Clamoroso stop per l’Alpàa di Varallo. A pochi mesi dalla storica 50ª edizione, il Comitato organizzatore ha annunciato la decisione di fermare la manifestazione, lasciando la Valsesia senza uno degli eventi più importanti del territorio. Una scelta definita “dolorosa ma necessaria”, spiegata in una lunga lettera rivolta alla cittadinanza.
Alpàa: non solo una festa, ma un simbolo del territorio
Nata come evento culturale e musicale, l’Alpàa è diventata negli anni un vero motore economico e sociale per la valle. Il Comitato sottolinea come non si tratti “solo di una festa”, ma di un simbolo di appartenenza e di un indotto fondamentale per commercianti, turismo e immagine del territorio.
Dietro l’organizzazione, inoltre, ci sono volontari che da anni lavorano senza compenso, assumendosi responsabilità civili e penali rilevanti. Un impegno che, per oltre 17 anni, è stato sostenuto dalle amministrazioni comunali precedenti, in un clima di collaborazione definito “solido e pragmatico”.
I motivi dello stop: fondi ridotti e rapporti incrinati
Alla base della decisione c’è soprattutto la frattura con l’attuale amministrazione comunale. Il nodo principale riguarda il contributo economico: inizialmente previsto in 100.000 euro, sarebbe stato ridotto a 40.000 euro, generando una forte polemica.
Il Comitato contesta anche la motivazione burocratica legata alla presunta mancanza di una richiesta formale. Nella lettera si evidenzia una contraddizione: da un lato lo stanziamento a bilancio, dall’altro la riduzione del contributo, nonostante il parere favorevole espresso dal vicesindaco.
Ma il problema, spiegano gli organizzatori, va oltre l’aspetto economico. A pesare è soprattutto “la mancanza di lealtà e solidità nei rapporti”, con decisioni comunicate tardivamente e condizioni operative diventate sempre più difficili negli ultimi tre anni.
Un’edizione storica cancellata
La cancellazione della 50ª edizione rappresenta un duro colpo per tutta la comunità. Il budget complessivo dell’evento supera i 700.000 euro e richiede una macchina organizzativa complessa, fatta di sponsor, contributi pubblici e lavoro volontario.
Il Comitato respinge con forza ogni accusa di “strategia ricattatoria”, ribadendo che la scelta è definitiva finché non verranno ripristinate condizioni di collaborazione chiare e rispettose.
Il futuro dell’Alpàa resta incerto
Per ora, dunque, l’Alpàa si ferma. Un addio che pesa non solo sul piano culturale, ma anche economico e identitario per Valsesia. Resta aperta una domanda: si tratta di uno stop temporaneo o della fine definitiva di una tradizione lunga mezzo secolo?
La risposta dipenderà dalla possibilità di ricostruire un dialogo tra istituzioni e organizzatori. Nel frattempo, la Valsesia perde uno dei suoi eventi più rappresentativi.
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