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Intervista a Michelangelohwk: “Voglio godermi il viaggio dall’inizio alla fine”

michelangelohwk è un giovane talento in ascesa nella scena musicale italiana, noto per la sua voce potente e immediatamente riconoscibile e la sua innata sensibilità autorale. Originario de La Spezia, si distingue come artista completo: canta, scrive e produce, unendo autenticità emotiva a una meticolosa ricerca sonora.

Il suo ultimo singolo, “Tifiamo da Morire”, nasce come una sentita canzone d’amore. Qui, il concetto di “tifare” diventa una potente metafora del supporto incondizionato verso la persona amata, accettando e celebrando anche le differenze.

Il brano è costruito per offrire diverse chiavi di lettura, tanto da aver catturato l’attenzione di DAZN, che lo ha scelto come colonna sonora ufficiale per la promozione del campionato di Serie A 2025.

Con la sua penna ispirata e una vocalità che sa emozionare e sorprendere, michelangelohwk si conferma come una delle voci nuove più promettenti del panorama italiano, destinato a conquistare un pubblico sempre più vasto.

Intervista a Michelangelohwk

  1. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Tifiamo da Morire”. Come è nata l’idea di usare il “tifo” come metafora dell’amore e del sostegno reciproco?

In realtà è nata come una semplice canzone d’amore. La metafora del tifo è arrivata dopo, quasi per caso, quando mi sono reso conto che amare qualcuno significa esserci sempre, sia quando si vince che quando si perde. È un po’ lo stesso che succede nel calcio: il tifoso resta accanto alla sua squadra in ogni momento. Da lì è stato naturale unire le due cose.

  1. Il brano è stato scelto da DAZN come colonna sonora ufficiale della Serie A 2025. Che emozione hai provato nel vedere la tua musica associata a un evento così popolare?

È stata un’emozione fortissima. Già il fatto che DAZN si fosse interessata al pezzo era incredibile, ma sentirlo poi in tv, abbinato a una cosa che seguo e vivo da tifoso, è stato quasi surreale. Ti fa sentire che la tua musica non è solo tua, ma può diventare parte della vita di tante persone.

  1. “Tifiamo da Morire” lascia più chiavi di lettura, non solo calcistiche. Qual è quella che per te resta più importante e personale?

Per me la più importante è quella dell’amore, ma anche dell’amicizia. Volevo scrivere una canzone che unisse e non dividesse, e l’idea di “fare il tifo” per qualcuno rappresenta proprio questo: dire a una persona “ci sono per te sempre”, che sia una partita, un amico o la persona che ami, nei momenti belli come in quelli difficili.

  1. A livello sonoro, che direzione hai voluto seguire in questo pezzo rispetto alle tue produzioni precedenti?

Con questo brano ho voluto lasciare uscire la parte più intima e cantautorale di me. È la musica con cui sono cresciuto, quella che mi viene più naturale scrivere e cantare. Non c’era nessuna costruzione, è semplicemente la forma più autentica con cui riesco a esprimermi.

  1. Tu scrivi, canti e produci. In quale di questi ruoli ti senti più a tuo agio e in quale invece ti piace metterti alla prova?

Il canto è sempre stato parte di me, scrivo da qualche anno e la produzione è arrivata più di recente. Nel cantare e nello scrivere mi sento a casa, è quello che amo e che farò sempre. La produzione invece è una sfida continua: sto imparando piano piano, ma mi piace l’idea di dare il mio tocco anche sulle sonorità e di vedere le mie idee prendere forma.

  1. Sei nato e cresciuto sul mar ligure. Quanto il tuo territorio ha influenzato la tua scrittura e la tua sensibilità artistica?

Adesso vivo a Milano, ma ho sempre bisogno di tornare al mare, agli amici, a quella vita semplice che ho conosciuto a La Spezia. Quelle radici rimangono dentro e inevitabilmente finiscono anche in quello che scrivo. Il mio cuore sarà sempre legato a quel posto.

  1. La tua voce è potente e riconoscibile. Come hai impostato il lavoro per costruire uno stile vocale così personale?

Credo che certe cose vengano da sole. Ognuno di noi ha un timbro unico, che con il tempo si affina e cresce insieme alla personalità. Io sto ancora trovando la mia direzione, ma non forzo mai nulla. Voglio che la mia voce e il mio modo di cantare restino il più naturali possibile, senza fingere di essere qualcosa che non sono.

  1. Come ti poni nei confronti della nuova generazione di artisti italiani che stanno portando autenticità e sperimentazione nella scena pop?

Ho molto rispetto per chi sente il bisogno di fare musica, di cercare, di creare. Amo quando tra artisti, soprattutto emergenti, si crea un vero legame, perché il supporto reciproco è fondamentale. Poi è chiaro che ognuno deve essere il primo a credere in sé stesso: senza quella convinzione non si va da nessuna parte.

  1. C’è un artista o un’esperienza che consideri una fonte di ispirazione fondamentale nel tuo percorso?

Ho sempre ascoltato tantissima musica, italiana e non, senza mai chiudermi in un genere solo. Sicuramente però De Gregori è stato un punto di riferimento. Lo stimo molto e in particolare nella Leva calcistica è riuscito a trasformare il calcio in una metafora universale. Nel mio piccolo ho cercato di fare lo stesso: raccontare l’amore come un atto di tifo, un sostegno che non abbandona mai.

  1. Dopo Tifiamo da Morire, quali saranno i tuoi prossimi passi? Possiamo aspettarci un EP o un album?

Il mio obiettivo ora è continuare a crescere, lavorare e imparare, costruendo un percorso un passo alla volta. Non penso troppo alla destinazione, voglio godermi il viaggio dall’inizio alla fine. Ho diverse canzoni pronte e ora bisogna scegliere quale sarà la prossima da pubblicare… intanto sto lavorando al prossimo singolo, poi si vedrà.

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