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Intervista a Paolo Benvegnù: “Ognuno di noi ha una storia da raccontare e…”

Paolo Benvegnù

Intervista a Paolo Benvegnù, che l’11 ottobre torna con “PICCOLI FRAGILISSIMI FILM – RELOADED” (Woodworm/Distribuito da Universal Music Italia – prodotto da Paolo Benvegnù e Luca “Roccia” Baldini), una nuova versione del disco che ha segnato il suo esordio da solista nel 2004 e che compie 20 anni.

Dal 12 novembre Benvegnù presenterà live il nuovo progetto, insieme ai brani del suo repertorio, nel “PICCOLI FRAGILISSIMI FILM – RELOADED TOUR” prodotto e organizzato da Magellano Concerti. Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Questa la tracklist completa di “PICCOLI FRAGILISSIMI FILM – RELOADED”:

1. Il mare verticale feat. Paolo Fresu & Ermal Meta
2. ⁠Cerchi nell’acqua feat. Tosca
3. ⁠Io e te feat. Malika Ayane
4. ⁠Il sentimento delle cose feat. Giovanni Truppi
5. ⁠Fiamme feat. Piero Pelù
6. ⁠Suggestionabili feat Fast Animals and Slow Kids
7. ⁠È solo un sogno feat. La Rappresentante di Lista
8. ⁠Brucio feat. Motta
9. ⁠Only for you feat. Appino
10. ⁠Quando passa lei feat. Dente
11. ⁠Catherine feat. Lamante

Brani inediti:

Intervista a Paolo Benvegnù

Paolo, sono passati vent’anni da Piccoli fragilissimi film. Cosa ti ha spinto a voler rivisitare questo album?

La verità è che sono stati i ragazzi di Woodworm a propormelo. Per loro questo disco è stato importante per la loro formazione musicale, anche se personalmente non lo ritenevo così. Poi, i miei compagni di band mi hanno convinto a risuonare i pezzi, e ci siamo divertiti molto durante le prove. In fondo, è stata un’opera di convincimento da più parti. All’inizio ero scettico perché non mi piacciono le operazioni di nostalgia, ma è diventato un momento di gioia collettiva, non solo per noi, ma anche per chi ha partecipato.

Un aspetto che mi ha colpito ascoltando la nuova versione dell’album è l’equilibrio tra l’anima originale delle canzoni e le nuove sonorità. Come hai trovato questa combinazione?

Devo dire che non ho fatto molto! (Ride) I miei compagni di band e gli ospiti hanno fatto gran parte del lavoro. Io ho solo registrato alcune parti e cantato con alcuni ospiti. Quello che ho visto è stato un vero lavoro di squadra, un contributo corale. Ho imparato molto da tutti coloro che hanno partecipato. Essendo molto timido, ho sempre faticato a chiedere aiuto, ma questa volta, aprirmi di più è stato gratificante.

Parlando proprio degli ospiti, c’è una grande varietà artistica in questo progetto. Come li hai scelti?

Alcune collaborazioni erano desideri che mai avrei immaginato di realizzare, come lavorare con Paolo Fresu o Piero Pelù. Altre sono nate in modo naturale. Ad esempio, Francesco Motta è stato perfetto per il brano in cui ha cantato, e anche il suo violoncellista, Francesco Dimenti, ha dato un contributo meraviglioso. In molti casi, gli ospiti stessi mi hanno chiesto di partecipare. È stato un processo molto spontaneo.

Tra le collaborazioni, mi ha sorpreso molto quella con Appino degli Zen Circus. Il vostro background musicale è apparentemente molto distante. Come è nata questa collaborazione?

Quando abbiamo chiesto ad Appino di partecipare, non pensavo che conoscesse già Piccoli fragilissimi film. Mi ha sorpreso molto quando ci ha mandato un messaggio mentre suonava uno dei brani con la chitarra, dicendo che lo voleva interpretare a modo suo. È stato fantastico! La sua versione è davvero unica, sembra quasi una canzone cantata da Mastroianni, ed è stato un piacere cantare insieme a lui, utilizzando un registro vocale diverso.

Riascoltando i brani dopo vent’anni, cosa hai scoperto di nuovo su Piccoli fragilissimi film?

Ho scoperto che, nonostante fossi in una fase di grande confusione quando è uscito l’album, c’era una certa lucidità nella visione del mondo che emergeva dalle canzoni. Questa continuità è rimasta, soprattutto in brani come Il mare verticale o Brucio. Ad esempio, Brucio rappresenta una costante per me, una tensione verso qualcosa di più grande che non ho ancora risolto, e probabilmente non risolverò mai.

Nella versione del 2004, Piccoli fragilissimi film era un disco di frammentazione e rimpianto. Oggi, cosa pensi sia cambiato nella tua percezione di quelle storie?

Oggi sento una gioia diversa, non tanto per aver superato quelle esperienze, ma per la narrazione stessa. Ognuno di noi ha una storia da raccontare, e vale la pena di essere narrata solo se punta verso l’ignoto, verso l’altro. Se avessi fatto questo progetto da solo, sarebbe stato un esercizio sterile, ma grazie a tutti gli altri è diventato un vero traguardo.

Tra le tracce, Suggestionabili, realizzata con Aimone dei Fast Animals and Slow Kids, mi ha colpito particolarmente. Come è stato collaborare con loro?

È stato un grande dono. Abitiamo entrambi a Perugia, e lavorare insieme è stato un modo bellissimo per trovarci e stringerci la mano, al di fuori di qualsiasi contesto. È stato uno dei momenti più significativi per me.

A novembre partirà il tour. Come hai strutturato la scaletta per collegare al meglio passato e presente?

L’idea del tour parte da un’immagine: quella di dormire in auto, come mi capitava all’epoca. Apri lo sportello e ti trovi in un posto sconosciuto, ma miracolosamente tutto sembra a posto, perché non hai nulla da perdere. Partiamo da questo presupposto per creare una connessione tra passato e presente.

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