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Intervista a Maggiorelli: “Vivo la malinconia positivamente”

Maggiorelli

Marco Maggiorelli, cantautore romano classe ‘92, ha pubblicato con Luppolo Dischi, distribuito da Artist First, il suo primo album “Solo noi”.

“Solo noi” è un album che trasuda una malinconia urbana avvolta da sonorità indie-pop che incorniciano il mondo di Maggiorelli, fatto di racconti che immortalano partenze, addii, rotture, mancanze e procrastinatori seriali. Sullo sfondo dei brani, si percepiscono i luoghi a cui il cantautore è più affezionato, che non vengono esplicitamente nominati ma che possono essere immaginati durante l’ascolto.

Spiega Maggiorelli:
“Ho creato un album per chi come me, nonostante abbia deciso di assecondare il destino, spesso cinico e spietato, non smette di credere in un romanticismo che troppo spesso viene sotto stimato. Io ho voluto scrivere un disco per gli ultimi romantici”

La tracklist di “Solo noi”:

Il disco è stato interamente prodotto a Roma, presso Pom Pom Studio, da Viaggi Andromeda con la partecipazione di Edoardo Elia, Giampaolo Speziale e Gabriele Breccia per la traccia “Fuori fuoco”.

Intervista a Maggiorelli

Cosa rappresenta “Solo noi” nel tuo percorso artistico?

Se guardiamo il mio primo ep “Niente Male” abbiamo preso una direzione artistica diversa dal punto di vista delle produzioni e della scrittura. L’ep è nato un po’ per gioco subito dopo il covid, p”Solo Noi” è un album che ho profondamente voluto, e che adesso mi godo al 100%.
C’è molta più consapevolezza ora, e sicuramente “Solo Noi” è una buona base per i brani che verranno.

Da dove deriva quella sensazione di malinconia che si respira nell’ascolto di tutto il disco?

Vivo la malinconia positivamente. Guardo spesso al passato con piacere, ogni tanto c’è qualche rimpianto, ogni tanto qualche rimorso, qualcosa poteva andare diversamente, ma mi piace ricordare e rivivere quello che ho vissuto (chi dice che non ha nemmeno un rimpianto o un rimorso mente spudoratamente!!!)

“Solo noi” è anche un invito a non arrendersi. Quali sono stati i passi che ti hanno portato verso questa consapevolezza?

Ognuno di noi ha dovuto affrontare nel proprio percorso momenti più o meno difficili da superare, e l’unico modo che conosco per non farsi sopraffare dagli eventi è rimboccarsi le maniche e guardare dritto avanti.
A 22 anni mi sono trasferito a Londra con pochi soldi in tasca, e per risparmiare il primo mese ho mangiato un tramezzino del Tesco a pranzo e uno a cena. Facevano veramente schifo, ma mi dicevo che erano buoni.

Nel brano che da il titolo all’album parli di allontanamento, ma anche di riavvicinamento. Perché fai riferimento in modo così potente al ruolo del destino?

Credo ciecamente nel destino. Mi affascina pensare che in un modo o nell’altro è tutto già scritto, che ogni scelta che prendiamo è già stata calcolata nei minimi dettagli e che stiamo soltanto colorando un disegno con delle linee già precise.
Affascina, e allo stesso tempo fa paura.

Qual è il significato del brano “Domani”?

“Domani” è un brano che mi è stato proposto da Luca di Cataldo (Viaggi Andromeda), amico e co-autore dell’album. Aveva scritto questo pezzo insieme ad Edoardo Castroni un po’ di tempo fa. Me lo ha fatto sentire e ci siamo resi conto che era il brano che mancava all’album.
Segue il filo conduttore dell’album con una malinconia reggae che butta un occhio al domani, e rimanda tutto quello che dobbiamo fare. Si siamo dei procrastinatori seriali!

“Il buio che c’è” può essere considerato il brano che guarda più verso il futuro?

“Il buio che c’è” parla di futuro, di destino e della notte di San Lorenzo. Forse si in quel momento pensavo al futuro. Tra l’altro stavo cercando casa a Roma, oltre a pensare al futuro ero anche molto stressato.

Musicalmente quali sono i riferimenti a cui vi siete ispirati nella produzione?

Per questo album in particolare penso siamo stati influenzati dai suoni degli album di cantautorato e pop italiano di fine anni 70 e inizio 80. Ovviamente si sentono tanto anche influenze più moderne, dettate quasi sicuramente dall’indie pop. “Fortuna” invece è un brano a se. È stato scritto di getto, e registrato in presa diretta. Volevo fare “na romanacciata Trasteverina!”

Oggi qual è l’aspetto della tua musica del quale sei maggiormente orgoglioso?

La frase che forse mi ha reso più orgoglioso negli ultimi due anni è stata “mi sei arrivato un botto”. Cerco di mettere tanto di me stesso nelle canzoni, poi ognuno ovviamente è libero di interpretarle come preferisce non c’è un libretto di istruzioni. Sono orgoglioso del lavoro che ho fatto, e lo sono ancora di più quando qualcuno indipendentemente da chi è e cosa ha vissuto ti dice che la tua musica gli arriva e gli entra dentro.

Quanto c’è nella tua musica della scuola cantautorale romana?

C’è tanta Roma nei miei ascolti e di conseguenza penso entri anche nelle mie canzoni. Io sono l’ultimo di 5 figli, e dentro casa ho ascoltato la musica di tutti. Inevitabilmente c’erano De Gregori, Califano, Venditti. Nel 2002 Daniele Silvestri portò “Salirò” a Sanremo e io avevo 9/10 anni, ero proprio nel pieno del mio periodo spugna. Forse è stato il primo cantautore che posso considerare un mio ascolto.

Foto di Alessandro Marolda

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