Lory Muratti

Il musicista, scrittore e regista Lory Muratti è tornato sulle scene con un nuovo progetto discografico ed editoriale. Stiamo parlando di “Torno per dirvi tutto“, il suo nuovo romanzo edito da Miraggi Edizioni, che ha ispirato l’omonimo album (Riff Records / Freecom), ora disponibile in tutti i digital store, ma anche in versione CD e misicassetta.

Prodotto dallo stesso Murati con la produzione esecutiva di Orhan Erenberk, l’album è composto da 8 canzoni rock dall’animo orchestrale, che affondano le proprie radici nelle sonorità tipiche della new wave, ma che – al tempo stesso – si rifanno agli chansonnier francesi e al cantautorato italiano tradizionale.

«Com’è possibile realizzare un disco con orchestra senza potersi permettere di lavorare con un’intera orchestra? È con questo quesito che mi sono rifugiato nello studio retreat “the house of love”, dove il disco ha interamente preso forma. Se non potevo suonare con un’orchestra, avrei però potuto suonare “come un’orchestra”, facendo incontrare i diversi mondi a me vicini e sovrapponendoli per dare forma a un suono nuovo, fatto di inconsuete suggestioni».

Intervista a Lory Muratti

Ciao Lory, bentrovato su IMusicFun. Come stai?

Bentrovati a voi! Sto bene, in viaggio fra le molte cose che accadono sull’uscita di un lavoro la cui
gestazione è durata diversi anni. Una sensazione intensa, ma molto positiva.

Torno per dirvi tutto” è il tuo nuovo album di inediti, ispirato dall’omonimo romanzo. Cosa ti ha spinto a tradurre in musica gli otto capitoli del libro?

Musica e letteratura dialogano da sempre all’interno della mia produzione. Trasporre il mio immaginario in queste due forme è un’esigenza che sento profonda e una naturale inclinazione nata quando, sin da giovanissimo, mi trovavo a estrapolare il testo di una canzone dalle pagine di un racconto scritto di getto. È così che nascono i miei lavori, in equilibrio tra narrativa e produzione musicale, ed è così che ha preso forma anche questa nuova opera, caratterizzata da due volti profondamente legati.

In questo tuo nuovo doppio progetto affronti il delicato tema del suicidio. Qual è stata la molla che ti ha poi portato a parlarne in maniera così approfondita?

È una tematica che provo a esplorare, indagare e raccontare da molti anni. Tutti i miei lavori, in modo più o meno evidente e dichiarato, ne sono pervasi. È un tema che sento molto e di cui credo si debba poter parlare senza paura, per provare a essere in qualche modo di aiuto. La trasposizione profondamente narrativa, visionaria e dark che ne faccio fra le pagine del nuovo romanzo porta con sé il desiderio di tracciare altre strade oltre a quelle “di supporto ufficiale”. Rappresentare una dimensione psicologica, emotiva e interiore che troppo spesso non viene mostrata e che, anzi, viene spesso evitata, penso sia una strada possibile per sensibilizzare e avvicinare le persone.

In questa tematica c’è inoltre qualcosa di profondo, che – a mio avviso – la porta ad avere a che fare anche con l’amore. In parte perché simbolo di un abbandono totale e totalizzante e in parte perché il protagonista è mosso da una insolita “condizione d’amore”, che lo spinge a fare quello che fa per aiutare coloro che non riescono più a sopportare il peso di questa vita, ma che al contempo non riescono a mettere fine a tutto da soli.

Torno per dirvi tutto“. Se dovessi condensare in poche parole quel “tutto“, quale sarebbe il tuo messaggio?

Il riferimento di quelle parole è al “Canto d’amore di J. Alfred Prufrock” di T.S. Eliot e, in particolare, a un passaggio in cui si parla di Lazzaro che torna dal regno dei morti. Il “tutto”, in questa visione, è ciò che noi tutti desideriamo maggiormente, ovvero conoscere cosa vi sia al di là delle nostre esistenze. Una conoscenza che sarebbe utile a liberarci dall’incubo della morte.

In questo caso, la provocazione sta nell’aver visto – come fu per Lazzaro resuscitato -ciò che sta al di là e nel tornare per raccontare tutto, così da liberarci non dalla morte, ma dalla vita che, in questa logica, si fa territorio di ingiusto tormento. È questo il monito e la ragione che spinge il protagonista ad accompagnare chi desidera andarsene. Siamo ovviamente di fronte a una dimensione simbolica, che nulla ha a che fare con un “elogio del suicidio”. Tutt’altro. L’elogio, semmai, è alla comprensione verso coloro che, in una scelta che consideriamo estrema, intravedono la speranza di una nuova vita che verrà.

