Gli Shkodra Elektronike sono un duo elettropop albanese fondato nel 2019 a Scutari da Kolë Laca e Beatriçe Gjergji; rappresenteranno l’Albania all’Eurovision 2025.
Cresciuti in Italia, hanno ottenuto successo in Albania dal 2020 con brani come Ku e gjeta vedin e Synin si Qershia. Nel 2024 hanno vinto il Festivali i Këngës con Zjerm, che porteranno all’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea. Il loro stile fonde elettronica, pop e musica tradizionale albanese, creando melodie orecchiabili e ritmi coinvolgenti.
Intervista agli Shkodra Elektronike, in gara all’Eurovision 2025 per l’Albania
Shkodra Elektronike, voi portate un genere che definite “post immigrant pop”. Potete spiegarci meglio cosa intendete?
Lo chiamiamo così perché fino ad ora abbiamo pubblicato solo brani tradizionali della nostra città, Scutari, in una versione elettronica. La parola “pop” non la intendiamo come “musica pop” nel senso classico, ma nel senso originario di “popolare”. “Immigrant” perché siamo immigrati, e “post” perché queste canzoni sono antiche, appartengono al passato, ma vogliamo farle vivere in una nuova forma.
Ormai vivete in Italia da oltre vent’anni, ma avete mantenuto un forte legame con la vostra terra d’origine. Come nasce l’idea di questo progetto e quali sono stati i riscontri in Albania?
L’idea è nata da Kolë Laca, che ha sempre cercato un modo per unire le esperienze musicali fatte in Italia con la tradizione da cui proviene. Faceva esperimenti nel suo computer, campionava suoni antichi… finché non ha conosciuto Beatrice e tutto è diventato un vero progetto.
In passato c’è stata una forte connessione tra Italia e Albania anche all’Eurovision, pensiamo a Ermal Meta. Conoscete Ermal?
No, non lo conosciamo personalmente, ma ovviamente conosciamo la sua musica.
Kolë Laca, hai suonato con band italiane, come il Teatro degli Orrori. Che tipo di esperienza è stata?
Bellissima! La reunion del Teatro degli Orrori è stata incredibile, ho visto l’ultimo concerto all’Alcatraz ed era potentissimo. Ho imparato tanto, anche tecnicamente, perché fare tour su palchi grandi ti insegna molte cose.
Il Festivali i Këngës è cresciuto molto negli anni. Cosa ha rappresentato per voi la vittoria?
È stata una grande gioia e una responsabilità. Essere scelti dalle persone è stato emozionante, ancora oggi viviamo con questa emozione dentro. Sentiamo che non è solo la nostra vittoria, ma quella di tante persone che si sono identificate con noi.
Qual è l’obiettivo principale della partecipazione?
A dire il vero non avevamo obiettivi precisi. Inizialmente volevamo solo farci conoscere in vista dell’album, ma vincendo tutto è cambiato. Ci siamo trovati un po’ impreparati e ora stiamo rincorrendo gli eventi. Il nostro obiettivo principale è rappresentare bene l’Albania.
C’è tanta Italia nel vostro progetto?
In un certo senso sì. Noi ci siamo formati musicalmente in Italia, abbiamo potuto sperimentare e crescere qui. Anche per lo staging di Eurovision ci sarà molta Italia, visto che viviamo e lavoriamo con tanti professionisti italiani.
Avete avuto modo di parlare con qualche ex rappresentante dell’Albania all’Eurovision?
Sì, per esempio Elhaida Dani, che è la direttrice artistica del FIK, ci ha raccontato che sua figlia voleva ascoltare il nostro brano durante le prove!

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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