Dopo gli innovativi progetti discografici “Elettro Acqua 3D”, “Leonardo da Vinci in pop” e “La sovranità dei robot”, il cantautore e sperimentatore musicale Marco Di Noia presenta il suo nuovo singolo, “Camillevolt“, risultato musicale di un progetto di ricerca universitaria con la Scuola di Design del Politecnico di Milano.
Scritta dallo stesso di Noia e arrangiata da Alberto Cutolo, “Camillevolt” rappresenta la conclusione di una ricerca che ha visto il cantautore milanese collaborare con i giovani designer del Laboratorio EDME della Scuola di Design del Politecnico di Milano, al fine di creare una nuova e contemporanea maschera carnevalesca del capoluogo lombardo, sul modello della Commedia dell’Arte. La figura protagonista del brano, battezzata dagli studenti “Camillevolt” (che ispirandosi al dialetto milanese vuol dire “che ha mille volti”), ritrae così una Milano caleidoscopica e frenetica, intersezione di suoni, colori e personaggi stereotipati.
Intervista a Marco Di Noia
Ciao Marco, bentrovato su IMusicFun. Come stai?
Sto benone. Sono reduce da un confronto in presenza con i giovani designer dell’Università di Palermo, guidati dal prof. Dario Russo, che stanno replicando il modello di analisi e descrizione adottato a Milano per “Camillevolt”. Lo scorso weekend gli studenti mi hanno mostrato capolavori artistici che non conoscevo e mi hanno fatto vivere esperienze di grande ispirazione tra le strade della magnifica Palermo.
Chi è Camillevolt? Ci parli di questa ragazza “che sfila tra i turisti del Duomo come una diva”?
“Camillevolt” è una maschera carnevalesca moderna milanese ideata dagli studenti del Laboratorio EDME del Politecnico di Milano, sul modello della Commedia dell’Arte italiana. È trasparente in quanto si colora via via con i mille volti del capoluogo lombardo e, nell’idea dei giovani designer che l’hanno creata, è di sesso non definito. Nel mio testo Camillevolt si muove nella città – di cui è sintesi -, in un continuo gioco di specchi, dove l’immagine dell’una si riflette nell’altra. La canto al femminile, sostanzialmente per ragioni comunicative. L’aggiunta dell’elemento binario di genere avrebbe infatti reso cervellotica la comprensione di un testo che è già ipertestuale di suo.
“Camillevolt” è il risultato musicale di un progetto di ricerca universitaria con la Scuola di Design del Politecnico di Milano. Di cosa si è occupata la vostra ricerca e quali sono stati gli step fondamentali?
È un progetto di co-design, improntato sull’etnografia e la musica. C’è stata una prima fase di confronti a distanza, per via della pandemia, in cui ho chiesto agli studenti di descrivere e analizzare Milano, in termini di suoni, colori, personaggi e oggetti iconici, quindi di sintetizzare tutto in una maschera.
Loro – coordinati dai professori Mario Bisson e Stefania Palmieri – hanno fatto un lavoro di grande qualità e corposità, che mi hanno inviato in forma di moodboard visivi, analisi testuali, immagini e video. Io mi sono poi occupato di scrivere il testo, partendo dalle loro suggestioni. Ho quindi registrato con il mio team artistico i suoni dei macchinari di alcuni laboratori del Politecnico afferenti alla moda e all’industria, come quelli di sartoria, fotografia e falegnameria, rendendoli ritmici. I ragazzi hanno partecipato a tutte le fasi processuali: dal reperimento dei suoni al mixaggio in studio, registrando persino un coro.
Com’è stato lavorare al fianco dei giovani designer del Laboratorio EDME? Avendo a disposizione soltanto tre aggettivi, come definiresti questa tua esperienza?
Affascinante, (culturalmente) accrescitiva e ringiovanente.
Il processo creativo che ha portato a “Camillevolt” è sperimentale anche sotto il punto di vista del sound. Qual è stata la scintilla che vi ha portato a scommettere sul fatto che rock-elettronico, potenti ritmiche e registrazioni di rumori di macchine da cucire, fresatrici, presse, flash fotografici, ecc. potessero convivere all’interno di uno stesso brano?
Inizialmente mi sarebbe piaciuto organizzare un duetto live tra la mia band rock-elettronica e un edificio fisico con i suoi macchinari (il B2 del Campus Durando Bovisa). Successivamente abbiamo deciso di iniziare con il “semplice” inserimento delle registrazioni nel brano. Il progetto live era infatti meno immediato per varie ragioni, non solo tecniche. La prima release della canzone, a dire il vero, era meno contaminata di quella definitiva. Agli studenti però piaceva l’idea di calcare un po’ di più la mano da questo punto di vista. Abbiamo così deciso di accontentarli. Ne è uscito un sound fresco e potente, gradito da tutto il team.
Com’è la Milano ritratta da Camillevolt?
È una città in fermento, pervasa da un fluido di dinamicità e cambiamento continuo. Un crocevia cosmopolita, in cui il milanese non è per forza nato a Milano, ma è spesso un figlio adottivo della metropoli. Un caleidoscopio di genti e situazioni, colorato dai personaggi stereotipati identificati dagli studenti: “quello in sbatti”, “la sciura”, “lo zarro”, “l’artistoide”, “il pride”, “il terrone a Milano”, “il giargiana” e “l’influencer”. Io mi sono limitato a mettere in versi le loro visioni, completandole con un paio di spunti personali. Un esempio? Il riferimento al Dito Medio di Piazza Affari che chiude il brano.
Dopo questo progetto, cosa dobbiamo aspettarci? Stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
Come accennavo, sono già in fase di lavoro avanzata con i giovani designer palermitani per replicare quanto fatto a Milano. Inoltre, con il coordinamento del team del Politecnico, inizieremo presto a lavorare con gli atenei di altre città italiane. Mi piacerebbe anche allargare la discussione e il confronto sulla maschera milanese a ragazzi ancora più giovani.
Il 20 giugno mi esibirò infine con Alberto Cutolo, Giulio Maddaloni – in arte “Ace of Lovers” – e Lorenzo Ghiringhelli alla Fabbrica di Lampadine di Milano. Sarà un concerto atipico, in cui porterò live i miei album sperimentali. In particolare, insieme alla mia band rock-elettronica ci saranno: il robot Teotronico che suona il pianoforte, Adriano Sangineto con gli strumenti musicali ideati da Leonardo Da Vinci e realizzati dal padre Michele e un paio di brani cantati all’olofono e mixati in 3D audio, che il pubblico ascolterà con cuffie wireless SilentSystem. L’ingresso è gratuito, ma occorre prima registrarsi qui. Vi aspetto!
Marco, grazie per essere stato qui con noi. Buona musica e in bocca al lupo per tutto!
Grazie per la gentilezza, alla prossima!

Classe 1998, negli ultimi 4 anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Di notte recensisce musica, di giorno ne parla con gli artisti. Nostalgica ed empatica, scrive spesso nei giorni di pioggia. La musica? Un ricordo senza origine che ha ribaltato ogni prospettiva.