Giuseppe Fisicaro

Intervista a Giuseppe Fisicaro, CEO e fondatore di Digital Noises, che presenta il progetto “Noises Fest”, in programma a Milano il 20 giugno.

Noises Fest nasce a Milano come un nuovo appuntamento dedicato alla musica emergente e alla scoperta dei talenti del futuro. Ideato da Giuseppe Fisicaro, CEO e fondatore di Digital Noises, il festival vuole creare uno spazio di incontro tra artisti, professionisti dell’industria musicale, media e pubblico, trasformando le connessioni nate nel mondo digitale in un’esperienza reale e condivisa.

Non un semplice showcase, ma un luogo di confronto, networking e crescita dove nuove voci possono incontrare opportunità concrete e dialogare con chi lavora ogni giorno nel settore musicale. La prima edizione porterà sul palco dieci artisti, affiancati da uno special guest e da un DJ set finale, creando un percorso tra linguaggi, generi e nuove visioni artistiche.

Con Noises Fest, Digital Noises punta a valorizzare la creatività emergente e a costruire un format capace di unire intrattenimento e industria, offrendo agli artisti uno spazio per esprimersi e al pubblico la possibilità di scoprire nuovi protagonisti della scena musicale italiana.

Intervista a Giuseppe Fisicaro, il progetto “Noises Fest”, a Milano il 20 giugno

1. Da dove nasce l’idea del Noises Fest e qual è stata l’esigenza che ti ha portato a creare questo nuovo appuntamento a Milano?

Il Noises Fest nasce da un’esigenza molto concreta: riportare al centro le persone in un settore che negli ultimi anni è diventato sempre più digitale. Attraverso Digital Noises abbiamo costruito una rete di artisti, professionisti e partner in tutta Italia e all’estero, ma sentivamo il bisogno di creare un luogo fisico dove queste connessioni potessero trasformarsi in relazioni reali. Milano rappresenta il punto di partenza ideale per dare vita a questo progetto, perché è il cuore dell’industria musicale italiana e un luogo dove idee, talenti e opportunità si incontrano ogni giorno.

2. Dopo anni di lavoro con Digital Noises, quanto è stato naturale trasformare le connessioni nate online in un evento fisico dedicato alla musica?

È stato un passaggio molto naturale. Digital Noises è nata e cresciuta nel digitale, ma dietro ogni streaming, playlist o progetto editoriale ci sono persone. Negli anni abbiamo visto nascere collaborazioni importanti grazie ai nostri canali e alle nostre attività. Il Noises Fest rappresenta l’evoluzione di questo percorso: creare uno spazio dove artisti, manager, produttori e pubblico possano incontrarsi, confrontarsi e costruire nuove opportunità.

3. Il Noises Fest vuole essere un punto d’incontro tra artisti, pubblico e professionisti dell’industria musicale: perché oggi è così importante creare momenti di confronto dal vivo?

Perché la musica è prima di tutto relazione. Le piattaforme digitali permettono di raggiungere milioni di persone, ma il confronto diretto resta insostituibile. Molte delle opportunità più importanti nascono ancora oggi da una conversazione, da un incontro o da una condivisione di idee. Creare occasioni di confronto significa favorire la crescita dell’intero ecosistema musicale.

4. Qual è la filosofia che sta alla base del festival? Vuoi creare un semplice showcase o un vero e proprio luogo di crescita e networking per gli artisti?

L’obiettivo è andare oltre il concetto di showcase. Vogliamo creare un ambiente che favorisca la crescita professionale degli artisti, mettendoli in contatto con figure chiave del settore e creando occasioni concrete di sviluppo. Il palco è importante, ma ciò che accade prima e dopo l’esibizione può essere ancora più determinante per il futuro di un progetto musicale.

5. Digital Noises è una realtà che lavora nell’ambito discografico e del publishing: come è cambiato il modo di scoprire e sviluppare nuovi talenti negli ultimi anni?

Oggi i dati e le piattaforme digitali offrono strumenti straordinari per individuare nuovi talenti, ma non bastano. Un artista può ottenere milioni di visualizzazioni, ma ciò che fa davvero la differenza è la capacità di costruire una carriera sostenibile nel tempo. Per questo oggi il lavoro di sviluppo è molto più ampio: comprende identità artistica, strategia digitale, contenuti, live e visione imprenditoriale.

6. Oggi molti artisti emergenti nascono sui social e sulle piattaforme digitali: quanto conta ancora il rapporto umano e il confronto diretto con gli operatori del settore?

