Francesco Cavestri, dopo il sold out registrato al Blue Note di Milano da dove è partito il suo Tour IKI- BELLEZZA ISPIRATRICE che ha toccato diverse città italiane da Nord a sud d’Italia, ritorna live all’interno della Rassegna BLUE NOTE OFF che propone, in contesti di prestigio ed eleganza al di fuori della storica sede di Via Borsieri a Milano, una straordinaria occasione per il pubblico di ascoltare la musica del Blue Note in luoghi insoliti e affascinanti come Villa d’Este a Cernobbio, iconico albergo 5 stelle lusso simbolo di eleganza e prestigio sul lago di Como.
Venerdì 22 novembre Francesco Cavestri si esibirà in un doppio set live alle 21.00 e alle 22.00 all’interno della meravigliosa cornice di Villa Deste a Cernobbio sul Lago di Como in occasione della rassegna Blue Note Off.
Per l’occasione Francesco Cavestri presenterà un repertorio evocativo che partendo dal concetto di IKI Bellezza Ispiratrice e dalla sua musica si estenderà anche al cinema. La performance infatti inizierà con reinterpretazioni di brani e colonne sonore iconiche del cinema italiano, omaggiando compositori leggendari come Ennio Morricone e Armando Trovajoli. Successivamente, la musica si sposterà sulle composizioni originali di Cavestri, che si trovano nel suo album “IKI – Bellezza Ispiratrice” e nella colonna sonora originale creata per il podcast Rai “Una Morte da Mediano”. Questo mix di tributi e creazioni originali offre un viaggio attraverso la storia musicale del cinema italiano e le nuove espressioni artistiche del pianista bolognese.
Francesco Cavestri si esibirà con Riccardo Marchese alla batteria e Moreno Di Matteo al basso e contrabbasso.
Il concerto è inserito all’interno della rassegna Blue Note Off che propone, in contesti di prestigio ed eleganza al di fuori della storica sede di Via Borsieri a Milano, una straordinaria occasione per il pubblico di ascoltare la musica del Blue Note in luoghi insoliti e affascinanti: una contaminazione culturale che arricchisce l’esperienza e la rende più accessibile.
Intervista a Francesco Cavestri, live a Villa d’Este, Cernobbio, per Blue Note Off
Villa d’Este è una location davvero unica e suggestiva. Che significato ha per te esibirti in un luogo così prestigioso nell’ambito della rassegna Blue Note Off?
Sarà un’esperienza da ricordare, Villa D’Este è un luogo di grande prestigio e non vedo l’ora di portare la mia musica lì, soprattutto per una rassegna come Blue Note Off curata dal tempio del jazz a livello europeo.
La rassegna Blue Note Off porta il jazz fuori dai contesti tradizionali. Come pensi che una location così particolare influenzi l’esperienza del pubblico e il tuo approccio al concerto?
Credo che sia un luogo perfetto per portare una musica con una vena essenzialmente contemporanea e che abbia al contempo dei richiami a un sound elegante e prestigioso come quello tipico delle colonne sonore italiane, con artisti come Ennio Morricone e Armando Trovajoli, entrambi compositori di cui infatti reinterpreterò dei brani durante il concerto. L’aspetto onirico e sognante della Villa porterà una sfumatura nuova all’energia del mio trio, con Riccardo Marchese e Moreno di Matteo ad accompagnarmi per l’occasione.

Cosa hai preparato per il repertorio di questa serata? C’è un messaggio particolare che vuoi trasmettere al pubblico attraverso i brani scelti?
Il repertorio della serata viaggerà tra le atmosfere dei miei brani originali contenuti nell’album “IKI – Bellezza Ispiratrice”, un viaggio tra jazz e musica elettronica, e reinterpretazioni di brani come “Metti una Sera a Cena” di Ennio Morricone o “L’amore dice ciao” di Armando Trovajoli, composizioni stupende di questi musicisti che hanno segnato la storia della musica per immagini del ’900. Il messaggio che intendo trasmettere è, come sempre, raccontare come l’incontro di contemporaneità, tra composizioni originali e suoni elettronici, e tradizione, con rivisitazioni di classici immortali, sia il connubio perfetto per una riuscita emozionante e coinvolgente.
Il tuo concerto include omaggi a leggende della musica italiana come Ennio Morricone e Armando Trovajoli. Qual è l’eredità che questi grandi compositori hanno lasciato nella tua musica?
Entrambi hanno segnato la storia della musica cosiddetta applicata, ovvero quella musica che accompagna immagini, racconti, storie, ecc…
Ennio Morricone ha dimostrato in modo magistrale e totale come, attraverso uno studio meticoloso e attento della musica, si possano raggiungere i massimi livelli di qualsiasi genere o stile con cui ci si decida di cimentarsi. Dalla canzone pop alla colonna sonora, dalla musica contemporanea a quella assoluta: un curioso a 360^ che lo studio profondo e consapevole della musica ha saputo trasformare in un genio senza tempo.
Trovajoli, per me, è il più grande testimone musicale e artistico di tutto un filone estetico costituito dal cinema italiano degli anni ’50-’60. I film di e con Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Dino Risi, Ettore Scola, suonano in simbiosi con la musica di Trovajoli. E quando un compositore riesce a essere così determinante per un periodo storico da costituirne il simbolo sonoro, allora, significa che si tratta di un compositore senza tempo.
Accanto ai tributi, presenterai anche composizioni originali tratte da *IKI – Bellezza Ispiratrice e dalla colonna sonora per il podcast RAI Una Morte da Mediano. Come riesci a bilanciare la reinterpretazione del passato con la creazione di qualcosa di nuovo?
