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Eurovision 2025, il caso Melody: “Avrei voluto più libertà artistica”

Melody

La Spagna continua a interrogarsi sul risultato deludente all’Eurovision Song Contest 2025, dove la cantante Melody si è classificata 24ª con appena 37 punti ottenuti grazie alla sua “Esa diva”. Tra tensioni interne alla delegazione, polemiche politiche e indiscrezioni mediatiche, l’artista ha finalmente rotto il silenzio, chiarendo la sua posizione in una conferenza stampa molto attesa trasmessa dagli studi RTVE di Madrid.

Dopo la finale di Basilea, Melody ha rinunciato a rientrare con la delegazione a Madrid, scegliendo invece di tornare a Malaga dalla sua famiglia. Questa decisione, insieme alla sua assenza dai media nei giorni successivi, aveva alimentato voci di dissapori con RTVE. «Non stavo scappando – ha spiegato –. Ero esausta. Ho dato tutto a questo progetto e avevo bisogno di stare con mio figlio». Ha anche condannato chi ha ironizzato sulla sua pausa, parlando di «mancanza di empatia» verso la salute mentale.

Pur mantenendo toni diplomatici, la cantante ha espresso chiaramente il proprio disaccordo con alcune scelte creative della produzione: «La performance era buona, così come lo staging, ma io avrei voluto qualcosa di più potente. Alcuni momenti visivi fondamentali sono stati tagliati, e non ho avuto pieno controllo su aspetti importanti come le inquadrature o l’entrata in scena».

Melody ha anche rivelato che la sua celebre altalena, vista al Benidorm Fest, è stata esclusa dalla performance a Basilea: «Mi è stato detto che non era abbastanza “positiva o memorabile”, ma altri artisti hanno fatto scelte simili. Non era una mia decisione».

La cantante ha smentito le voci secondo cui avrebbe creato tensioni nel backstage o cacciato membri del team dal camerino: «Tratto sempre il mio staff con rispetto. Quelle sono menzogne dolorose. Non sono quella persona».

Alla domanda sul ruolo della politica, e in particolare sulla partecipazione di Israele, Melody ha replicato: «Non posso parlare di temi politici, me lo vieta il contratto». RTVE ha successivamente chiarito che il divieto non è contrattuale, ma imposto dalle regole dell’EBU. Tuttavia, la cantante ha voluto lanciare un messaggio: «Desidero che nel mondo ci siano amore e pace. I diritti umani vengono prima di tutto».

Melody non esclude un ritorno all’Eurovision, ma solo a determinate condizioni: «Non ora. Ho bisogno di guarire. Se mai dovessi tornare, sarà alle mie condizioni». Ha comunque ringraziato i fan: «I bambini cantano la mia canzone per strada. È il premio più grande che potessi ricevere».

La capodelegazione Ana María Bordas, che a giugno diventerà presidente del Reference Group dell’Eurovision, ha dichiarato che RTVE continuerà a riflettere sulla partecipazione futura e che una revisione del sistema di voto e del ruolo di Israele è necessaria: «Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a ciò che accade a Gaza. Vedremo cosa deciderà il Consiglio di Amministrazione».

Melody ha concluso con un messaggio denso di significato:
«L’Eurovision è connessione, musica e rispetto. Io sono un’artista, non una politica».

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