Intervista a Dea Culpa, in gara a Sanremo Giovani 2024 con il brano “Nuda” (Duduc / ADA Music), il nuovo singolo dell’artista.
La canzone è scritta e composta proprio da Dea Culpa insieme ad Alessandro Fava e Anas El Hirech, ed esalta la potenza vocale di Alessia – questo il vero nome di Dea Culpa – appoggiandosi su un sound ricco e su un arrangiamento elettronico, ed esplodendo in un ritornello il cui slogan è un urlo liberatorio e carico di sentimenti contrastanti.
Il videoclip del brano vede la stessa Alessia protagonista di una tumultuosa storia d’amore, un rapporto ormai logoro con una partner assente e disinteressata. Nemmeno te ne accorgi anche quando sono nuda è il verso cardine della canzone, che descrive appieno la sofferenza di trovarsi davanti alla persona che si ama spogli di tutte le proprie maschere e non essere visti, incontrando dall’altra parte un’indifferenza spiazzante.
Intervista a Dea Culpa, in gara a Sanremo Giovani 2024
Dea Culpa, cosa rappresenta per te essere stata selezionata tra i 24 finalisti e soprattutto con il brano “Nuda”?
A dir la verità, non ci credo ancora. Mi rendo conto di quanto sia incredibile solo a tratti, e penso che realizzerò davvero quando sarò lì in trasmissione. “Nuda” è stato amore a prima vista per me, e ho sempre sognato di portarlo a Sanremo. Sono felicissima.
“Nuda” ha un ritornello potente e un senso di liberazione. Come avete lavorato sul sound e sulla produzione per trasmettere questa energia?
In realtà, la canzone era completamente diversa quando l’ho portata in studio. È cambiata molto, mantenendo solo il titolo e la parola “nuda”. È stata un’evoluzione continua, ma il risultato finale esprime esattamente quello che volevo trasmettere: un crescendo emozionale e una ballata moderna.
Il testo è molto diretto e ricco di immagini evocative. Quando hai iniziato a scrivere in modo così diretto?
È stato un lungo percorso. In passato scrivevo cose meno dirette, che avevano senso solo per me. Con il tempo e grazie anche al mio produttore, ho imparato a rendere i testi più comprensibili, a usare immagini vivide senza essere banale. Ho capito che la semplicità può essere molto potente, come fa Vasco Rossi nei suoi testi.
Con i tuoi singoli precedenti come “Calma” e “Sai Farmi Male”, hai già dato un’idea al pubblico del tuo percorso musicale. Come ti senti ora rispetto a quando hai iniziato?
Sono usciti solo pochi mesi fa, ma mi sento molto più pronta ora. Prima forse non ero del tutto consapevole di chi fossi come artista, ma oggi sento di dare il 100% di me stessa in quello che canto.
Essere autentici richiede coraggio, specialmente nel mercato discografico attuale. Hai vinto Area Sanremo nel 2019, ma il pezzo con cui hai vinto non è mai uscito. Come mai?
Sì, quella vittoria è stata una grande soddisfazione, ma ho sentito che non era ancora il momento giusto per me. Mi è servita per capire meglio cosa volevo e per lavorare su me stessa.
Parliamo del tuo nome d’arte. Cosa rappresenta per te “Dea Culpa”?
Ha molti significati. Nasce da “mea culpa” perché in un mondo in cui tutto va veloce, spesso le relazioni si complicano per via dell’orgoglio. Ogni tanto è importante fermarsi e fare un “mea culpa”. Poi, “Dea” rappresenta anche l’inizio del nome di mia madre, ed è un richiamo alla mia squadra del cuore, l’Atalanta. Racchiude davvero la mia essenza.
Hai avuto un percorso vario, tra cui la vittoria ad Area Sanremo e numerose esperienze televisive. Come vivi il fatto di essere tra i 24 finalisti di Sanremo Giovani?
È un’emozione incredibile. Quando ho visto il mio nome tra i finalisti, mi sono trovata a sorridere guardando il cielo fuori dal finestrino del treno. È un sogno che si avvera, soprattutto perché ho pubblicato solo due singoli fino a ora.
La tua esperienza in televisione e nei concerti dal vivo ti ha aiutato a sviluppare la tua presenza sul palco?
Moltissimo. Ho iniziato giovanissima, facendo spettacoli nei centri commerciali, aprendo per i comici di Zelig e Colorado. È stata una vera gavetta, dove impari a catturare l’attenzione delle persone che magari stanno solo facendo la spesa. Mi ha aiutato molto, anche se l’ansia prima di esibirmi c’è sempre.
Cosa rappresenta il Festival di Sanremo per un artista della tua generazione?
Sanremo è qualcosa di unico, in Italia non c’è niente di più importante. È un’esperienza magica e indescrivibile, che ti porta dal nulla a essere lì, su quel palco. Non vedo l’ora.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
