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Intervista a Francesco Anselmo: “La paura ci rende vivi e ci aiuta a conoscerci meglio”

Con una scrittura fresca, consapevole ed attuale, Francesco Anselmo si muove agilmente tra le influenze cantautorali e le sonorità elettroniche del momento, presentandoci oggi “Pluriball“: un album che si rivolge alle nuove generazioni, raccontando i luoghi della quotidianità e le emozioni contrastanti dei giovani e di chi si ritrova a dover affrontare le nuove sfide della vita.

“La mia generazione, quella nata negli anni 90’, si sta trovando a vivere in una società così reazionaria e mutevole da rendere incerta ogni scelta, ogni mossa. Questo disco racconta come questa generazione si sta adattando a questi cambiamenti; a queste instabilità nel lavoro, nell’amore, nei domicili. Ma intanto il tempo passa e proviamo a non affezionarci a niente e ci ritroviamo sempre a metà strada tra il cambiamento e la voglia di restare, rimanendo così incartati nel pluriball e sempre pronti ad un nuovo trasloco”.

L’intervista a Francesco Anselmo

Ciao Francesco, bentrovato su IMusicFun. Come stai?

Ciao! Molto bene, grazie. Mi godo l’uscita del mio secondo disco. Quindi, non posso che stare bene!

Il tuo nuovo album, “Pluriball”, racconta con lucidità una condizione generazionale di esistenza. Il mondo corre veloce, tutto cambia in pochi secondi e noi siamo costantemente alla ricerca di un nuovo equilibrio. Il pluriball protegge, ma è anche usato come ‘anti-stress’. In questo tuo nuovo progetto che significato assume?

È il simbolo della mia generazione. Si tratta di un oggetto che utilizziamo così spesso per proteggere e custodire i nostri ricordi che ho pensato di provare a scriverci una canzone. Nello stesso tempo, parlando con amici, notavo che alla domanda “Dove sarai/Cosa farai tra due anni?” quasi nessuno sapeva rispondere. Il Pluriball è diventato così quell’oggetto sempre più presente negli spostamenti e nella dinamicità delle nostre vite da “perenni fuori sede”.

Se questo tuo nuovo album fosse un oggetto incartato nel pluriball, quale sarebbe?

Molto banalmente sarebbe una foto che immortala (simbolicamente) un attimo che contraddistingue la mia vita.

In “Arredamenti” canti: “Hai bisogno della paura per sentire qualcosa di vero, per provare qualcosa di vero”. Ci spieghi un po’ più nel dettaglio questa frase?

Sono un grande sostenitore del sentimento “paura”. Credo sia importantissimo per ognuno di noi, poiché ci rende vivi. Penso anche che sia un sentimento e uno stato d’animo da tutelare, perché è con la paura che riusciamo a capire e conoscere meglio noi stessi.

A proposito di paura, è proprio questo il motore che ti porta a scappare dalle cene di Natale, dall’istinto digitale e dalla voglia di cambiamento. Secondo te è davvero possibile trovare un “Equilibrio verticale”? Tu ci sei riuscito?

Credo che per ognuno di noi sia importantissimo cercare e trovare un “equilibrio verticale”. Mi riferisco ad una sorta di equilibrio che riguarda il presente (ecco perché verticale). Però, penso anche che sia difficile trovarlo. Qualche giorno lo trovo, qualche altro no. L’importante è non fermarsi mai e accettare di cadere ogni tanto.

Se i titoli delle canzoni contenute in quest’album fossero i cinque indizi della Ghigliottina, la parola finale sarebbe certamente CASA. Allora non posso non chiederti: com’è la tua casa? Cosa vorresti cambiare e cosa, invece, vorresti preservare dall’usura del tempo?

Vivo a Roma da 6 anni ma, nonostante ciò, quando ho letto la parola ‘casa’ non ho potuto non pensare alla Sicilia. Per me è e sarà sempre casa, a prescindere da dove mi troverò fisicamente. Di conseguenza, l’unica cosa che vorrei conservare dall’usura del tempo è questo legame che, in effetti, credo non si deteriorerà mai.

La Sicilia quanto e come influenza la tua musica?

Nelle mie canzoni ci sono immagini che riesco a raccontare con estrema naturalezza perché in effetti le ho vissute in Sicilia. Nel testo di “Pluriball”, ad esempio, racconto: “..nei vicoli c’è il mercato, da una finestra si sente pregare…“. Questa è un’immagine che a Palermo potrebbe accadere senza tanta difficoltà.

Il 18 febbraio ti sei esibito all’Asino che Vola di Roma. Com’è andata? Hai in progetto altre date live?

È stata una festa. Non avevo mai suonato dal vivo le canzoni di questo disco ed è stato davvero molto emozionante tornare su un palco dopo tutto questo tempo. A partire dalla primavera farò un tour in giro per l’Italia e spero che il tutto possa avvenire con estrema normalità.

Francesco, io ti ringrazio per essere stato qui con noi. In bocca al lupo per tutto e buona musica!

Grazie a te e viva il lupo!

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