Nell’assenza di giudizio si radica quel tutto che non è la mia verità personale, ma un “tutto” collettivo, legato al desiderio di sapere che cosa rappresenti e dove guidi davvero la morte. Non a caso l’umanista e teologo francese Giovanni Calvino osservò che “non solo Cristo diede una prova notevole del suo potere divino risuscitando Lazzaro, ma pose anche davanti ai nostri occhi un’immagine viva della nostra futura risurrezione“.

In questo progetto, sullo sfondo, si alternano città e paesaggi molto diversi tra loro – Praga, Vienna, Parigi, il Lago di Bled -, in cui tu ti sei realmente recato per scrivere sia il romanzo che i testi dell’album. Ci parli di questo viaggio? Cosa ti ha lasciato?

Il viaggio è di norma alla base della mia ricerca narrativa che, inserendosi all’interno della particolare costellazione di quel genere definito “autofiction” (dove è l’autore stesso il protagonista delle pagine che scrive), mi porta a esplorare e vivere i luoghi di cui racconto per permearmi di un sentire che sarebbe altrimenti qualcosa di sganciato dalla mia esperienza personale. Un’esperienza che, in continuo dialogo con la finzione narrativa, mi porta a scrivere i miei romanzi. Definire quindi cosa mi hanno lasciato quei luoghi in poche righe è cosa molto difficile. Di certo, leggendo il romanzo si può scoprire esattamente tutto quello che quei luoghi sono riusciti a regalarmi, in termini di immaginario ed esperienza, man mano che il viaggio prendeva forma.

Chi è il protagonista del romanzo? Ci racconti brevemente la sua storia?

Come accennavo, il protagonista è Lory Muratti stesso. Un Lory Muratti trasmutato in diversi aspetti, che lo portano a essere una figura in perenne lotta tra ombra e luce. Figlio di un misterioso mercante d’arte, che ci appare come una sorta di burattinaio occulto, porta con sé uno strano dono ereditato dal padre. Un dono il cui peso finirà col farsi talmente intenso da innescare in lui un’importante crisi interiore, che si concretizzerà quando il padre verrà a mancare all’improvviso in una notte di Settembre.

È in quel momento che si apre il romanzo ed è lì che scopriamo chi è Lory nel suo profondo cuore oscuro e quale sia il dono che lo guida da tempo e di cui ora deve ritrovare il controllo dopo averlo completamente smarrito.

Quanto e cosa avete in comune? Sotto quali punti di vista, invece, siete totalmente diversi?

Il Lory Muratti di carta è un me addizionato di numerose caratteristiche (e vissuti) di natura noir e pericolosamente obliqua. È la parte che lo vede muovere i suoi passi anche oltre i confini della legge, a rappresentare la dimensione più evidentemente fittizia e narrativa. Trattandosi però di autofiction (ovvero di un universo letterario volutamente giocato in equilibrio tra verità e menzogna), lui – come il resto dei personaggi del libro – appare reale seppur “alterato” in modo più o meno marcato nella sua esperienza di vita.

Contrariamente al romanzo, nell’album fai un pezzetto di strada insieme a Cristiano Godano (“Gli invisibili”). Com’è nata questa vostra collaborazione?

Cristiano ed io condividiamo strade artistiche e di vita da molti anni e nel brano “Gli invisibili” abbiamo trovato un territorio sul quale lavorare per dare forma ad alcune visioni che fanno da comune denominatore ai nostri percorsi. Viaggi personali, lavorativi e artistici che si muovono spesso in zone d’ombra, poco frequentate, ma che in questo tipo di dimensione rinvengono il profondo significato del loro stesso essere.

Gli invisibili in questione siamo quindi noi, così come chiunque debba lottare per tenere vive le proprie idee, anche quando si rivelano impopolari o quando tenere la rotta prefissata significa muoversi del tutto al di fuori del coro, proprio come fanno i Muratti fra le pagine del libro. Gli invisibili, però, sono anche i veri invisibili della terra, coloro che non hanno il privilegio che abbiamo noi di poter dire qualcosa ed essere ascoltati. Si tratta di chi vive ai margini, di chi è abusato, dimenticato, in pericolo. È a loro che dovremmo provare a restituire voce ed è dentro la loro che risuonano la nostra.

In chiusura, hai già in mente di presentare questo tuo nuovo progetto con instore e/o date live?

Abbiamo fin qui realizzato un importante evento di lancio sul Lago di Bled, dove il corpo centrale del romanzo è ambientato: un primo appuntamento con lo spettacolo, che porteremo dal vivo in diversi contesti e diverse formazioni per tutto il 2023 e oltre.

Lory, grazie per essere stato qui con noi. Buona musica!

Grazie a voi di avermi accolto sulle vostre pagine amiche! A presto!