non solo perché ricalca tutte le principali caratteristiche di una proposta musicale particolarmente identitaria, ma soprattutto perché torna, dopo alcuni singoli più pop e leggeri, a scavare in profondità e ad esprimere tutta quell’urgenza degli esordi del cantautore romano nell’esprimere lo stato d’animo dietro all’essere artista.

Scrivere è sacro“, canta Ultimo nella seconda strofa del brano e, infatti, questo singolo è proprio l’esatta dimostrazione di un modo di vedere la musica con sacralità. Lui la fa perché la sente davvero, il suo primo pensiero è sempre la sincerità e non il risultato finale e, quindi, quel successo da cui il pezzo trova origine, nel suo caso, non è mai il fine, ma la conseguenza di questa sincerità oggi rarissima.

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