Disponibile in digitale “#PACE” (Verba Manent/Ada Music Italy) (https://ada.lnk.to/pace), il nuovo album di inediti del cantautore, autore per i più grandi artisti italiani, scrittore di opere teatrali, saggi e regista VINCENZO INCENZO.
«’PACE’ è una parola che è stata svilita e smembrata dagli squali della propaganda, e che ha fretta di essere restituita alla sua essenza e al suo agire – sottolinea Vincenzo Incenzo – Viviamo in una camera d’eco, dove il grido sterile ha scalzato il dibattito e dove viene sempre meno ogni distinzione tra il vero e il falso. L’incultura spinge all’aggressività, la guerra deve uscire dalla nostra testa prima ancora che dai confini della Terra.»
Questa la tracklist di “#PACE“
1. Intro #PACE
2. Rimanere
3. Ti perdi
4. La bellezza
5. Come nessuna al mondo
6. Il nostro amore
7. L’universo senza te
8. Lontano e qui
9. Aria ferma
10. Bene così
11. Gli ultimi della terra
L’artista presenterà l’album il 19 dicembre alle 21.00 a Roma, presso il Teatro Golden, in un concerto che vedrà Vincenzo eseguire l’album “#PACE” insieme ai suoi più grandi successi come autore. A seguire l’artista incontrerà il pubblico per il firmacopie dell’album. PerInfo e prenotazioni: +39 350 103 2528.
Intervista a Vincenzo Incenzo
Vincenzo, quest’estate ci hai parlato di un bellissimo progetto, ma ora arriva qualcosa di ancor più speciale: il tuo nuovo disco, che hai definito come il tuo migliore. Cosa ha reso questo lavoro così significativo per te?
È vero, lo dicevamo a microfoni spenti. In realtà, non avevo previsto di fare un album ora, ma sono stato contattato da Warner, e questa proposta mi ha davvero gratificato. È bello che ci sia interesse anche verso artisti fuori dal mainstream, e questo mi ha dato una serenità incredibile. Ho scritto le canzoni in pochi mesi, anche se il lavoro di arrangiamento, mix e mastering ha richiesto più tempo. È stato un processo spontaneo e intenso.
“#Pace” sembra un album molto libero, anche dal punto di vista testuale. Il titolo ha un significato speciale?
Assolutamente sì, il titolo è un messaggio chiaro. Volevo creare un disco che fosse cantabile, che potesse coinvolgere il pubblico nei concerti. In questo lavoro non abbiamo usato auto-tune né intelligenza artificiale: è tutto suonato dal vivo, con la produzione di Yuri Licotti e la partecipazione di musicisti straordinari come Alfredo Paixão e Daniele Bonaviri. La parola “pace”, accompagnata dall’hashtag, vuole essere un messaggio che veicola velocemente un concetto essenziale e purtroppo troppo spesso frainteso.
Dal punto di vista sonoro, in questo disco si nota una fusione di acustico ed elettronico. Come hai lavorato su questo equilibrio?
Con Yuri, abbiamo creato una sintesi tra sonorità acustiche ed elettroniche, dove l’acustico governa ma viene arricchito da suoni moderni, sempre frutto dell’intervento umano. Molti suoni sembrano sintetizzatori, ma sono il risultato delle pedaliere e delle tecniche usate da Yuri. Anche nei brani più semplici come Il nostro amore o La bellezza, sotto la superficie si muovono sonorità che rendono tutto più contemporaneo, unendo tradizione e innovazione.
Hai già ricevuto dei riconoscimenti per i testi, come nel caso di “Ti Perdi”, premiato per il suo valore musicale e letterario. Come riesci a trattare temi universali come il rimpianto senza risultare ripetitivo?
Ogni canzone deve avere più livelli di lettura. “Ti Perdi” parla di smarrimento di fronte a un ricordo improvviso, che rivela la fragilità delle nostre costruzioni emotive. Ma in profondità è anche un messaggio sociale: viviamo tutti una perdita di appartenenza, ci siamo isolati. L’identità si costruisce nella relazione con gli altri, e la solitudine ci rende vulnerabili. “Ti Perdi” racconta anche questo, non è solo una canzone d’amore.
Rispetto ai tuoi lavori precedenti, in questo disco sembra emergere una maggiore speranza. È così?
Sì, e l’ho voluto intenzionalmente. Dopo “Zoo“, mi sono chiesto quale fosse il compito dell’arte. Criticare la società va bene, ma l’arte dovrebbe anche portare una proposta di luce e speranza. Questo progetto è nato per accendere delle lampadine in un momento buio, un piccolo gradino verso qualcosa di migliore.
Anche nei brani “La bellezza” e “Gli ultimi della terra” emerge la tua poetica e l’idea di speranza che l’arte deve trasmettere.
Esattamente. L’arte dovrebbe alimentare una cultura della pace, proprio come esprime il titolo. L’arte è un tentativo di riportare equilibrio nelle nostre mancanze, e credo che tutti noi artisti iniziamo a fare questo lavoro proprio per colmare un vuoto. L’arte deve essere fonte di luce, più che una semplice cronaca del buio che ci circonda.
Il 19 dicembre presenterai l’album a Roma. Cosa provi in vista di questo evento?
Sono entusiasta! Questo disco guarda molto verso l’esterno, sarà interattivo col pubblico. Il Teatro Golden di Roma, con il palco al centro e il pubblico intorno, è perfetto per creare un’atmosfera immersiva. Sarà una serata speciale, con le persone che condividono con me queste canzoni.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
