Roberto Vecchioni

Durante la puntata del 18 gennaio 2025 della trasmissione In altre parole condotta da Massimo Gramellini su La7, il cantautore Roberto Vecchioni, ospite fisso del programma, ha espresso una riflessione sul clima sociale dietro episodi di cronaca recente, come gli atti di violenza avvenuti durante il Capodanno in piazza Duomo a Milano e l’aggressione denunciata all’Alcatraz.

Gramellini ha aperto il dibattito sottolineando il disagio delle seconde generazioni: «Questi ragazzi non hanno più radici nei Paesi del Nordafrica, da cui provengono i loro genitori, ma non si sentono neanche italiani. Vivono in una sorta di terra di nessuno, carichi di rabbia e frustrazione. In questo contesto, il governo propone un nuovo DDL sicurezza».

Vecchioni ha affrontato il tema con una prospettiva culturale e musicale: «Non sono un sociologo, ma è chiaro che questi giovani si trovano schiacciati tra l’incudine e il martello: privi di radici e senza un futuro chiaro. La scuola non sembra in grado di offrire loro supporto. Inoltre, nel mio ambito professionale noto un problema grave: molte canzoni rap che seguono e ascoltano trasmettono rabbia sociale e violenza. Questo linguaggio si riflette nel loro modo di vivere, caratterizzato da una mentalità di appropriazione e prevaricazione».

Il cantautore ha evidenziato un netto contrasto tra questa tendenza e il passato: «Artisti come Vasco Rossi o Fabrizio De André erano “contro”, senza dubbio. Ma la loro ribellione aveva una dimensione etica, mai violenta. Penso a una frase di Vasco, cantata anche da Patty Pravo: “La cambio io la vita che / non ce la fa a cambiare me”. Non si parla di prendere tutto ciò che si vuole, ma di conquistare ciò che è giusto».

Gramellini ha aggiunto: «De André e Vasco avevano una rabbia luminosa, mentre qui vediamo una rabbia buia, cupa, senza sbocchi».

Vecchioni ha confermato: «È esattamente così. Molti di questi ragazzi, senza colpa, crescono in un vuoto culturale e finiscono per seguire tragiche narrazioni proposte da alcuni rapper. Questo alimenta un circolo vizioso di violenza e frustrazione».

Le parole di Vecchioni sollevano un importante interrogativo sul ruolo della musica e della cultura nella formazione dei giovani, invitando a riflettere sull’influenza che certi messaggi possono avere in un contesto sociale già segnato da profonde disuguaglianze e tensioni.

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