Thanks Galilei, il nuovo progetto di Renato Caruso, è un omaggio alla passione che il musicista nutre per il binomio musica – scienza.
L’album, infatti celebra la famiglia Galilei, sia Galileo che il padre Vincenzo, i primi a parlare di relatività. Vincenzo Galilei, celebre musicista del 1600, fu un vero e proprio rivoluzionario a partire dall’odierna scala musicale fino alla nascita dell’Opera.
Con Thanks Galilei, Caruso vuole esprimere la sua teoria del “relatività musicale”, secondo la quale, oltre alla musica (armonia, melodia, ritmo, parole), esiste un’altra variabile: il tempo.
“La musica è da sempre un mistero, forse alchimia tra note, ritmo e qualche ingrediente che ancora non conosciamo. Eppure, di una cosa sono certo: l’emozione percepita dall’ascolto di un brano varia dal momento in cui l’ascolti – afferma Caruso – Questo è un altro aspetto affascinante dell’arte. Proviamo a spostare la nostra visione del mondo musicale dalle note al momento in cui si ascolta una canzone. Perché bisogna andare ad un concerto di sera e non alle nove del mattino o in pausa pranzo? Introduciamo, quindi, una nuova variabile nella musica, il tempo, ma non inteso come ritmo, ma l’esatto momento della giornata in cui si fa musica. Galileo Galilei parlava di relativismo in quanto il movimento dipende dall’osservatore, per me la musica dipende dall’ascoltatore: questo è ciò che definisco relativismo musicale.”
Intervista a Renato Caruso
Cosa rappresenta l’album “Thanks Galilei” nel tuo percorso musicale?
Una crescita. Allargo sempre di più le mie conoscenze nell’ambito della scienza della musica. Galilei è una tappa ma ce ne saranno tante altre.
Anche in questo disco celebri il binomio tra musica e scienza. In quale direzione stanno procedendo i tuoi studi su questi due argomenti?
Al momento non ho una direzione ben precisa, studio e faccio ricerca. Sperando di arrivare al disco o alla rivoluzione musicale di cui ne abbiamo veramente bisogno.
Nell’album celebri anche la figura di Vincenzo Galilei, il padre di Galileo. Cosa ti affascina della storia di questa famiglia?
Il fatto che il padre sia stato molto importante nella figura del figlio. Senza Galilei padre non esisterebbe la figura di Galilei figlio. Il padre gli ha trasmesso la passione e l’amore per la scienza, da piccolo Galileo, infatti faceva piccoli esperimenti nella sua casa a Pisa. Quindi vi è amore di padre in figlio della scienza e della musica.
Quali sono gli elementi della musica che vorresti esplorare in un prossimo progetto?
Vorrei caprine ancora di più, magari esplorare l’universo e capire se esiste davvero questa musica celeste, questi pianeti che producono una melodia che al nostro orecchio non è udibile, ma alla nostra anima sì. Il misticismo è qualcosa che fa parte anche della musica e della scienza.
Credi che oggi finalmente la massa critica stia rivalutando il ruolo della musica nella società?
Credo che ritorneremo alla musica classica poiché vi è troppa confusione e un ritorno alla vera e bella musica può salvarci.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
