Intervista a Lucrezia, giovane cantautrice bolognese che ha pubblicato l’Ep Abbaiare, che ha come focus il dialogo fra l’essere umano che siamo e l’essere animale che ci siamo scordati di essere, che abbiamo addomesticato.
«Questo lavoro rappresenta l’urgenza di reagire, di alzare la voce, ma senza rabbia o frustrazione. È piuttosto un racconto che parte dall’ammirazione e dall’amore per quello che ancora sopravvive intorno a noi e dentro di noi, come un seme pronto a rinascere se osservato e coltivato nel modo giusto», racconta Lucrezia.
Intervista a Lucrezia
- Il tuo EP si intitola “Abbaiare”, un verbo forte e primordiale. Cosa rappresenta per te e perché hai scelto questo titolo?
Spesso ho la sensazione che l’approccio produttivo alla vita che abbiamo assunto come “norma” per la nostra società sia in realtà poco conveniente.
Abbaiare significa in questo caso reagire, rispondere con il nostro istinto e la nostra parte più viscerale a un periodo storico in cui è necessario fare cose utili per avere valore. Volevo attraverso queste canzoni prendere un momento per dire quanto è bello e necessario invece vivere e basta, senza dover dare un senso a tutto.
2. Hai dichiarato che il tema centrale dell’EP è il dialogo tra l’essere umano e l’essere animale che abbiamo dimenticato di essere. Come hai sviluppato questa riflessione attraverso le canzoni?
Il concept è arrivato quando in realtà tutte le canzoni erano già state scritte. Mi sono accorta che avevano questo legame fra loro e che evidentemente la mia esigenza comunicativa era quella.
È molto bello secondo me quando ti rendi conto di cosa volevi dire solo dopo averlo detto.
3. Il tuo lavoro si distingue per l’utilizzo di suoni ambientali come versi di animali, bustine di zucchero e campane. Come nasce l’idea di integrare questi elementi nella produzione musicale.
Come spesso accade, questo approccio è partito da un “errore”: mentre registravamo delle voci hanno iniziato a suonare le campane del duomo di Milano che era molto vicino allo studio e questo ha dato alla traccia audio una connotazione molto reale, vicina alla vita.
Così abbiamo pensato di rendere componenti ritmiche e timbriche anche altri suoni appartenenti al mondo. Le cicale o le bustine di zucchero possono essere estremamente ritmiche, e così anche il volo di un calabrone può andare a completare e arricchire una pasta sonora strumentale.
4. Canzoni come “Mirtilli”, “Los Angeles” e “Portami via” mostrano diverse sfumature della tua sensibilità artistica. Come si intrecciano queste tracce con il tema dell’EP?
Tutte e tre queste tracce hanno in comune il sentimento di alienazione che può provocare il tentativo di adeguarsi a una società che non rispecchia il sentire di tutti.
Seguono una lancetta dell’orologio molto lenta, e anche leggermente sballata. “Mirtilli” è ambientata in un paesino provinciale, dove c’è il tempo anche di notare le api fra i fiori o il colore di un frutto, “Los Angeles” è proprio una riflessione sulla necessità di uscire dal circolo vizioso della produttività per abbracciare uno stile di vita più contemplativo e allineato alla natura, mentre “Portami Via” è un sorvolare e guardare dall’alto le gabbie in cui da soli, seguendo un percorso già tracciato, siamo finiti intrappolati e non ricordiamo più nemmeno come sia successo.
5. In “Portami via” parli dell’amore come forza salvifica. Quanto è importante questo tema nella tua vita e nella tua musica?
Nella mia vita lo è stato moltissimo. Nelle situazioni difficili che mi è capitato di affrontare ho sempre avuto la fortuna di poter contare su una solida rete di salvataggio, spesso sono stati i miei amici, mia sorella o il mio ragazzo a suggerirmi il modo per resistere e aspettare che la tempesta passasse.
Credo che quando si è molto amati è più facile vedere la sofferenza degli altri, e volerla alleggerire proprio come qualcuno ha fatto con la tua. Nel mio caso, da molti anni la mia attenzione si è dritta verso il mondo animale e verso il comportamento di sfruttamento e abuso che la nostra specie crede di poter legittimamente avere con qualunque altra. Questo rapporto di prevaricazione mi fa molto soffrire e vorrei fare tutto il possibile per mettere luce sull’insensatezza e l’evitabilità della cosa.
6. “Los Angeles” esplora il desiderio di fuga e di un ritmo di vita più lento. Da cosa nasce questa necessità e come hai tradotto queste emozioni in musica?
Vivo a Milano da tanti anni, ma sono cresciuta nella campagna Bolognese perciò conosco anche un ritmo diverso da quello delle grandi città.
Appena arrivata a 18 anni questo posto mi ha dato tantissimo in termini di stimoli e freschezza, ora però mi sembra che il prezzo da pagare in cambio di tutto ciò sia una vita interamente settata sulla produttività dove non c’è spazio (anche in senso fisico) per i pomeriggi vuoti, per le colazioni lente e l’ascolto.
Il mio desiderio, con in brano Los Angeles, era ricordarmi anche di un altro modo di vivere, più dentro al mondo e i suoi elementi e meno dentro una lista di cose da fare.
