Intervista a Romina Falconi che con ROTTINCUORE, il nuovo concept album, ci invita a entrare in un universo dove l’ombra diventa protagonista.
Tra fragilità, cadute e peccati confessati senza filtri, Romina dipinge una galleria di anime imperfette che si raccontano senza morale né pietà. Ma questo progetto non è solo un viaggio nelle emozioni più intime: è anche un elogio dell’incontro e del confronto, un lavoro a 360 gradi che ha visto la collaborazione di psicologi, antropologi, musicisti e artisti di ogni tipo, uniti per esplorare la forza universale dell’arte. In questa intervista, Romina ci racconta il dietro le quinte di ROTTINCUORE, la sua visione del live e il valore della musica come specchio delle nostre vite.
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Intervista a Romina Falconi, il nuovo progetto “Rottincuore”
Romina, il tuo nuovo progetto Rottincuore è definito un concept album e allo stesso tempo un disco-film. Puoi spiegare di cosa si tratta e quale esperienza offre all’ascoltatore?
Rottiincuore è un progetto estremamente complesso che nasce da lontano. È un viaggio multidisciplinare che unisce musica, psicologia, scrittura e illustrazione. Non è solo un album, ma un’esperienza che attraversa le nostre ombre, le fragilità umane, e permette di riflettere su temi profondi in modo originale e a volte ironico.
Parli di andare “contro le regole” del pop contemporaneo. Cosa intendi?
Oggi nel mondo discografico c’è una regola, non scritta ma abbastanza evidente: il pop deve essere rassicurante, semplice, immediato. A me invece piace raccontare le magagne, le nostre ombre. Tutti le abbiamo e credo sia importante affrontarle, persino ridere di esse quando possibile. Volevo includere sia ciò che riguarda me, sia aspetti universali che riconosco nelle persone, anche quando sono molto diverse da me.
Quindi il progetto tocca anche temi legati alla positività tossica?
Esatto. Viviamo in un’epoca dove la performance e il mostrarsi sempre forti sono imperativi. Sorridi, non avere problemi, sii sempre positivo. Io invece volevo offrire una carezza a chi si sente sgretolato, a chi affronta ostacoli quotidiani. La musica per me è libertà, ma è anche una responsabilità: il messaggio deve arrivare a chi è pronto a riceverlo, a chi ha le stesse complessità interiori.
Hai ricevuto feedback inaspettati dal pubblico?
Risposta: Sì, ed è stato emozionante. Persone che mai avrei immaginato, come fan del metal, si sono avvicinate al progetto. Ho vissuto momenti difficili durante la creazione dell’album, inclusa una parentesi depressiva, ma il fatto di averlo concretizzato mi ha dato una gioia enorme. Cinque anni di lavoro, studio e introspezione, sembravano un viaggio infinito, come quello di Ulisse.
Ci racconti le radici del progetto e il legame con il tuo lavoro passato?
Tutto parte dal Centro d’Ascolto del 2018, un progetto che voleva creare uno spazio sicuro dove le persone non si sentissero sole e potessero condividere le proprie fragilità senza giudizio. È stata un’esperienza quasi “pretensiosa”, ma necessaria, perché volevo esplorare le ombre umane in profondità. Ho sempre considerato le mie canzoni come un mezzo per ascoltare e supportare gli altri, mostrando le mie stesse fragilità.
Come hai adattato ispirazioni da grandi maestri della performance come Marina Abramovic al tuo progetto?
Non si tratta di emulare nessuno. L’idea era prendere l’essenza dei maestri e adattarla al mio mondo. Il Centro d’Ascolto è nato gratis e continuerà a esserlo, con l’aiuto di una psicologa per gestire le ombre più delicate. Ho visto arrivare persone diverse, con problemi diversi, ma tutte consapevoli dei loro mostri interiori e desiderose di affrontarli. La consapevolezza di sé è il filo conduttore, e non è affatto scontata.
