Geezer Butler, bassista dei Black Sabbath, rievoca emozioni, prove e ricordi condivisi con Ozzy, tra fragilità, ironia e amore per la musica. Un tributo commovente a un amico e icona immortale del rock.
L’ultimo saluto di Ozzy Osbourne sul palco del Villa Park di Birmingham è già entrato nella leggenda. Un addio carico di emozione e significato, vissuto con intensità da chi con lui ha condiviso un’intera vita, come Geezer Butler, storico bassista dei Black Sabbath. In un toccante articolo pubblicato sul Sunday Times, Butler ha ripercorso i giorni precedenti al concerto e il lungo cammino condiviso con Ozzy, tra musica, amicizia e dolori mai sopiti.
«Sapevo che non stava bene, ma non ero preparato a vederlo così fragile», scrive Butler. Ozzy è arrivato alle prove accompagnato da due assistenti e un’infermiera, sostenuto da un bastone nero ornato d’oro e pietre preziose: un dettaglio in pieno stile Osbourne. Seduto, silenzioso e visibilmente stanco, ha comunque voluto cantare, affrontando nove brani tra repertorio solista e Black Sabbath. «Per la prima volta l’ho visto cantare da seduto. È stato straziante, ma anche un atto di puro amore per la musica e per i fan», ricorda il bassista.
Il concerto “Back to the Beginning”, tenutosi il 5 luglio al Villa Park, è stato l’ultima tappa di un viaggio iniziato più di mezzo secolo fa nei quartieri popolari di Birmingham. Era il 1967 quando Butler notò per la prima volta Ozzy, un giovane dall’aspetto eccentrico, con una scarpa al guinzaglio del cane e il camice da lavoro del padre come unico abito. «Disse solo: “Sono Ozzy” – scrive Butler – Dopo aver smesso di ridere, gli dissi: “Ok, sei nella band”».
Da lì nacquero prima i Rare Breed, poi gli Earth, infine i Black Sabbath, pionieri di un nuovo suono che avrebbe rivoluzionato il rock. «Eravamo fratelli, più che compagni di band. Sempre pronti ad aiutarci. Ozzy era molto più di una rockstar selvaggia: aveva un cuore d’oro. Quando mio figlio nacque con un difetto cardiaco, lui mi chiamò ogni giorno, anche se non ci sentivamo da tempo».
Butler ha anche ricordato l’ultima collaborazione con Ozzy, lo spot per la nuova maglia dell’Aston Villa, squadra del cuore di entrambi. Un video virale che testimoniava ancora una volta il carisma e la capacità di far ridere e commuovere di Ozzy. «Per me, era il Principe della Risata, più che delle Tenebre. Un intrattenitore nato, capace di rendere ogni momento indimenticabile».
Il finale del concerto è stato insolito e struggente: Ozzy seduto sul suo trono, senza il classico abbraccio tra i membri della band. «Tony gli ha stretto la mano, io gli ho regalato una torta. Ma è stato tutto così veloce, strano, incompleto. Avrei voluto più tempo con lui dietro le quinte».
Due settimane dopo, Ozzy se ne è andato. «Non lo sapevamo, ma quella sera è stata davvero il nostro ultimo atto insieme. Sono grato di aver suonato ancora con lui. L’amore del pubblico quella sera è stato immenso, tutti erano lì per onorare il Principe».
Geezer Butler conclude il suo tributo con parole cariche di affetto e gratitudine: «Dio ti benedica, Oz. È stato un viaggio incredibile. Ti voglio bene». E in perfetto stile Osbourne, ricorda anche una delle sue frasi più celebri: «Tieni un desiderio in una mano e la merda nell’altra e vedi quale arriva prima».
Butler ha devoluto il suo compenso per l’articolo all’ospedale pediatrico di Birmingham, in memoria dell’amico di una vita. Una chiusura degna di una storia leggendaria.

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