I Paesi Bassi adottano una delle posizioni più forti e controverse degli ultimi anni in ambito Eurovision; l’emittente pubblica AVROTROS, responsabile della partecipazione al concorso, ha infatti dichiarato che non prenderà parte all’edizione 2026 se Israele resterà in gara, ribadendo la propria linea nonostante la decisione dell’EBU (European Broadcasting Union) di rinviare il voto sulla questione al prossimo dicembre.
In un comunicato diffuso alla stampa olandese, AVROTROS ha affermato che attenderà “l’esito dell’Assemblea generale dell’EBU”, ma dietro questa formula diplomatica si nasconde un messaggio netto: i Paesi Bassi non intendono più restare a guardare.
Secondo fonti vicine alla delegazione olandese, la rete considera l’Eurovision un evento culturale e non politico, e parteciperà solo se l’EBU garantirà che il concorso rimanga libero da interferenze governative. La decisione nasce dalle preoccupazioni per il coinvolgimento politico di Israele nell’edizione 2025 di Basilea, che secondo AVROTROS avrebbe compromesso l’integrità della manifestazione.
La posizione olandese, pur espressa in termini diplomatici, rappresenta a tutti gli effetti una minaccia di boicottaggio, che esercita forti pressioni sull’EBU in vista della riunione di dicembre a Ginevra, dove verrà deciso se Israele potrà continuare a partecipare al contest.
L’Olanda si unisce così a Spagna, Irlanda, Slovenia e Islanda, che hanno già espresso riserve simili, paventando la possibilità di un ritiro qualora Israele restasse in gara. Una frattura che rivela una profonda divisione ideologica tra i Paesi membri dell’Unione radiotelevisiva europea.
Mentre alcuni Stati – in particolare la Germania – difendono il diritto di Israele a competere, altri ritengono che la linea “apolitica” dell’EBU non sia più sostenibile di fronte alla crisi umanitaria in corso a Gaza e alle accuse di interferenze statali.
L’EBU, dal canto suo, ha ribadito la volontà di mantenere “un dialogo aperto e costruttivo” prima di prendere una decisione definitiva. Tuttavia, la posizione dei Paesi Bassi appare come un vero e proprio ultimatum morale: o l’Eurovision cambia, tornando a essere un festival di musica e cultura, o rischia di perdere alcuni dei suoi membri più autorevoli.
Con la General Assembly di dicembre all’orizzonte, l’Europa si prepara dunque a una delle riunioni più delicate nella storia del concorso: quella che potrebbe ridefinire, ancora una volta, il confine tra musica e politica sul palco dell’Eurovision.
La musica è la sua grande passione, segue come inviata l’Eurovision Song Contest e il Festival di Sanremo. Negli anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Ama i gatti, il Giappone e la cultura manga!
