Con la sua voce potente, ricca di colori e sfumature soul, ha illuminato l’estate 2021 con la sua originalità Sara Bassotti, in arte Sarai. A pochi mesi dell’uscita del suo singolo d’esordio Ci hai perso tu, abbiamo incontrato la giovane cantautrice romana classe 2001, per parlare del suo ultimo fortunato singolo Laissez-faire, rilasciato a fine giugno dall’etichetta The Blue Stone Records.
Intervista a Sarai
Ciao Sara, benvenuta. Partiamo da “Laissez-faire”, uno dei brani rivelazione degli ultimi mesi. Com’è nato?
«”Laissez-faire” è una canzone nata tra i banchi di scuola. Era una semplice lezione di francese, finchè non ho sentito questa parola, “laissez-faire”, “lasciate fare”. È una filosofia di vita, per questo mi ha colpito subito. Ho subito pensato di scriverci una canzone, i formaggi li ho aggiunti dopo, perchè volevo scrivere una canzone anche su quelli quindi ho unito i concetti, del tipo “lasciami sognare un mondo fatto così, di formaggi”».
Quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgogliosa di questo pezzo?
«Sicuramente mi rende orgogliosa il risultato. Una canzone nata tra i banchi di scuola per un semplice gusto personale, diventata una figata del genere, sound che ricorda anni ’80 con uno stampo moderno. Devo indubbiamente ringraziare rebwav e il suo aiuto nella produzione del pezzo».
Si tratta del tuo secondo singolo ufficiale, che arriva a pochi mesi da “Ci hai perso tu”. Soddisfatta anche dell’accoglienza ricevuta da quel pezzo?
«“Ci hai perso tu” è l’inizio di un percorso, spero lungo. È una canzone a cui sono legata, il primo pezzo pubblicato che non si scorda mai. Il riscontro è stato minore rispetto a Laissez-faire, ma le persone più vicine a me sono state super contente all’uscita del pezzo, ho ricevuto tanti messaggi anche da persone che non sentivo da anni, e per me è una grande soddisfazione».

Come descriveresti il tuo rapporto con la musica?
«Bellissimo e allo stesso tempo complicato. Spesso mi complico le cose da sola, siccome vorrei fare sempre di più e subito, invece con la musica come in tutto bisogna andarci piano, costruire un rapporto. Fino ad oggi è sempre stata come una mamma, sorella e amica. Lei sa tutto di me, e mi ha sempre dato tutte le risposte, anche quelle dure e crude, per andare avanti».
Ti reputi un ascoltatrice “onnivora” o tendi a cibarti di un genere in particolare?
«Totalmente onnivora, amo variare e sperimentare. Vorrei suonare qualsiasi cosa. C’è peró da dire che le mie radici rock si notano sempre».
Cosa dobbiamo aspettarci in futuro dalle tue prossime produzioni?
«Tante serate e tanta nuova musica, che cerca di tirar fuori tutto quello che ho dentro in cui magari qualcuno potrà ritrovarsi».
Qual è l’aspetto che più ti affascina nella fase di composizione di una canzone?
«L’aspetto che più mi affascina della composizione musicale è la fase di “ispirazione profonda”, quando senti un odore, vedi un colore o ascolti una parola (come il caso di “Laissez-faire”) che ti fa venir voglia di scrivere una canzone, perchè ti scuote qualcosa. Quella secondo me è la parte più figa, perchè la più intensa nonostante sia la più breve».
Foto di Ottavio Natale
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.