Mi è sempre stato naturale. Ritengo fermamente che il modo migliore per raccontare e individuare il futuro sia quello di leggerlo filtrato attraverso gli insegnamenti e le eredità che ci hanno lasciato i grandi del Passat, mantenendo ovviamente una certa indipendenza di lettura che non ci faccia mai dimenticare il presente, con le sue caratteristiche estetiche, sonore e artistiche.
In che modo il cinema e le colonne sonore hanno influenzato il tuo stile compositivo e la tua ricerca musicale?
Il cinema è una mia passione profonda. E il modo in cui dialoga con la musica mi ha sempre affascinato, facendomi avvicinare ancora di più a entrambe le forme d’arte. Il mio stile competitivo, soprattutto dei miei ultimi lavori, è influenzato in maniera evidente, e in particolare, da artisti come Ryuichi Sakamoto, Joe Hisaishi, Ennio Morricone. Da Morricone, come anche dal mio studio del Belcanto, ho preso soprattutto la cura dell’aspetto melodico, che ovviamente lui aveva appreso dai suoi innumerevoli studi classici; mentre di Sakamoto ho cercato soprattutto di intercettare l’abilità cristallina che aveva lui di coniugare uno spiccato melodismo pianistico a una vena contemporanea ed elettronica vivace.
Sei giovanissimo, ma hai già alle spalle collaborazioni prestigiose con artisti come Paolo Fresu e Fabrizio Bosso. Come hanno contribuito queste esperienze alla tua crescita artistica?
Si è trattato di incontri per me molto importanti. Con Bosso ho condiviso una collaborazione in due brani del mio primo album, che ho anche presentato in diversi concerti insieme a lui. Condividere il palco in più occasioni con un musicista del suo calibro fin dai 18 anni è stata una lezione fondamentale, che custodirò sempre. Abbiamo già in programma qualche altro concerto insieme, io non vedo l’ora!
Fresu è stato un altro grande Maestro e Mentore che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso. Con lui ho registrato un brano nel mio album “IKI – Bellezza Ispiratrice”, brano che abbiamo presentato insieme come bis del concerto che ho tenuto insieme al mio trio nel festival internazionale di jazz che Paolo dirige in Sardegna, lo storico Time in Jazz.
Hai studiato al Berklee College of Music e frequentato la scena jazz di New York. Cosa hai portato con te da queste esperienze internazionali nella tua musica?
Innanzitutto l’opportunità di conoscere e suonare con musicisti straordinari provenienti dagli Stati Uniti e da diverse parti del mondo, musicisti con cui ho fatto concerti sia negli States che in Italia e con cui sono ancora in contatto. Durante il mio periodo a Berklee ho anche avuto occasione di approfondire il modo con cui in America si intende il jazz, come genere aperto all’incontro con realtà musicali estremamente contemporanee e solo in apparenza distanti come l’hip hop e la musica elettronica. Visione che poi ho fatto mia nei miei album, specialmente “Early 17” e “IKI – Bellezza Ispiratrice”.
Nel tuo album *IKI – Bellezza Ispiratrice, esplori il concetto giapponese di “iki”. Come lo traduci in musica e come pensi che il pubblico italiano lo percepisca?
“IKI – Bellezza Ispiratrice”, ovvero il mio secondo album uscito il 19 gennaio, è nato con lo spirito che si evince dal titolo: IKI, termine cardine della filosofia giapponese, indica una ricerca estetica appassionata e costante, ed è quella ricerca che muove lo sviluppo del mio album, incentrato su un’esplorazione del jazz nella sua forma libera e aperta, ovvero come musica che viene influenzato da generi diversi come l’hip hop, la musica elettronica, l’r&b, il trip-hop, e molti altri, influenzandoli a sua volta. È un jazz in continuo dialogo con queste forma musicali, che io apprezzo e a cui sono molto legato. Penso che il pubblico italiano possa percepirlo per quello che è: un modo per raccontare una musica come il jazz sotto una lente diversa, inedita ed estremamente giovanile.
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Stai già lavorando a nuova musica o a collaborazioni future?
Ora sto portando in tour i miei album con diversi concerti: i prossimi sono giovedì 21 novembre a Bologna per il Bologna Sport Festival, il 22 novembre a Villa D’Este sul Lago di Como per il Blue Note e il 7 dicembre al Pinocchio Jazz Club.
Nel frattempo sto lavorando a un nuovo album, che avrà tra i suoi ospiti Willie Peyote in una traccia che abbiamo realizzato insieme.
Dopo aver calcato palchi così importanti, quali obiettivi ti poni per il futuro? C’è una meta o un luogo particolare dove sogni di esibirti?
Blue Note New York, senza dubbio 😉
Però sogno prima di fare un tour nei teatri italiani, magari proprio con un progetto teatrale scritto ad hoc.
Essendo anche un divulgatore, quale ruolo credi che il jazz possa giocare nell’educazione musicale delle nuove generazioni?
Il jazz è una musica estremamente formativa e dal notevole valore educativo. Dall’aspetto dell’improvvisazione al valore della comunicazione e dell’ascolto quando si suona insieme. Con l’associazione “Il Jazz Va a Scuola”, con cui collaboro da diverso tempo, quello che facciamo è proprio comunicare ai bambini e ragazzi l’immenso valore educativo che può scaturire dal jazz e le discipline ad esso collegate.
Hai solo 21 anni, ma il tuo approccio alla musica sembra già molto maturo. Qual è il segreto per mantenere una passione così viva e intensa?
Seguire la Musica, sempre la Musica 😉
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.