Marco Massa

Disponibile in tutte le principali piattaforme di streaming e download da venerdì 13 gennaio, “Cara Milano” è il nuovo brano di Marco Massa che, a distanza di 12 anni dalla vittoria del Premio Sergio Endrigo, lo ripropone in una nuova versione ri-arrangiata dal Maestro Marco Grasso.

Nel brano il cantautore meneghino racconta di una vecchia Milano ormai dimenticata, con l’obiettivo di risvegliare un’umanità sacrificata a favore del forsennato progresso degli ultimi anni. Tra ricordi, emozioni e rimpianti, “Cara Milano” parla così di un amore in continua evoluzione, che segna una vita.

«Amo questa canzone, perché vorrei che Milano non fosse soltanto la città del business, del frenetico “immobiliarismo” urbano e del capitalismo selvaggio. Mi piacerebbe riconoscerla in un luogo dove ritrovare se stessi e la propria intimità. Per far sì che questo accada, ognuno dovrebbe focalizzarsi sulla propria storia, aggiungendo un tassello di umanità reputato importante e valorizzando ciò che per anni magari ha nascosto nel profondo di sé, senza più paura di mostrarlo».

Intervista a Marco Massa

Buongiorno Marco, bentrovato su IMusicFun. Come sta?

Buongiorno a voi e grazie per questo invito. Posso dire, per quanto mi riguarda, che è un buon momento a livello artistico e lavorativo. Sto riprendendo finalmente a suonare in pubblico e questa è una buona cosa.

Nel 2011 usciva “Cara Milano“, brano che nello stesso anno vinse il Premio Sergio Endrigo. Cosa l’ha spinta a riproporla in una nuova versione riarrangiata dal Maestro Marco Grasso?

La canzone “Cara Milano” per me è come un classico: l’ho sempre cantata e suonata nei miei concerti. In questi ultimi due anni ho pensato peraltro di darle una nuova veste sonora, senza modificarne il testo, come ho fatto anche per altri brani del mio repertorio. Il motivo è semplice. Per quanto riguarda questo brano, che parla della mia città, è stato un cambiamento spontaneo e naturale, perché l’ho scoperta molto diversa proprio a livello di suoni: silenziosa – forse troppo – a causa del violento periodo di lockdown e improvvisamente impazzita al suo termine.

È proprio in quel lungo periodo di forzata clausura che, dedicandomi molto all’ascolto, ho ricercato mondi sonori diversi, riscontrando ahimè un’assenza di sperimentazione e ricerca in Italia, dove – a mio parere – la musica si conforma alla banalità modaiola esasperata di questo momento discografico. Ho dunque cercato altrove ed ho scoperto un mondo artistico-sonoro unico, che mi ha letteralmente sorpreso: la musica del Nord Europa, musicisti straordinari, ricercatori del suono, come Jan Bang ed Erik Honoré e, soprattutto, le sonorità crepuscolari e sperimentali del grande Jon Hassel, trombettista americano scomparso da poco tempo e padre di questo mondo sonoro ineguagliabile.

Ho così proposto questo mondo visionario e discograficamente poco esplorato al Maestro Marco Grasso, proponendogli di sperimentarlo nelle mie canzoni di repertorio ma, soprattutto, nei nuovi brani. Ed è così che è nata la nostra collaborazione in questo nuovo mondo.

A suo parere, com’è cambiata Milano negli ultimi 12 anni?

Milano è cambiata. Quando ero ragazzo, spesso mi trovavo in vacanza nel Sud Italia e i miei coetanei mi domandavano come potessi vivere a Milano, la città fredda delle industrie, della nebbia, della contestazione violenta e del terrorismo. Ecco, posso dire che capivo la difficoltà di far trasparire quell’intimismo a cui invece io ero molto legato e che avevo trovato scoprendo la mia città nel tempo. Quell’intimismo che ora faccio più fatica a trovare in una città più sfacciata, che vuole farsi notare a tutti costi.

In “Cara Milano” canta: “Ti ho amato tanto tanto e adesso un po’ di più“. Questo sentimento è rimasto immutato nel tempo?

No, è una città che mi fa più tenerezza. La vedo in affanno, nel tentativo esasperato di apparire, e quindi distaccata da me e forse non solo.

Ascoltando il brano si percepisce una certa nostalgia e un filo di amarezza. Cosa le manca della vecchia Milano e cosa si augura per il futuro di questa città?

Cosa mi manca è evidente: quel filo d’intimità e di umanità che faccio ormai fatica a vivere nelle sue strade. Mi auguro, come dico nella canzone, che ritorni al più presto tra la gente e che sia solidale. Non
posso vedere persone che dormono in pieno inverno per strada nei parchi o davanti alle banche come se chiedessero aiuto a un colosso freddo e spietato. Milano non era così fredda, lo era in apparenza, ma non nel cuore.

Oggi, che rapporto ha con la città di Milano?

Ho un rapporto un po’ conflittuale. Spesso ho voglia di partire e ritirarmi in campagna a produrre vino e olio. Milano è la mia storia e la rispetto. Mi ha dato tanto, ma la strada che ha preso mi piace sempre meno.

Ci parla dell’idea alla base del videoclip di “Cara Milano“?

Il videoclip è un connubio di immagini che nascono dalla creatività unica di Danilo Da Rodda, mio compagno di viaggio di molti progetti artistici visionari, e dal live girato da Andrea Cavallari all’interno del Mister Fantasy di Buccinasco con una band d’eccezione formata da Manuel Boni alla chitarra, Matteo Minchillo alle tastiere e Martino Malacrida alla batteria. Il clarinetto è invece suonato dal più giovane del gruppo, mio figlio Francesco Massa. Le immagini raccontano Milano e come si è evoluta, o forse involuta, attraverso gli anni. Ecco il perché di un vecchio televisore, specchio degli anni del boom, che si tramuta in un computer nella solitudine.

Questa nuova versione segue la pubblicazione, lo scorso settembre, di “Nonostante tu nonostante io“. Adesso, cosa bolle in pentola?

Ogni mese verrà promosso un nuovo singolo che, da qui al prossimo settembre, completerà l’uscita del disco – composto da 10 brani – che conoscerete nei miei prossimi concerti, grazie a un progetto live multimediale presentato in anteprima all’Arci Bellezza di Milano l’8 gennaio scorso insieme al chitarrista Pietro La Pietra e all’attore Danilo Darodda.

Marco, la ringrazio per essere stato qui con noi. Buona musica!

Grazie a voi e spero di potervi incontrare a breve nei miei concerti.