Cosa vuoi comunicare con questo progetto riguardo alle ombre e ai limiti personali?
Credo sia fondamentale parlare dei nostri limiti e delle nostre ombre non per demolirci, ma per accettarle e comprenderle. Oggi tutto è polarizzato: o sembri forte o sei invisibile. Io voglio raccontare che esistono anche le fragilità, che possiamo parlarne, esplorarle e farne un punto di forza. Rottiincuore nasce proprio da questa idea: l’arte come strumento di cura e riflessione sulle nostre complessità.
Questo progetto sembra andare oltre la musica stessa. Ci sono collaborazione con psicologi, antropologi, illustratori e altre figure che non fanno arte per mestiere. Che significato ha per te questo approccio interdisciplinare?
Sì, assolutamente. Per me è un vero elogio del confronto. L’arte, in questo progetto, diventa uno strumento per parlare dei problemi, per affrontarli e magari cercare soluzioni. Collaborare con persone che nella vita fanno altro ma che condividono la passione per l’arte ha permesso di creare qualcosa di più grande: un progetto che celebra la forza dell’arte a 360 gradi. Questo tipo di scambio è bellissimo perché mostra come la creatività possa unire esperienze e competenze molto diverse, e allo stesso tempo generare riflessioni profonde.
Hai detto che essere compresi è qualcosa di prezioso, soprattutto in un’epoca in cui è facile giudicare attraverso uno schermo. Come ha influito questa comprensione sul tuo lavoro?
Essere compresi è incredibile, soprattutto oggi, quando spesso le persone si sentono autorizzate a giudicare senza contesto. Lavorare con professionisti di vari settori e sentirsi capiti mi ha dato una sicurezza che mi ha permesso di sperimentare senza paura di sbagliare. È una cosa rara e preziosa: essere accolti, ascoltati e sostenuti, anche quando si mettono in gioco idee nuove o insolite.
In che modo queste collaborazioni interdisciplinari hanno arricchito il progetto musicalmente e concettualmente?
Hanno fatto una differenza enorme. Persone che non si occupano di musica, come psicologi o antropologi, hanno portato prospettive diverse, strumenti concettuali e sensibilità che altrimenti non sarebbero entrati nel progetto. Questo ha permesso di creare un messaggio potente: l’arte non è solo intrattenimento, ma uno specchio delle nostre vite, delle paure, delle soddisfazioni, dei sogni traditi. Vedere chi viene da altri mondi mettersi a disposizione per sostenere l’arte mi ha fatto capire quanto la musica, e l’arte in generale, siano colonne sonore delle nostre vite.
Hai parlato anche dell’importanza del live. Quanto è centrale la dimensione dal vivo per te e per la percezione del progetto?
Il live è fondamentale per me. Nasco sul palco e lì sento il cuore pulsare. Un concerto è come un’opera teatrale: ciò che accade in quel momento è unico, irripetibile. La registrazione di un disco resta ferma, ma in un live c’è magia, calore, risonanza con il pubblico. I miei musicisti sono incredibili, li chiamo “i disumani” perché suonano come se non ci fosse un domani. Sono persone diverse da me, anche metallari, eppure l’armonia che creiamo insieme è straordinaria.
Questo progetto sembra davvero completo e a 360 gradi. Quali sono le sfide e le emozioni legate alle prossime date live, considerando la dimensione delle location?
Le sfide ci sono sempre, soprattutto con location grandi come Largo Venue a Roma o i Magazzini Generali a Milano. La musica è un campo incerto: non puoi dare nulla per scontato. Però questa incertezza è parte del bello, perché significa che ci metti il cuore, il rischio, la passione. Non vedo l’ora di vivere queste date con il pubblico, di condividere l’energia del progetto dal vivo e di restituire qualcosa di speciale a chi verrà a vedere.
A questo punto… l’appuntamento live è per il 19 settembre al Largo Venue di Roma e il 21 ai Magazzini Generali di Milano. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
