Carlotta Caccamo

Vincitrice assoluta del “CampusBand Musica & Matematica”, Carlotta Caccamo si è aggiudicata un contratto discografico per la realizzazione e distribuzione del suo primo inedito, “Balla sulle punte“, e del relativo videoclip. Ai nostri microfoni si è poi raccontata, parlandoci di come la musica sia giunta in suo soccorso in uno dei momenti più difficili della sua vita e di come, sin da piccola, la sua quotidianità fosse già divisa tra il canto e la danza.

Intervista a Carlotta Caccamo

Ciao Carlotta, bentrovata su IMusicFun. Come stai?

Ciao, tutto bene! Vi ringrazio molto per questa intervista, perché ho finalmente l’opportunità di parlare un po’ di me e della mia musica.

Tu sei la vincitrice assoluta del concorso “CampusBand Musica & Matematica”. Cosa ti porti di quest’esperienza?

CampusBand è stata davvero un’esperienza meravigliosa, arrivata in un momento dove le insicurezze stavano avendo la meglio su di me, per le numerose porte in faccia ricevute. La mia musica e anche la mia persona sembravano non venir capite: “sei vecchia”, “i tempi sono cambiati”, “nessuno ascolta più questa musica”, “assomigli a…”. Insomma, ero parecchio demoralizzata, ma quando sono salita su quel palco è sparito tutto: l’ansia, la paura di non essere capita, i giudizi.

C’ero solo io, il microfono e le persone che mi guardavano. Mi sono sentita al posto giusto, libera, con una grinta che la gente aveva provato a spegnere, ma che non si spegnerà mai perché è parte di me e del mio carattere. Insomma, non sarei più scesa da quel palco e, quando ho dovuto farlo, la prima cosa che ho detto è stata: “Voglio fare questo tutti i giorni della mia vita”. Spero sia solo l’inizio!

Puoi dirci qualcosa in più sul tuo nuovo singolo “Balla sulle punte”? Quando uscirà e di cosa parla?

Balla sulle punte”, come si può intuire già dal titolo, è ispirata a una ballerina classica, che in questo caso sono proprio io. Nasco infatti come ballerina. All’età di 5 anni ho iniziato a studiare danza classica e all’età di 12 sono stata presa all’Accademia Ucraina di Balletto a Milano. Lì ho passato tutta la mia adolescenza, fino al diploma. Ho vissuto in convitto – lontana da casa – per i primi 4 anni. Poi mi sono trasferita nella casa della mia bisnonna, che era venuta a mancare pochi anni prima, perché i miei genitori non riuscivano più a sostenere i costi elevati del Liceo, dell’Accademia e del convitto.

Sono stati sicuramente gli anni più belli della mia vita, ma anche i più duri. La competizione in quegli ambienti è altissima e, quando uno è bravo, rischia di venir bullizzato. Per me è stato così. Sono stata messa da parte e mi sono così ritrovata da sola. A un certo punto ricordo di aver pensato di mollare tutto, ma la passione era più forte di qualunque cosa e – anche con il supporto della mia famiglia – sono riuscita a superare tutto.

Purtroppo, durante il mio percorso, ho subito anche due operazioni ai piedi e le cose da lì hanno iniziato a prendere una brutta piega. Nonostante la voglia di combattere e di rimettermi in piedi, il mio corpo sembrava volesse dirmi “basta”. Ricordo una frase della mia insegnante – “non ballerai più” -, che nella canzone ho tradotto in “sai che c’è, volare non fa per te”. Ricordo che mi aveva spezzata. Non avere più la fiducia del tuo insegnante è pesante, ma ho superato anche questo e alla fine – contro tutti i pronostici – io ballo ancora, senza le punte, che ho dovuto a malincuore attaccare al chiodo. Ma la danza non è solo quello, ci sono mille altre forme.