Proprio per questo intento, nell’arrangiarla abbiamo usato anche suoni appartenenti al mondo reale anziché solo samples o strumenti veri e propri, per rendere il brano più tangibile e “vivo”.
7. Il processo creativo del disco è stato molto sperimentale, anche grazie alla collaborazione con Domenico Finizio. Com’è stato lavorare insieme e quanto ha influito sul risultato finale?
Mi ritengo fortunatissima ad aver avuto questa possibilità, e che ci sia la prospettiva di continuare questa collaborazione perché per me è stata altamente stimolante in termini artistici e umani, tanto che ho iniziato a studiare altri strumenti e produzione io stessa. Ha rinnovato la mia passione per la musica e l’entusiasmo e curiosità con cui bisognerebbe sempre approciarcisi.
Mimmo mi ha fatto conoscere nuovi album, nuovi modi intendere la musica e mi ha incoraggiata a trovare e seguire il mio.
Gli devo tantissimo.
8. Il singolo “Mirtilli” sembra un viaggio in un mondo onirico. Come descriveresti il suo significato e il suo legame con l’immaginario dell’EP?
Mirtilli per me è una lenta colazione di fine primavera, con la finestra aperta e il sole che entra insieme ai suoni di un piccolo paese che si muove senza fretta. È il primo brano che è uscito anticipando l’intero lavoro proprio perchè secondo me è l’ambiente in cui le altre canzoni si svolgono. Un po’ come se fosse la scenografia di uno spettacolo teatrale. Contiene tutti i colori, i suoni e le immagini a cui fanno riferimento tutte le tracce del disco.
9. Nel brano “Abbaiare” c’è un invito a tornare a una dimensione più autentica e istintiva. Pensi che la musica possa essere un mezzo per sensibilizzare su temi come l’ambiente e il rapporto con la natura?
Non lo pensavo finché non ho sentito l’esigenza di parlare di questa parte di me.
Solitamente non apprezzo i brani “politici”, perchè è molto facile tagliare le gambe alla poesia tentando di renderla “utile” o “funzionale”. È forse diverso, come è nel caso di questo ep, rendersene conto una volta concluso che un lavoro parla di un determinato tema.
Il concept del disco mi è apparso chiaro solo una volta ultimate tutte le canzoni, e ho pensato “si vede che in questo momento avevo bisogno di parlare di questo”.
10. In che modo la tua città, Bologna, e le tue esperienze personali hanno influenzato il processo creativo di questo progetto?
Bologna è una città che ho vissuto davvero poco, e sempre con una discreta fatica.
Fino ai 18 anni ho vissuto in una zona poco fuori dalla città, prima della quale c’è il cartello che segnala la fine del territorio “Bologna” ma dopo il quale non ce ne sono altri che indicano cosa inizi.
È un luogo molto tranquillo, di campagna, dove faresti fatica a capire in che secolo ci troviamo, in più dentro casa, per scelta di mia mamma non avevamo televisioni o grandi tecnologie a parte il telefono e la radio, quindi la Bologna che ho vissuto io è sicuramente diversa da quella che si vive comunemente, però posso dire che mi ha abituata all’ascolto e al vuoto. Due cose che scarseggiano sempre di più.
11. La copertina dell’EP ha una forte identità visiva. Cosa rappresenta e come si collega ai temi trattati nel disco?
La copertina è uscita per caso durante uno shooting. Scattavamo dentro casa mia e un certo punto è arrivato il cane che vive con me (Luciano) che mi stava cercando per le stanze e la fotografa gli ha fatto una foto. Nella foto lui sta guardando me che sono fuori dall’inquadratura, con un’espressione veramente intensa nella quale io vedo un grande desiderio di comunicare. Quello scatto e quello sguardo rappresentano il bisogno che ha la nostra parte animale di parlarci e che io ho imparato ad ascoltare anche grazie a Luciano e agli altri animali con cui sono cresciuta. Riuscendo ad apprezzare la loro compagnia e amicizia sono riuscita anche a riconoscere quale parte di me è uguale a loro, e sto cercando di darle lo spazio che si merita.
12. Hai parlato di “ammirazione e amore per ciò che sopravvive dentro di noi e intorno a noi”. Come traduci questi sentimenti nella tua musica e nel tuo messaggio artistico?
Cerco di concentrarmi sugli aspetti meravigliosi della realtà. Credo che lo stupore sia qualcosa che va allenato, e ci si potrebbe innamorare di tantissime cose che ogni giorno ci sembrano normali e scontate.
Se anche in un momento così complicato, dentro di noi sopravvive una parte di meraviglia, saremo in grado di vederla anche intorno a noi. E magari una volta vista ci sono più possibilità di riuscire a proteggerla e preservarla.
13. Cosa vorresti che gli ascoltatori portassero con sé dopo aver ascoltato questo EP?
Mi piacerebbe che gli rimanesse un senso di profonda leggerezza, e che magari gli fosse più facile capire da dove viene il nostro senso di inadeguatezza e solitudine.
Che gli venisse voglia di fare una camminata all’aperto e prendersi del tempo per rimanere in ascolto di sé e del mondo.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
