Intervista a Franco Neri, uno dei volti generazionali sul palco di Zelig negli anni 2000, quest’anno… in giro per Sanremo!
“Franco…oh Franco!” con questa battuta cult Franco Neri è stato uno degli artisti più apprezzati di Zelig negli anni 2000. Comico e cabarettista classe 1963, Neri ha costruito il proprio successo su uno stile fatto di tormentoni e un’ironia capace di giocare con stereotipi e provenienze regionali.
Neri ha saputo trasformare una semplice battuta nel suo marchio di fabbrica che lo rende memorabile a chi ha amato e seguito uno spettacolo tv che ha lanciato una batteria di comici che ancora oggi sanno essere protagonisti.
Intervista a Franco Neri, a spasso per Sanremo!
Tu sei diventato noto grazie a Zelig, ora siamo all’interno della settimana di Sanremo un placo altrettanto importante ma per la musica. Che ricordo hai del Festival?
Purtroppo nessuno perché non ho mai cantato! L’unico ricordo che ho è stato qualche spettacolo all’Ariston, ho ricevuto un Telegatto e l’Oscar della tv. Però Sanremo è una bella città perché la vivo a livello personale.
Hai sempre giocato e ironizzato tra il nord e il sud, l’anno scorso Brunori Sas ha rappresentato la Calabria e in questi ultimi anni tutta la musica dal sud sta ricevendo un’ampia esposizione. Ha qualche significato questo per te?
Significa che la musica non ha regione né colore. Le note sono sette sia al nord che al sud, la musica è musica. La musica napoletana è musica, Pino Daniele era un maestro. Non c’è musica migliore di altra e tutti i gusti non sono identici, a me piace molto Ornella Vanoni e a qualcun altro magati non piace. L’artista va giudicato nella sua competenza ed io non sono un competente in questo campo.
C’è una canzone del Festival a cui sei più legato?
“Si può dare di più” di Ruggeri, Tozzi e Morandi perché nella vita puoi sempre dare di più. Poi un altro gigante è Domenico Modugno. Poi penso che ogni decennio ha i suoi cantanti e la musica, perché cambiano le persone, i gusti, i giovani “sostituiscono” i grandi e si generano nuovi cicli musicali. Vent’anni fa cosa ne sapevamo del rap? Invece oggi abbiamo dei rapper molto bravi.
Dalla musica alle risate: i cambiamenti nel mondo della comicità come li valuti?
Non c’è comicità che fa ridere e una che non fa ridere. Come nella musica. Il ruolo del comico è solo uno: deve tornare a raccontare il quotidiano, la gente vuole un messaggio. Io faccio parte di una generazione differente da quella di oggi, ma quelli prima di me – Tognazzi, Montesano, Verdone – oggi non farebbero ridere ma perché è cambiato il tempo comico.
Chi potrebbe vincere secondo te il Festival?
Secondo me potrebbe vincere Arisa perché ha scritto una grande canzone.
Foto di Luigi Salvatore Vadacchino – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=61566435
Nato nel 1988. Da piccolo ascoltava quintali di musica e sognava di: diventare un ghostbusters, guidare una Delorean, cantare nei blues brothers, entrare in Matrix e fare a pugni con Bud Spencer e Terence Hill.
Più in là ha capito che andava bene laurearsi in teologia, scienze della comunicazione digital media e tentare di diventare uno speaker radiofonico.
Brianzolo di nascita, milanese d’adozione, collabora dal 2024 come speaker a RV radio e dopo Sanremo 2025 con iMusicFun
