Intervista a Eugenio Finardi che, a cinquant’anni esatti dall’uscita del suo disco d’esordio Non gettate alcun oggetto dai finestrini, torna con Tutto, un nuovo progetto che ha il sapore di un bilancio esistenziale e artistico.

Si tratta del ventesimo album di brani inediti del cantautore milanese e, nelle sue parole, potrebbe rappresentare la sua ultima opera originale. Un lavoro intenso, intimo, ma al tempo stesso ampio e universale, che intreccia la poetica della canzone d’autore con una nuova forma di ricerca sonora e spirituale. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica dell’album.

Prodotto dallo storico collaboratore Giovanni “Giuvazza” Maggiore e impreziosito dalla partecipazione della figlia Francesca, in arte Pixel, nel brano Francesca sogna, TUTTO attraversa i grandi temi del nostro tempo – crisi sociale, spiritualità, amore, fisica quantistica, paure contemporanee – con lo sguardo lucido e visionario di un artista che ha sempre saputo evolversi senza rinunciare alla propria autenticità.

È in radio il nuovo singolo “FUTURO“, risposta al celebre brano del cantautore “Extraterrestre” in cui l’Intelligenza Artificiale sostituisce gli alieni come deus ex machina per salvare l’umanità.

Il videoclip, ideato e realizzato dal producer e musicista Giovanni “Giuvazza” Maggiore con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, offre un’esperienza visiva ricca di significato in cui un giovane Eugenio Finardi canta il nuovo brano “Futuro“, creando una suggestiva opposizione tra l’immagine del passato e il titolo stesso della canzone.

Le tecnologie di AI sono state utilizzate sul volto del cantautore e, in alcune scene, il viso di Finardi è stato sovrapposto a quello di ballerini professionisti, dando vita a momenti di sperimentazione che aggiungono leggerezza e freschezza al progetto.

Il video si chiude con un’immagine emblematica e carica di speranza: un bambino prende dallo scaffale il nuovo disco di Finardi. Un gesto semplice che diventa simbolico, a rappresentare il passaggio del testimone alla nuova generazione, il vero futuro a cui il brano allude.

Intervista a Eugenio Finardi, il nuovo album “Tutto”

Ciao Eugenio. Partiamo subito dal tuo nuovo disco. Cosa rappresenta “Tutto” nel tuo percorso artistico?
Rappresenta la testimonianza della mia età. Io ho sempre cantato ciò che vivevo, fin dagli anni ’70. Dai primi dischi in poi, ho raccontato la mia realtà, ciò in cui credevo: amori, certo, ma soprattutto la quotidianità, i figli, la vita “on the road”. Oggi sto raccontando tutto.

Sono passati cinquant’anni dal tuo debutto con “Non gettate alcun oggetto dai finestrini”. Cosa è rimasto immutato nel tuo modo di comporre?
Non saprei dire con esattezza… ma so che c’è un “marchio Finardi”. Ho proposto tantissimi generi musicali, dalla musica classica contemporanea al blues. Forse è la voce, forse un’attitudine. Sta agli altri riconoscerlo, ma chi mi ascolta capisce che sono io.

Una costante nella tua musica è la curiosità. In questo disco affronti temi complessi come la fisica quantistica in brani come Onde di probabilità e Bernoulli. Come riesci a trasformare concetti scientifici in canzoni comprensibili?
Onde di probabilità l’ho anche già proposta dal vivo e ho ricevuto un buon riscontro e il pubblico si meravigliava. Credo che ci sia una poesia enorme nella scienza. La musica è matematica, geometria, fisica. Una splendida metafora per la fisica quantistica. Perché non scrivere di onde quantistiche come si scrive di tramonti? Bernoulli, per esempio, nasce da un pettirosso sul mio balcone, un aeroplanino di carta lanciato, poi ho pensato alla legge di Bernoulli e da lì si apre a riflessioni metaforiche sull’immigrazione, l’integrazione, l’ecosistema. Il microcosmo che riflette il macrocosmo. Anche guardando lontano si vede ciò che si ha vicino.

Ci sono due brani in particolare, Pentitevi e Massiccio attacco di panico, che colpiscono per la loro lucidità. Parli di disillusione, di angoscia contemporanea. Quanto è importante per te affrontare questi temi? Mescolandoli poi con un arrangiamento e sonorità che permettono a tutti di accedere al contenuto.
Le sonorità sono nate insieme a Giovanni Maggiore “Giuvazza” coautore dei brani. Credo molto nella collaborazione, nel confronto. Questo è un disco onesto per questo, creato faccia a faccia, umano. Mi ha aiutato a tirare fuori cose nascoste, come un’analisi.

Massiccio attacco di panico riflette sul senso delle cose. Pentitevi, invece, nasce da un ricordo milanese: un uomo con cartelli misteriosi e scritte sui marciapiedi. Rivedo in quelle “onde” una metafora perfetta per l’oggi, come il Wi-Fi o l’inquinamento. E poi io sono più vecchio della plastica… l’ho vista nascere! Questo dà una prospettiva.

Hai dovuto rinunciare alla batteria tradizionale per problemi fisici. Questo ha influenzato il suono del disco?
Sì, ma in modo positivo. Spesso nella musica di oggi non c’è nemmeno melodia, è quasi parlata con gli stessi 4 accordi. Cambiano appunto i bassi, le sonorità. Abbiamo costruito il suono usando campioni e strumenti alternativi. Oggi abbiamo a disposizione una tavolozza immensa di suoni: milioni di colori che prima non esistevano. Se ci metti anche testi che dicano qualcosa, può nascere qualcosa di meraviglioso. È una forma di evoluzione, di adattamento creativo.

Parliamo del brano La mano di uno che sa, come si diceva una volta, è il pezzo per cui vale la pena comprare il disco. È un pezzo intenso, che sembra racchiudere un messaggio di fiducia. Cosa rappresenta per te?
È il brano che conclude anche lo spettacolo: “M’illumino d’immenso infinito universo e così sia”. È la mia visione del divino, un po’ come il Dio di Spinoza o l’universo di Einstein: il divino come tutto e parte di tutto. Pensare che i nostri corpi contengono materia nata dallo scontro tra buchi neri… è pazzesco, poesia pura. Se lo senti davvero, se lo lasci entrare, è una rivelazione. Parla dell’universo e di noi dentro di esso. Ed è meraviglioso.un disco che parla davvero di tutto!

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