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Intervista a Juli: “Solito cinema? Un momento di consapevolezza, nato in modo spontaneo”

Juli 2026

Intervista a Juli, che il 24 aprile pubblicherà il primo producer album, intitolato Solito Cinema, disco ricco di collaborazioni. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.

Con “Solito Cinema”, Juli compie un passaggio decisivo: da architetto sonoro dietro le quinte a protagonista consapevole di un racconto musicale personale e collettivo.

Dopo anni di successi costruiti accanto ad alcuni dei nomi più importanti della scena italiana, il producer firma un album che è insieme bilancio e ripartenza, un luogo in cui far convivere esperienze, collaborazioni e identità diverse. Il disco nasce senza un piano preciso, ma trova la sua coerenza nell’istinto, nelle sessioni condivise e in un approccio profondamente umano alla musica. Tra strumenti suonati, arrangiamenti organici e un cast trasversale che va da Fabio Concato a Emma Marrone, fino a Biagio Antonacci, “Solito Cinema” diventa così una fotografia emotiva degli ultimi anni di Juli. Un progetto che guarda alla tradizione, ma parla il linguaggio del presente, e che invita ad essere ascoltato come un film: dall’inizio alla fine.

Questa la tracklist completa di “SOLITO CINEMA“: 

  1. “Voilà” con Fabio Concato
  2. “Che poi chissene frega” con Tommaso Paradiso
  3. “Passatempo” con Fulminacci
  4. “Serenamente” con Bresh
  5. “Maledizione” con Franco 126
  6. “L’ultima canzone” con Biagio Antonacci
  7. “Quelli come me” con Coez
  8. “Vertigine” (strumentale)
  9. “Brutta storia (unplugged)” con Emma e Elisa
  10.  “Noi, disillusi” con Enrico Nigiotti
  11. “Qui piangono tutti” con Tredici Pietro
  12.  “Cantilene” con Olly

Intervista a Juli, il nuovo album “Solito Cinema”

Due anni fa dicevi di non sentirti pronto per un album da producer. Quando è scattata la scintilla che ti ha fatto capire che era arrivato il momento?
In realtà non c’è stato un momento preciso, è stato un processo naturale. Mi sono accorto di essere pronto quasi senza rendermene conto: accumulando sessioni, canzoni e nuove amicizie artistiche. A un certo punto mi sono ritrovato con un insieme di brani che avevano senso insieme. “Solito Cinema” è nato così, in modo spontaneo, come un punto d’arrivo che non avevo pianificato ma che evidentemente era maturo.

Che cosa rappresenta questo album nel tuo percorso artistico?
È un momento di consapevolezza. Negli ultimi 3-4 anni mi sono successe tantissime cose, quasi tutte bellissime, e avevo bisogno di fermarmi un attimo, prendere fiato e mettere a fuoco tutto. Questo disco è proprio questo: una pausa per guardarsi indietro e capire cosa è successo.

Dal produrre per altri al metterci la faccia: cambia qualcosa tecnicamente?
Meno di quanto si pensi. Io lavoro sempre come se le canzoni fossero mie, metto sempre tutto me stesso. Quindi l’approccio non cambia: quando tocco uno strumento, quella canzone diventa anche mia, indipendentemente da chi la canta.

In un’epoca dominata da synth e sample, perché puntare su strumenti reali?
Non credo esista un modo giusto o sbagliato di fare musica, ma per me gli strumenti veri sono fondamentali. Hanno una vita propria: ogni esecuzione è diversa, ogni interpretazione cambia il colore del brano. È questo che rende la musica suonata così viva e unica.

Il disco unisce mondi molto diversi: qual è il filo rosso?
La cosa buffa è che non c’era all’inizio. Me ne sono reso conto solo a lavoro finito. È come se il filo rosso si fosse creato da solo, ed è una cosa che mi rende ancora più felice.

Come hai bilanciato il tuo stile con quello degli artisti coinvolti?
Tutto nasce in studio, insieme. Scriviamo, improvvisiamo, suoniamo: quello che viene fuori è sempre qualcosa che appartiene a entrambi. È un processo molto istintivo, spesso “buona la prima”. Molte parti, anche di chitarra, sono proprio le prime take.

Aprire con Fabio Concato è una scelta forte. Com’è stato lavorare su “Voilà”?
È stato magico. È un brano del 2003, quindi già esistente: metterci mano senza snaturarlo è stata una sfida. Il fatto che a Concato sia piaciuto e mi abbia dato il via libera è una vittoria enorme. Aprire il disco con lui è stato il modo migliore per dare il benvenuto in questo “cinema”.

“Brutta storia” in versione unplugged con Emma Marrone e Elisa è un momento speciale: come nasce?
Il brano nasce chitarra e voce. Poi è stato prodotto, ma mi è sempre rimasta la curiosità di risentirlo in acustico. Quando Elisa e Emma l’hanno cantato così al Forum, ho capito che funzionava. Da lì l’idea di inserirlo nel disco in quella veste più nuda.

Collaborazioni con Franco126 e Bresh sembrano cucite su misura: qual è il segreto?
Forse il fatto che io lavoro da fan. Quando sono in studio con un artista, penso a cosa vorrei sentire da lui se fossi dall’altra parte. Questo mi guida molto nelle scelte.

Perché inserire un brano strumentale come “Vertigine”?
È qualcosa di molto personale. Soffro davvero di vertigini, e il brano rappresenta quella sensazione: salire, cadere, riprovare. Inoltre nasce nei live, come momento solo mio. Era giusto dargli uno spazio nel disco.

Il brano con Biagio Antonacci è uno dei più intensi: che significato ha per te?
Enorme. Sono cresciuto con la musica tradizionale e la fisarmonica, e Biagio è stato uno dei primi a portarla nel pop moderno. Suonarla insieme a lui è stato come chiudere un cerchio, personale e musicale.

Che tipo di disco è “Solito Cinema”?
È un disco da ascoltare dall’inizio alla fine, come si faceva una volta. C’è dentro molta nostalgia, malinconia, ma anche gratitudine. Sono sentimenti che mi rappresentano molto.

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