Ed è qui che arriva la musica. Nel periodo più nero, quando tutto sembrava crollarmi addosso, mi ha infatti letteralmente salvata. “Balla sulle punte” l’ho scritta come se fosse una lettera indirizzata a me stessa, nella quale ripercorro i difficili anni in Accademia e il mio sogno spezzato. A parte qualche riferimento veramente esplicito alla danza, la canzone ha però un respiro più ampio e rimanda ad un concetto molto importante: “Nonostante ci sia sempre qualcuno pronto a schiacciarti, a dirti che non sei nulla e che non puoi fare qualcosa, tu – sempre con educazione, eleganza e attenzione – continua a credere nei tuoi sogni, senza scendere a compromessi e circondandoti di persone che la pensato come te e mettono cuore e passione in tutto ciò che fanno“. Non so ancora quando uscirà, perché c’è ancora del lavoro da fare (arrangiamento, videoclip, ecc.), ma spero molto presto!

Quando hai capito che questa poteva essere la tua strada?

Negli ultimi anni, a partire dal 2017, quando ho partecipato alle selezioni di Area Sanremo, dove tra l’altro sono arrivata tra i finalisti. In quel momento è scattato in me qualcosa e ho iniziato a studiare ed allenarmi. Prima cantavo solo perché mi piaceva farlo, senza scaldare la voce. Ho inoltre ripreso in mano il pianoforte, che avevo studiato da piccola per tre anni, e poi – solo ultimamente – ho iniziato anche a scrivere le mie prime canzoni.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica e cosa rappresenta oggi per te?

Il mio primo ricordo legato alla musica risale al 2009. Avevo 11 anni ed ero con mia mamma e mia sorella a cena in un locale con piano bar. A un certo punto, ricordo solo di essermi alzata e di aver chiesto se potevo cantare una canzone. Scelsi “Invece No” di Laura Pausini, ma non avevo mai preso in mano un microfono, a parte il citofono di casa. Poco tempo fa ho ritrovato il video e sono rimasta davvero stupita dalla semplicità e dalla disinvoltura con cui tenevo in mano quel microfono e cantavo. Sembravo nata per fare quello!

Un altro ricordo davvero bello risale ad agosto/settembre 2010, quando mio papà iscrisse di nascosto alle selezioni per “Io Canto”. Non ero arrabbiata, di più. In quel periodo avevo in testa solo la danza e a settembre avrei iniziato l’Accademia. Alla fine però decisi di andare e mi presero.

Ricordo come fosse ieri il provino, negli studi a Cologno. Mi trovavo in una sala d’incisione e, dall’altra parte, c’erano Cenci e mio papà. È stata un’emozione pazzesca, perché non avevo mai sentito la mia voce così bene, così amplificata. Si sa, la sala d’incisione è qualcosa di magico! Poi ricordo le prove con l’orchestra e le lezioni con i vocal coach. “Io Canto” e l’Accademia non potevano però coesistere, così fui obbligata a fare una scelta: o il canto o la danza. Ai tempi scelsi la danza, ma giuro che oggi, col senno di poi, molto probabilmente avrei scelto il canto. Ma fa parte della vita, un senso ci sarà!

Potessi tirar fuori dal cassetto tre sogni, quali ti piacerebbe realizzare?

Vi avverto… punto in alto, anzi altissimo: cantare a San Siro! A volte, quando canto e mi alleno tra le quattro mura di casa, la mia mente inizia a vagare e mi immagino seduta su un pianoforte a coda, l’occhio di bue che mi illumina e la gente che canta insieme a me.

Nel tuo approccio alle canzoni, e più in generale alla musica, quali sono i tuoi principali riferimenti musicali?

Da piccola il mio punto di riferimento era senza alcun dubbio Laura Pausini. Sono letteralmente cresciuta con le sue canzoni. Oggi cerco invece di ascoltare cose anche molto diverse tra loro. Però, se devo dirvi un’artista al quale mi sento più vicina, vi dico Ultimo, per le parole, le melodie e anche gli stati d’animo che ci accomunano.