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Intervista ad Alessandra Tumolillo: “So chi non voglio essere”

Alessandra Tumolillo

Intervista ad Alessandra Tumolillo che ci racconta il suo nuovo singolo “Sai che c’è“, pubblicato su etichetta BMG. “Sai che c’è” è una canzone intima e sincera, che racconta l’amore più profondo: quello che non scivola addosso, ma che resta, si deposita, si impregna negli alveoli del cuore come una spugna.

Scritto per il padre della cantautrice e chitarrista napoletana, il brano mette al centro l’amore paterno, con tutte le sue fragilità, le distanze, le mancanze e il desiderio di sentirsi davvero accolti. In questa intervista Alessandra ci racconta la genesi della canzone, la sua attività live quest’estate al fianco di Serena Brancale e i suoi progetti futuri.

Intervista ad Alessandra Tumolillo, il nuovo singolo “Sai che c’è“

Cosa rappresenta per te questo brano?

Rappresenta un periodo di transizione tra lo scorso disco, “Postcards from Naples“, un progetto chitarra e voce, molto intimo, di classici napoletani che ascoltavo durante la mia infanzia, e quello che sarà il mio prossimo progetto di tutti inediti in italiano, di cui parlerò più avanti. Quindi è un cambiamento e una trasformazione, ma anche una crescita. Parlo del rapporto con mio padre e per me è un brano molto speciale.

È un brano che parla di distanza ma, soprattutto, di amore. Come si riesce a far prevalere questo sentimento sul distacco?

Non c’è una contemplazione del dolore, semmai c’è la contemplazione di un qualcosa che può evolvere. È un amore che evolve e che cresce, il distacco c’è ma è solo fisico e, per quanto concerne l’emotività e la psicologia, è un tutt’uno, sono interdipendenti.

Come abbiamo già detto, questa è una canzone dedicata a tuo papà mentre nel tuo primo ep, “Postcards from Naples“, ce n’era una, “Nenia ad Ambra“, dedicata a tua nipote. Quanto gli affetti familiari ispirano la tua proposta musicale?

Noi siamo la somma delle esperienze che abbiamo vissuto, che fanno di noi quello per cui andiamo fieri oggi oppure anche quello per cui siamo molto critici verso noi stessi. Io credo che la mia famiglia mi abbia dato tanto sia per quanto concerne il mio lavoro perché sono una musicista grazie a mamma e papà, entrambi musicisti, ma sono anche la persona che ho cercato di costruire sino da oggi, quindi la mia crescita personale e spirituale è un qualcosa per cui sto lavorando personalmente. Per cui sì, la famiglia incide molto e, soprattutto, l’amore che è il filo conduttore di tutto.

Le sonorità del pezzo sono molto intime, raffinate e, quindi, anche lontane da quello che ci propone oggi il mercato musicale. Come nasce questa scelta di porti in contro-tendenza rispetto all’attualità?

C’è una crescita graduale, non c’è qualcosa di studiato in questo e sto cercando di creare il mio percorso artistico e umano affinché possa essere più naturale possibile, perché credo che la musica e l’autenticità di un’artista vengano soprattutto dal vivere le cose nel proprio momento e nel proprio presente, cercando di non forzarle. Sto cercando di fare in modo che sia tutto come un fiume che scorre.

Sei attualmente in tour con Serena Brancale. Come stai vivendo questa esperienza?

Molto bene. Per la prima volta sono la turnista di un’artista, quindi è un qualcosa che mi mette in gioco costantemente ed è fuori dalla mia comfort-zone. Ne sono contenta. Per fortuna sono riuscita anche a dare il mio contributo con la mia voce perché era qualcosa che sentivo e che mi mancava durante il concerto, infatti Serena è stata molto carina a concedermi questo spazio, è stata molto generosa. “Sai che c’è” è stata già cantata varie volte in questi concerti, quindi io sono molto grata di questa esperienza.

Non è la prima volta che condividi un palco così importante perché nel tuo percorso ci sono già delle collaborazioni con i Negramaro, con Tosca, con Venerus… Cosa hai imparato da questi artisti?

Ho imparato la perseveranza e l’abnegazione. Loro mi hanno regalato tutti un pezzo di loro stessi e hanno scelto me, quindi c’è una bella gratificazione. Sono contenta di poter condividere perché la musica è un confronto costante e solo così si può imparare e crescere. Io, per fortuna, so chi non voglio essere e, di conseguenza, per esclusione, diventerò chi voglio essere.

Agli inizi della tua carriera sei stata notata da Stefano De Martino che ti ha invitata a “Bar Stella” e, quindi, è inevitabile chiederti se stai facendo un pensierino a Sanremo e che Festival farà, secondo te, Stefano?

Secondo me sarà un Festival rivoluzionario perché quello che credo stia facendo Stefano è uno studio totale della nostra storia e solo così si può rendere qualcosa originale: ripercorrere il nostro passato con la nostra personalità. Sì, c’è sicuramente l’idea di andare a Sanremo ma siamo tutti sotto lo stesso cielo e non sappiamo come le cose possono andare. Sarebbe bello se Stefano potesse riconoscere qualcosa di interessante in quello che proporrò e spero sia così.

Chiudiamo facendo prima un passo indietro e poi un passo avanti. Com’è nata la tua passione per la musica e cosa ti auguri ci sia nel tuo futuro musicale?

È nata per imitazione perché la mia famiglia ha navigato sempre tra le note e gli strumenti musicali e, quindi, era come se il mio destino fosse già segnato. Io sono sempre stata una persona molto versatile, la musica mi piace tutta e forse questo è stato anche un punto a mio sfavore perché, dato che mi piacciono troppe cose, non riuscivo poi a scegliere. Per cui mi auguro di riuscire a selezionare quello che voglio fare, senza comunque rinnegare il passato, e che in futuro la mia personalità artistica possa affermarsi e creare uno spazio nuovo.

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