La nostra intervista al chitarrista e compositore Renato Caruso, per parlare del libro “Tempo – Musica”, edito da Le Ruzzole, arricchito dalla prefazione di Reno Brandoni.
Il volume, pubblicato lo scorso luglio, conduce il lettore nei meandri del rapporto tra musica e scienza e, grazie a una serie di aneddoti, dimostra il forte legame tra le due discipline.
Intervista a Renato Caruso
Quali sono i temi che tratti nel libro “Tempo-musica”?
«E’ un saggio dove si incontrano tre discipline: scienza, musica e filosofia. La prima e seconda in modo predominante, la terza è una conseguenza. Si parla di musica del ‘900 ma anche di scienza, di come si sono susseguiti fatti tra musica e scienza e di qualche personaggio molto influente dell’ultimo secolo. Infine accenno ad mia nuova teoria, il relativismo musicale che si pone queste domande: Cos’è la musica? Cos’è il tempo? Esiste correlazione?».
Da dove nasce la tua passione per la scienza legata alla musica?
«Dal fatto di avere una formazione scientifico-musicale. Una laurea in informatica, una in chitarra classica e l’altra in informatica musicale. Da sempre curioso e accanito lettore di questi temi: musica e scienza: In entrambi c’è tanta creatività e la musica anticamente era considerata scienza. Infatti nel quadrivio si studiava aritmetica, geometria, astronomia e musica. Se pensiamo solamente alle note, sono fatte di frequenze, di vibrazioni che altro non sono che un dato numero preciso di movimenti in un secondo: numeri. Noi possiamo ascoltare musica tramite cd, radio, tecnologia varia sempre tramite numeri, o meglio informazioni che vengono rappresentate simbolicamente in numeri. Potrei fare moltissimi esempi ma è nell’aria la scienza e la musica».

In una nostra intervista precedente hai espresso il concetto di “rivoluzione musicale”. Cosa intendi? A che punto è questa fase?
«È appena iniziata, voglio far capire che la musica non è fatta solo di note ma anche di altro, di molti altri aspetti che le persone non immaginano. Tanti artisti famosi ad un certo punto si avvicinano alla matematica e capiscono la relazione che c’è tra arte e scienza. È una cosa troppo importante perché sono le nostre origini, senza lo studi di matematici, fisici, ingegneri, astronomi ma anche psicologi, sociologi e filosofi a quest’ora non potremmo neanche scrivere una mail o ascoltare musica su Spotify o banalmente ascoltare un mp3… gli esempi sono tantissimi».
Qual è il segreto per essere credibile come musicista, divulgatore e scrittore?
«Non credo ci sia un segreto, io sono così. Sono nato con questa doppia formazione, forse per il fatto che mio padre insegnava filosofia e suonava la chitarra, non saprei. So solamente che non seguo uno stile o una moda, faccio quello che mi piace, penso di essere una persona autentica».
Lo scorso ottobre sei stato ospite del dibattito “Quanto tempo c’è? Dal caos alla mente, l’universo e l’ambiente” insieme al fisico e divulgatore Pietro Centorrino e alla “sound artist” Kirsten Stromberg. Com’è andata?
«E’ andata molto bene, l’incontro tra fisici, astronomi è sempre un dialogo piacevole in quanto i più granfi come Newton, Keplero, Copernico si rifacevano a leggi della musica, che Pitagora aveva intuito, per costruire le teorie. Quindi c’è sempre un collegamento tra musica e scienza. Poi essere a casa di Galileo, beh non ha prezzo esporre la tesi su di un disco che omaggia Galilei a casa sua. Per essere precisi Villa Galileo è la “prigione” dove Galileo passò gli ultimi anni della sua vita dopo la condanna del 1633 del Santo Uffizio. La dimora in cui venne confinato agli arresti domiciliari».
Com’è stato lavorare al progetto “Vibralchimie vol. 1”?
«Molto bello, perché segue sempre la scia che studio da anni. Anche se qui c’è qualcosa di mistico, che va oltre, una parte della vita che mi appassiona. Suoni che curano l’anima, il corpo, niente di scientificamente dimostrato ma la sfida inizia ad affascinarmi».
C’è un aspetto della musica che ancora non hai affrontato e che ti affascina particolarmente?
«Quello che dicevo prima cioè l’alchimia musicale, ci deve essere un qualcosa che va oltre l’aspetto fisico della musica, studierò a fondo questo aspetto. Temi molto cari i nostri amici del ’600».
Tuo fratello Giuseppe è stato nominato Ambasciatore della Calabria. Tu che rapporto hai con la tua terra d’origine?
«Rapporto ottimo, torno spesso appena posso peccato circa 1200 km ma Natale, Pasqua, estate sono sempre giù dai miei genitori. D’altronde si torna sempre con piacere dove si è nati».
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.