Ermal Meta porta alla Notte della Taranta 2026 l’inedito “Non simu niente”, un brano sul potere della collettività, la difesa della terra e le radici del Mediterraneo.
La Notte della Taranta 2026 sceglie la musica come strumento di riflessione e impegno. Al centro del concertone di Melpignano c’è Ermal Meta, Maestro Concertatore della 29ª edizione, che porta sul palco un inedito dal forte significato: “Non simu niente”.
Il brano, scritto originariamente in italiano e poi tradotto in dialetto salentino da Claudio Prima, nasce dall’incontro tra la sensibilità cantautorale di Meta e la tradizione popolare della pizzica. Un testo che guarda al Mediterraneo, alle sue radici e soprattutto alle battaglie di chi difende la propria terra dagli interessi dei grandi poteri.
«Questa canzone parte da quello che sta accadendo in Albania, insomma dalla Flamingo Revolution», ha spiegato Ermal Meta, citando anche le proteste contro alcuni progetti turistici in Puglia e in Sardegna. «È la terra che conta, non il resort di cemento», ha sottolineato.
“Non simu niente” diventa così una riflessione sulla forza della comunità. «Le persone insieme hanno una forza travolgente», ha raccontato il cantautore. E ha utilizzato proprio la musica per spiegare il concetto: «Se si mettono a cantare tutti contemporaneamente sono perfettamente accordati fra di loro, perché le persone insieme e il popolo non possono mai stonare».
Il tema si inserisce perfettamente nella visione della Notte della Taranta 2026, dedicata al Mediterraneo come crocevia di culture, popoli e tradizioni. «Se dovessi dare una definizione musicale del Mediterraneo, direi che è un incontro di suoni», ha spiegato Meta.
Il Maestro Concertatore ha inoltre lavorato sugli arrangiamenti dei brani tradizionali, scegliendo di non stravolgerne l’identità: «Mi sono limitato a un arricchimento armonico, senza perdere l’energia quasi ancestrale dei brani».
Tra i momenti più attesi del concertone ci sono anche le esibizioni di Alessandra Amoroso, Levante, Welo, Maria Mazzotta, Giulia Vecchio e Gisela João, in un dialogo tra pizzica, pop, rock e fado.
Per Ermal Meta, la musica popolare resta soprattutto memoria e identità: «All’interno della musica popolare si trovano le semplici storie delle persone che hanno abitato questa terra prima di noi». Una memoria viva che, attraverso “Non simu niente”, torna a parlare al presente.
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