Conta moltissimo. I social possono accelerare la visibilità, ma il confronto con professionisti esperti aiuta a trasformare l’attenzione del momento in un percorso concreto. Il rapporto umano rimane fondamentale per comprendere il potenziale di un artista e accompagnarlo nelle scelte più importanti della sua crescita.

7. Quali sono secondo te le caratteristiche che permettono oggi a un artista emergente di distinguersi in un mercato così affollato?

Autenticità, coerenza e capacità di raccontarsi. Oggi non basta avere una bella canzone: bisogna costruire un’identità riconoscibile e creare una connessione reale con il pubblico. Gli artisti che riescono a emergere sono quelli che hanno qualcosa da dire e trovano il modo più personale per comunicarlo.

8. Il digitale ha ampliato enormemente le possibilità per gli artisti, ma ha anche aumentato la competizione: quali sono le difficoltà principali che incontri nei nuovi progetti musicali?

La sfida principale è riuscire a mantenere continuità. Oggi è relativamente semplice ottenere visibilità per un singolo contenuto, ma è molto più difficile costruire un percorso duraturo. La velocità con cui cambiano trend e algoritmi richiede una grande capacità di adattamento senza perdere la propria identità artistica.

9. La line-up del festival prevede dieci artisti, uno special guest e un DJ set finale: come avete scelto i protagonisti della serata?

Abbiamo cercato di costruire una line-up che rappresentasse la varietà e la qualità della nuova scena musicale. La selezione è stata guidata dal valore artistico dei progetti, dalla loro identità e dalla capacità di portare sul palco qualcosa di autentico. Volevamo un programma capace di raccontare diverse sfaccettature della musica contemporanea.

10. Che tipo di percorso avranno gli artisti coinvolti? Il festival sarà anche un’opportunità per creare nuove collaborazioni professionali?

Assolutamente sì. Il festival vuole essere un punto di partenza e non un punto di arrivo. Gli artisti avranno la possibilità di entrare in contatto con professionisti, aziende e altri musicisti, favorendo la nascita di collaborazioni che possano proseguire anche dopo l’evento.

11. Il Noises Fest mette sullo stesso palco progetti già seguiti dalla label e nuove realtà: quanto è importante creare un dialogo tra artisti con esperienze diverse?

È fondamentale. Crediamo che il confronto tra percorsi differenti sia uno degli strumenti più efficaci per crescere. Gli artisti più esperti possono condividere competenze e visione, mentre le nuove realtà portano energia, innovazione e nuovi linguaggi. È uno scambio che arricchisce tutti.

12. C’è un genere musicale o una particolare scena emergente che secondo te rappresenta meglio il futuro della musica italiana?

Più che un genere specifico, vedo un futuro sempre più caratterizzato dalla contaminazione. Gli artisti stanno abbattendo i confini tra pop, urban, elettronica, cantautorato e musica internazionale. Questa libertà creativa rappresenta una delle evoluzioni più interessanti della scena italiana.

13. Perché avete scelto Milano come città per il debutto del Noises Fest? Quanto è importante il ruolo del capoluogo lombardo nell’industria musicale italiana?

Milano è il principale hub musicale del Paese. Qui hanno sede molte delle realtà che guidano il mercato: etichette, agenzie, media, piattaforme e professionisti del settore. Per una prima edizione volevamo partire dal luogo dove il dialogo tra creatività e industria è più vivo e dinamico.

14. Milano oggi è un punto di riferimento per artisti, etichette, manager e professionisti: cosa manca ancora per renderla una vera capitale musicale internazionale?

Milano ha già tutte le caratteristiche per competere a livello internazionale. Probabilmente ciò che serve è continuare a investire in eventi, formazione, spazi dedicati alla musica e occasioni di networking che favoriscano l’incontro tra il mercato italiano e quello globale. Iniziative come il Noises Fest vogliono contribuire proprio in questa direzione.

15. Il Noises Fest nasce come primo appuntamento: possiamo immaginare che diventi un format itinerante o un evento ricorrente negli anni?

L’ambizione è quella di costruire un progetto duraturo. Oggi siamo concentrati sulla prima edizione, ma immaginiamo il Noises Fest come un appuntamento ricorrente capace di crescere nel tempo e, perché no, di svilupparsi anche in altre città e contesti internazionali.

16. Qual è il risultato più importante che vorresti ottenere dalla prima edizione del festival?

Vorrei che artisti, professionisti e pubblico tornassero a casa con la sensazione di aver creato qualcosa di nuovo. Se anche una sola collaborazione, una sola opportunità professionale o un solo progetto artistico nascerà grazie al Noises Fest, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo più importante.

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