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Junior Cally al Corriere della Sera: “Perché devo cercare conferme col sesso? Non mi serve questo scudo da rockstar”

Junior Cally intervista

Uscirà il 10 settembre il nuovo album di Junior Cally intitolato Un Passo Prima, anticipato dal singolo Come Monet. L’artista, reduce da un percorso di rehab per curare la dipendenza da sesso e alcol, ha raccontato la sua vita e le problematiche che ha affrontato in un’intervista al Corriere della Sera.

“Mi sono reso conto di cosa perdevo quando già prima di pranzo iniziavo col vino e, la sera, dopo altre tre bottiglie di rosso, passavo a grappa, amari, fino a svenire. In rehab, ho scoperto il sapore del caffè la mattina senza postumi della sbornia.

Poi, ovvio, ho avuto momenti bui. Ancora ci sono. Quelli in cui mi dico: voglio bere. E quelli in cui mi vengono in mente cose di quand’ero piccolo, del perché sto così.”

Junior Cally ha dichiarato di soffrire di un disturbo ossessivo compulsivo. Un problema che lo accompagna fin dall’adolescenza.

“A 14 anni, giocavo a calcio. Faccio i provini per il Perugia, il Verona, vanno alla grande, ma mi respingono: avevo le piastrine troppo basse. Cominciano le visite, mi dicono che è leucemia. Quattro anni per ospedali e mille divieti: non posso giocare a pallone, tatuarmi, andare in motorino…

A 15 anni, dico a mamma: se devo morire, me lo devi dire. A 18, i medici capiscono che era invece una malattia autoimmune. Mi è rimasta la paura di morire, il Doc è nato così: ho iniziato a pensare che, se accendevo e spegnevo la luce quattro volte o giravo la maglietta due o evitavo i numeri dispari, non sarei morto. Bere aiutava: se sei ubriaco, non riesci neanche ad aprire la porta, figuriamoci a contare le volte che spegni la luce.”

Junior Cally

Una condizione che lo ha sempre fatto sentire un passo indietro rispetto ai suoi coetanei.

“A Focene, ero sempre il diverso, lo sfigato che voleva fare rap e nessuno ci credeva. Ma rischiavo la morte per tutto e rappare era il mio sfogo. Sentivo di avere talento, facevo le pulizie, il cameriere e mi pagavo la musica. Lì ho messo la maschera.”

Una situazione di stress emotivo che lo ha sempre accompagnato e che è peggiorata dopo Sanremo 2020 e durante il lockdown.

“Ho sempre bevuto, ma lì ho aumentato. La mattina, non mi ricordavo che avevo fatto il giorno prima, tremavo, il Doc era amplificato, le insicurezze prendevano il sopravvento. Dopo, con le riaperture, stavo sempre in giro per discoteche, conoscevo una ragazza, ci andavo a letto, e il giorno dopo mi sentivo sporco, sbagliato.

C’entrava l’alcol: la sera, vai a letto con una; il giorno dopo, conosci un’altra a pranzo e pure ci vai a letto… Sono andato avanti così per quasi un anno. A primavera, con lo psicologo, mi sono detto: perché devo cercare conferme col sesso? Non mi serve questo scudo da rockstar.”

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