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Cugini di Campagna, l’ex componente Flavio Paulin contro le scelte della band

Cugini di Campagna Flavio Paulin

I Cugini di Campagna hanno chiuso il loro primo Festival di Sanremo con una serie di performance buone e credibili, ma Flavio Paulin, ex componente della band, non ci sta…

Quando c’ero io le nostre canzoni erano delle bombe. Erano talmente belle, e lo dico con orgoglio, che non avevamo bisogno di vetrine. Abbiamo sempre snobbato Sanremo perché eravamo sulla cresta dell’onda. Quindi se ci fossi stato io i Cugini non avrebbero probabilmente avuto bisogno di Sanremo. E poi la musica non va votata, non è una gara, è un’arte.”

Queste le parole di Paulin in un’intervista rilasciata a Rolling Stone.

Non mi piace l’evoluzione dei Cugini, perché non c’è stata nessuna evoluzione. Non rappresentano la maturità doverosa che un artista che ha fatto molto dovrebbe avere per rispetto del pubblico. Non si possono cantare i “giochetti da bambini” quando si è adulti. Non c’è alcun rapporto con la band oggi, perché chi dirige la loro parte artistica vuole cancellare, far dimenticare la storia della band per concentrarla tutta su di sé. Non c’è un racconto orgoglioso delle storia dei Cugini come doverosamente dovrebbero fare persone mature.”

Cugini di Campagna, l’ex componente Flavio Paulin contro le scelte della band

All’epoca di Anima mia non eravamo pronti al boom del singolo, che è stato in classifica per un anno. È andata così: i nostri produttori avevano finito i soldi, ci dissero che avrebbero chiuso perché non c’erano riscontri. Abbiamo chiesto di darci la possibilità di scrivere una cosa di nostro gusto. Così io e Ivano Michetti abbiamo scritto Anima mia e scrivendola ci è venuta l’idea di utilizzare il falsetto. C’è da dire che io cantavo così già di mio, contrariamente a quello che qualcuno dice, attribuendosi il merito, ma il merito è soltanto mio. Cantare così mi veniva spontaneo. Abbiamo fatto qualche serata in cui cantavo in questo modo tanto per testare il pubblico. In un locale a Ostia cantai Abat jour in falsetto e funzionò. E allora io e Ivano decidemmo di giocarci tutto, tanto non avevamo niente da perdere. Così abbiamo fatto Anima mia, pensando: o facciamo il botto o comunque ci abbiamo provato. Cantare normalmente non aveva più senso, anche storicamente.”

Ricorda a proposito di Anima Mia.

Le nostre cose le facevamo d’istinto, facevamo gli arrangiamenti adatti alle nostre canzoni: molto più curati nei singoli, perché dedicavamo poco tempo agli album. Non c’era la volontà del gruppo di fermarsi e dedicarsi di più agli album. I singoli erano veramente delle lance appuntite, mentre negli album c’era poco studio. Non erano all’altezza della nostra fama.”

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