Zeno Mi Hai Rapito

Mi Hai Rapito è il nuovo singolo di Paolo Dente, in arte Zeno, cantautore salernitano classe 1995.

L’artista prende il nome dal romanzo di Italo Svevo, La coscienza di Zeno. Inizia la sua carriera musicale nel 2020 pubblicando il suo primo singolo, AmorePsiche.

Fin da piccolo coltiva la passione per il cantautorato italiano e la musica in generale, per poi affondare le proprie radici nella cultura hip-hop, affascinato dalla musicalità e dalla comunicazione diretta che la caratterizza: molteplici sono i riferimenti da cui trae ispirazione, ma la sua musica è comunque contaminata dall’influenza di svariati generi che confluiscono, delineando così l’identità ben chiara dell’artista.

Dopo la pubblicazione di alcuni singoli, durante l’estate del 2022 partecipa a serate di rilievo in alcuni noti club locali, esibendosi in apertura ai djset di artisti quali: Lazza, Coco, Geolier, Luchè, MamboLosco, Neves 17, SLF.

Mi hai rapito è il biglietto da visita ideale per conoscere Zeno che confessa di scrivere canzoni come se non dovesse mai ascoltarle nessuno, solo così è certo di «dire la verità». Perché la vita di Zeno si basa sulla verità e questo brano trasuda sincerità in ogni nota, in ogni verso.

Intervista a Zeno

Chi è Zeno?

Zeno sono io, Paolo. Sono un cantautore salernitano, classe ’95. Circa tre anni fa ho scritto il mio primo testo in seguito ad una rottura sentimentale ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, da allora non ho più smesso. Avevo bisogno di una valvola di sfogo, di manifestare ad “alta voce” ciò che ho sempre conservato dentro. Zeno non è altro che la mia voce.

Qual è l’aspetto del tuo nome d’arte che più ti rende orgoglioso?

Mi ispiro al romanzo di Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”. Ho scelto Zeno perché più leggevo del “personaggio” più rivedevo degli aspetti a me vicini. Zeno viene dipinto come un “inetto” e si sente tale, rendendo la sua apparente inadeguatezza un sintomo di una malattia, ma in realtà, secondo una mia personale chiave di lettura, vince le sue ansie perché esprime verità confessando tutto al suo psichiatra. Ed è forse, nella verità stessa, la risoluzione. La mia ambizione, personalmente ed artisticamente è l’autenticità. L’ammettere a me stesso persino gli aspetti più “sgradevoli”.

Definisci la tua autoproduzione come una… “legittima difesa”. Cosa significa?

Non vorrei essere frainteso, non mi sento attaccato da nessuno se non costantemente da me stesso. Ho capito di aver bisogno di buttar fuori ciò che ho dentro per non rimanerne intrappolato e per questo la mia “legittima difesa” è la musica.

“Mi hai rapito” si caratterizza per un approccio nostalgico e sincero. Qual è il punto di forza del brano?

Personalmente amo ascoltare musica malinconica, anche perché è uno stato d’animo che caratterizza in primis la mia persona, quindi essendo condizionato dai miei gusti direi che la vena nostalgica, presente un po’ in tutti i miei brani, è inconsapevolmente ricercata. Di conseguenza, credo che il testo faccia tanto in questo brano, magistralmente accompagnato dalla base prodotta da Antonio Marcucci, che riesce sempre a mettere in musica ciò che sento, creando una cornice perfetta.

In “Mi hai rapito” c’è un velo di passato, ma lo sguardo pare proiettato verso il futuro. Consapevolezza o necessità?

Sono il prodotto delle mie esperienze e del modo in cui le ho filtrate. La chiave è il presente e credo abbia a che fare sia con un processo di consapevolezza ma anche con la necessità di esprimere ciò che sono.

Qual è il più grande difetto di un cantautore sincero?

Partendo dal presupposto che posso parlare solo per me, credo che un “difetto” – se così può definirsi – possa essere l’autenticità stessa, in quanto a volte potrebbe non corrispondere con ciò che è giusto dire.

Cosa pensi della scena musicale italiana attuale?

Il livello è veramente altissimo, con una competizione spietata, ed è proprio per questo che emergere è diventato molto complicato. Il rovescio della medaglia è la quantità industriale di proposte musicali, che penso abbia a che fare con la facilità nel distribuire, grazie agli innumerevoli mezzi a disposizione, la propria musica.

Su quale aspetto artistico ti stai concentrando in questo periodo?

Avendo a disposizione un piccolo home studio, passo la maggior parte del tempo a sperimentare, scrivere e provare. Sento di avere un buon margine di crescita e non voglio “sprecare” neanche un secondo. Sono costantemente in contatto con il mio produttore per confrontarci sulle idee reciproche e preparare i singoli che usciranno in futuro.

Far fede ad un’uscita al mese non è semplice perché il rischio di compromettere la qualità è sempre dietro l’angolo, per questo cerco di mantenere la concentrazione alta.

Foto di Aniello Noceroni