Intervista a Seltsam che, dopo l’onda d’urto generata a Sanremo Giovani 2025 con “Scusa Mamma“, torna sulla scena con il singolo “Amico come va”.
L’artista romano mette da parte l’ironia tagliente per scavare nel sentimento della nostalgia generazionale. Non è solo una canzone, ma una “domanda aperta” dedicata a quell’amicizia storica che il tempo e i chilometri hanno allontanato, pur senza mai spezzarla. Tra i ricordi dei campetti di calcio e la consapevolezza dei venticinque anni, Seltsam ci racconta il peso della crescita e quel bisogno tutto umano di sentirsi ancora capiti, al di là dei numeri e della viralità.
In questa intervista, l’artista ci guida dietro le quinte del brano e ci proietta verso “MammaRoma“, l’atteso live all’Alcazar del 21 maggio, dove la sua Roma diventerà il palcoscenico di un abbraccio collettivo e senza filtri. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.
Intervista a Seltsam: “Amico come va” e il coraggio della nostalgia
Prima di tuffarci nella musica, stavamo parlando della tua vita quotidiana e dei tuoi cani. C’è uno “scoop” domestico prima di iniziare?
Sì, guarda, ti do uno scoop: sono “in esilio”! Circe, la cagnolina più piccola, è in calore, quindi Ettore, quello grande, sta facendo il fenomeno. Mi toccherà vagabondare per le strade di Roma con lui finché non si calmano le acque. È un po’ la mia vita: tra una sessione in studio e l’altra, sono sempre in mezzo a questo caos familiare che però è quello che mi tiene coi piedi per terra.
Parliamo del nuovo singolo, “Amico come va”. È un brano molto diverso da quello che abbiamo sentito finora. Cosa rappresenta per la tua carriera?
Sono felice che si percepisca questa differenza. Per me segna l’inizio di un nuovo ciclo, un percorso fatto di momenti di tristezza e felicità che fanno parte della crescita. L’ho scritta subito dopo la prima puntata di Sanremo Giovani. A 25 anni non sono più un “pupetto”, anche se molti pensano che ne abbia 19. Ho due lauree, sono “vecchietto” pure io! Cominci a vedere che i rapporti con gli amici cambiano, le priorità diventano altre, tra lavoro e impegni. Durante Sanremo non ho visto i miei amici, li sentivo e basta. È finita l’epoca dei “due tiri sotto casa”.
Il brano sembra avere un destinatario molto preciso. Chi è l’amico a cui ti rivolgi?
L’ho scritta per il mio migliore amico storico. Lui è stato il mio primo produttore, avevamo una band e ci chiamavamo già Seltsam; poi lui ha scelto un’altra strada, si è laureato in fisica e ora sta facendo un dottorato in Germania, vicino Monaco. Lui è l’unica persona con cui riesco a parlare davvero. Sai, la famiglia ti vede in un modo, gli altri in un altro… lui invece mi vede semplicemente per come sono. Da quando è partito, a volte sento di non avere più nessuno con cui parlare allo stesso modo. Il senso del pezzo è tutto nel bridge: “E mi manca qualcosa, non so neanche cosa, vorrei solo parlarne con te”. Non cerchiamo soluzioni, cerchiamo solo di sentirci capiti.
Nel testo ci sono immagini potentissime, come il “pallone bucato dimenticato in macchina”. Come hai lavorato con i tuoi produttori per rendere questo senso di nostalgia?
Devo tutto a Niagara (Gabriele), con cui faccio tutto, e a Reason che ha co-prodotto il brano. Noi cantautori siamo un po’ “stronzetti”, vogliamo scrivere tutto da soli, ma con loro c’è una luce speciale. Musicalmente non faccio troppa ricerca, dico quello che penso. Ho giocato a calcio 18 anni, ho le cicatrici sulle ginocchia: quel pallone bucato io ce l’ho davvero in macchina. Rappresenta quella freschezza di dire “perdiamo tempo pur di stare insieme” che oggi non abbiamo più perché pensiamo sempre a cosa dobbiamo fare il giorno dopo. A 17 anni facevi le stupidaggini senza pensare a ciò che sarebbe stato; oggi portiamo tutti il peso della maturità.
Come si gestisce la pressione dopo un successo virale come “Scusa Mamma”? Ti spaventa l’idea che un pezzo così diverso possa non fare gli stessi numeri?
Ti dico la verità: non ci penso. Forse sembrerà presuntuoso, ma io mi sento un artista che si sta facendo strada sgomitando, senza aiuti. Se ho deciso di fare un brano sul mio migliore amico, devo fidarmi della mia identità. La “viralità” va e viene, ma il mio brano preferito resta “Vent’anni”, che è andato malissimo numericamente ma mi dà i brividi ogni volta che lo canto. La mia generazione purtroppo cerca la validazione nei numeri, ma io cerco di ragionare diversamente. Se questo singolo dovesse andare male, non muore nessuno. C’è già il prossimo, e quello dopo ancora. Mi basta che si riconosca la mia crescita artistica.
Il 21 maggio ci sarà il live “MammaRoma” all’Alcazar. Cosa dobbiamo aspettarci sul palco?
Seltsam: Io nasco sul palco, ho fatto teatro e cinema per anni. Il palco è casa mia. Il periodo senza live lo sto soffrendo tantissimo. “MammaRoma” non sarà uno spettacolo pop artefatto con i balletti; voglio vedere le sciarpe al cielo, voglio sentire la voce della gente più della mia. Sarà una festa. E vi do uno spoiler: presto tornerò alle ballad d’amore che ho lasciato anni fa. Ho fatto un giro largo per sperimentare altre sonorità, ma il mio modo di raccontare parte da lì.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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