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Jörg Wolters, è morto il principe dell’organetto, il “Barbarossa” del Ticino

Jörg Wolters

Jörg Wolters, noto a tutti come il «Barbarossa» dell’organetto, è morto nelle scorse ore. La notizia del suo decesso, avvenuto per cause naturali, è stata confermata dal Corriere del Ticino dopo che la Polizia si è recata nella sua roulotte a Taverne, nella Svizzera Italiana, dove l’artista viveva da tempo.

Nato nel 1959 e di origini tedesche, Wolters era una figura celebre soprattutto a Lugano. Da decenni animava le strade della città con il suono del suo organetto, guadagnandosi l’affetto e la simpatia di chiunque incrociasse il suo cammino. Con il suo inconfondibile cilindro in testa, Wolters si definiva «un artista dispensatore di buonumore», una filosofia di vita che lo accompagnava in ogni sua esibizione. «La gente ascolta la mia musica e, se vuole, mi fa un’offerta. Altrimenti non è grave. Mi basta un sorriso», raccontava in una vecchia intervista.

Arrivato in Ticino per amore molti anni fa, Wolters inizialmente lavorava in fabbrica, ma dopo il divorzio decise di cambiare vita e seguire la sua passione per la musica. Fu così che divenne un artista di strada, inseguendo il sogno di libertà che, sebbene segnato da momenti di solitudine, non lo aveva mai fatto desistere.

Nel 2018 aveva festeggiato trent’anni di carriera, venendo scelto come «uomo immagine» della Festa d’autunno di Lugano, un riconoscimento che confermava il suo legame speciale con la città. Tuttavia, Wolters era salito agli onori delle cronache già nel 2014, quando un episodio spiacevole in via Nassa scatenò una grande solidarietà nei suoi confronti. Invitato ad andarsene da una boutique di lusso mentre suonava in periodo natalizio, l’episodio provocò una reazione popolare. Grazie all’intervento dell’allora sindaco Marco Borradori, la vicenda si risolse positivamente e Wolters poté tornare a suonare in quella via. «Da quel giorno la mia vita è cambiata, ho sentito ancora più forte l’affetto della gente», raccontava l’artista.

Il Ticino e Lugano piangono ora la scomparsa di Jörg Wolters e del suo organetto, un simbolo di allegria e di libertà. «Fino a quando continuerò a suonare? Finché riesco. Non c’è un’età per smettere», diceva con il suo solito sorriso.

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