Francesco Sacco

Disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download “MORTE CHE CAMMINA” (https://bfan.link/morte-che-cammina), il nuovo brano del cantautore, compositore e producer FRANCESCO SACCO feat. Le Corse Più Pazze Del Mondo (Luca Pasquino e Pit Coccato), distribuito da Believe.

Il singolo anticipa l’EP B – Vita, Morte, Miracoli“, in uscita il 19 maggio, naturale prosecuzione della prima parte del progetto discografico “A – Solitudine, Edonismo, Consumo” uscita lo scorso anno.

Morte che cammina,è un inno all’inerzia e al successo involontario, al divertimento, al lusso e all’eccesso. Scritto da Francesco Sacco e Luca Pasquino, riprende e remixa elementi del cantautorato classico con musica techno, sintetizzatori e citazioni di Nietzsche. Prodotto dagli stessi autori e da KaleidoCloud (Matteo Urani), il brano ha un’estetica musicale a metà fra il mondo del clubbing e quello dell’indie rock, una miscela di generi molto distanti fra loro che creano un post-cantautorato difficile da catalogare.

Intervista a Francesco Sacco

Ciao Francesco, qual è il messaggio che intendi comunicare con il nuovo singolo “Morte che cammina”?

L’idea è quella di comunicare una sensazione, un mood che ci ha attraversati alla fine dello scorso tour. Un racconto per immagini di un’inerzia serena, di un periodo di abbandono agli eventi esterni, con un esito non drammatico ma liberatorio e pacificante. La scrittura parte da episodi anche molto personali ma cerca di rimanere sul vago, di evocare esperienze nelle quali possa identificarsi chiunque.

Come sei riuscito a unire elementi del cantautorato classico a riferimenti e citazioni filosofiche?

(Francesco) Normalmente sono io quello che inserisce citazioni dappertutto, ma in questo caso la parte su Nietzsche è di Luca, quindi lascio rispondere a lui!

(Luca) Di solito i concetti astratti, anche quelli molto profondi e complicati, vengono spiegati attraverso delle immagini ben riconoscibili per farne comprendere il significato in modo più elegante e diretto. Il mito della Ginestra di Hegel, il “Fiume che scorre” di Eraclito, Il Pendolo di Schopenhauer etcc etcc. Da questo punto di vista la filosofia, la canzone, la poesia hanno lo stesso sistema di esposizione: immagini belle e universali cariche di significato.

Dal punto di vista musicale qual è il criterio che hai seguito nella produzione?

Visto che la canzone parla di techno e di esperienze fatte durante le 30 date dello scorso tour, delle quali fa parte l’aver iniziato a sperimentare con l’estetica club, ho cercato di rimanere più vicino possibile a quell’atmosfera. È stata una bella sfida, perché il pezzo è in maggiore e ha una linea armonica molto italiana, quindi non è stato facile rimanere fedeli all’idea originale, ma ci ho provato fino in fondo e (credo) ci sono riuscito.

Non credi che il pubblico possa rimanere spiazzato da un approccio così postmoderno?

(Luca) Penso che il linguaggio musicale di questo brano non sia spiazzante, nella mia testa risuona come qualcosa di confortante e familiare. Il testo ha una narrazione attraverso immagini frammentate quindi forse può risultare un po’ ermetico. Secondo me si può captare la sensazione che volevamo trasmettere senza particolari sforzi d’ attenzione. Al contempo c’è una chiave di lettura un po’ più complessa che fa riferimento a Nietzsche o alla mitologia Greca, questo arricchisce l’interpretazione del testo ma sicuramente non lo rende spiazzante.

(Francesco) Sinceramente è una domanda che non mi sono fatto in partenza. Non mi dispiace neanche l’idea che possa essere spiazzante. L’arte ha il compito di comunicare, non quello di confortare. Come il teatro greco, che metteva davanti ai grandi drammi dell’esistenza per prevenirli, una specie di simulazione di realtà per provare anche il peggio senza viverlo davvero.

Il 19 maggio arriverà la seconda parte dell’Ep “Vita, Morte, Miracoli”. Cosa dobbiamo aspettarci?

Sarà un disco molto eterogeneo a livello di sound ma molto personale a livello di tematiche. Se con il precendete “A – Solitudine, Edonismo, Consumo” ho cercato di parlare di tutto ciò che circonda l’individuo, quindi la società, il sistema, la religione ecc, con questo torno a spingermi all’interno e a trattare tematiche più astratte. C’è molto gioco, molto spirito e molta verità.

In un periodo in cui la musica è liquida, per quale motivo hai scelto di spezzare il progetto in due parti?

Capisco che questa scelta possa sembrare in opposizione al modo di fruire la musica oggi, ma non c’è niente di polemico in questa scelta: semplicemente è venuta da sè. La sfida è stata quella di creare un prodotto che potesse funzionare sia come racconto consequenziale da ascoltare tutto di fila che come singoli, anche se nella mia testa il modo migliore di goderselo rimane l’ascolto integrale.

I tuoi live non sono mai scontati, grazie a una sapiente unione di strumenti e linguaggi anche diversi tra loro. Puoi anticiparci qualcosa sul prossimo tour?

Mentre scrivo sono in partenza per le prime date promozionali in Sicilia e non vedo letteralmente l’ora di presentare dal vivo i nuovi brani. Abbiamo sicuramente spinto ulteriormente l’acceleratore sull’elettronica, quindi sarà un live da cantare, ma soprattutto da ballare. Credo che sia importante tornare al corpo dopo due anni di distanziamento, ne abbiamo bisogno noi musicisti e vedo che ne ha voglia anche il pubblico. Questa è la potenza del live: un rituale collettivo in cui oltre che un’esperienza si condivide un tempo e uno spazio.

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