Stasera Campovolo torna a essere il cuore pulsante della musica italiana con Luciano Ligabue protagonista di uno spettacolo che promette emozioni, riflessioni e qualche sorpresa. È un evento che affonda le sue radici a vent’anni fa, quando tutto nacque con l’album Nome e Cognome e quel concerto intimo che, paradossalmente, prese vita in uno degli spazi più ampi del nostro Paese. “Vent’anni e qualche mese fa ho scritto Nome e Cognome in un momento personale molto forte, potente”, racconta il rocker, ricordando la scomparsa del padre, del cugino, la fine di un matrimonio, l’inizio di una nuova vita. Da lì nacque Lettera a G e con essa il legame indissolubile con Campovolo.
Il concerto di Ligabue di questa sera a Campovolo è anche un salto nel futuro, con l’uso dell’intelligenza artificiale a rendere lo show visivamente potente e provocatorio. “Abbiamo cercato di usarla per creare realtà che non esistono, per esempio mettere insieme i capi del mondo che brindano su una navicella spaziale. Serve, se la si usa con la giusta parsimonia, per arricchire i contenuti”. In Cosa vuoi che sia, il pubblico vedrà scorrono dati sul riscaldamento globale mentre sullo schermo apparirà una Las Vegas post-apocalittica, una visione “fortissima” resa possibile solo con l’AI.
Proprio Las Vegas è uno dei simboli portanti dello spettacolo: “Nel concerto porto soprattutto la Las Vegas dello svago e quella che è al centro della corruzione. È centrale per noi perché Campovolo è il posto delle feste”. Un dualismo che parla del nostro tempo, delle sue contraddizioni e della necessità di guardare sotto la superficie. Il concept visivo di questa edizione dell’evento di Campovolo, spiega Ligabue, è nato anche grazie al contributo di Jacopo Pesce e Max Brigante, entrati nel team per portare una nuova visione allo show.
Tra le novità più attese, l’esordio di Lenny, il figlio di Luciano, alla batteria: “Durante le prove del suo primo Campovolo, Lenny non ha mostrato incertezze. Ha fatto delle prove magnifiche. Lo sto rassicurando il più possibile”. Un passaggio di testimone che è anche una dichiarazione d’amore paterna e professionale: “È talmente ‘il mio batterista’ che era impensabile non averlo anche qui”.
Ma Campovolo non è solo musica. È anche responsabilità, coscienza sociale e memoria. “Negli anni Settanta pensavo che il mondo si potesse cambiare, rendendolo più praticabile, giusto, equo. Oggi vedo l’opposto. Non possiamo ignorare il riscaldamento globale, né pensare ancora in termini di riarmo e guerra. Credo che una speranza per il futuro passi per forza dal genere femminile”. Temi che Ligabue non esita a portare sul palco, come accadrà con un intervento sul conflitto in Gaza: “Recupereremo uno speech di Benigni che affronta il tema dei bambini vittime della guerra. Se non lo senti veramente quel dolore, non sei un essere umano”.
Il ricordo torna anche al brano Il mio nome è mai più, di cui ricorre il ventiseiesimo anniversario. “Con quel pezzo abbiamo costruito due ospedali in Afghanistan. Oggi non so se si riuscirebbe a fare lo stesso, con lo streaming e la marea di musica che esce continuamente. All’epoca le canzoni lasciavano un segno più profondo”.
Non manca un pensiero sulla spiritualità, che attraversa da anni il lavoro del Liga: “Penso che a Dio scriverei le stesse cose che ho scritto in ‘Hai un momento Dio’. Ho ancora voglia di umanizzare la sua figura. Una volta ho scritto anche ‘Chissà se Dio si sente solo…’ ed è un’immagine a cui nessuno pensa mai”.
Alla soglia dei 65 anni, vissuti tutti nella sua Reggio Emilia, Ligabue resta saldamente legato alle proprie radici. “Credo che il mio legame con le radici sia finito nel mio lavoro. La visione del mondo passa anche da ciò che ci sta attorno”. E Campovolo, che negli anni è diventato qualcosa di più di un semplice concerto, lo dimostra: “Tutto è nato quasi per caso. Ricordo bene ‘Urlando contro il cielo’ in chiusura del primo live: sembrava che la festa non finisse mai. Da lì è partito tutto, sono nate amicizie, relazioni, famiglie”.
Questa sera a Campovolo si celebra un pezzo di storia della musica italiana, ma anche un’idea di spettacolo che non rinuncia al pensiero, alla memoria e alla consapevolezza. Uno show che guarda avanti, con l’energia di sempre e la voglia, ancora una volta, di ballare sul mondo.
La musica è la sua grande passione, segue come inviata l’Eurovision Song Contest e il Festival di Sanremo. Negli anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Ama i gatti, il Giappone e la cultura manga!
