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Louis Tomlinson si racconta ad Apple Music e presenta “How Did I Get Here?”

Louis Tomlinson

Louis Tomlinson racconta ad Apple Music la nascita del nuovo album How Did I Get Here?, il percorso dopo gli One Direction, il dolore, la libertà artistica e il tour in arrivo.

Louis Tomlinson ha incontrato Zane Lowe negli Apple Music Studios di Los Angeles per celebrare l’uscita del suo terzo album in studio, How Did I Get Here?. Un dialogo intenso e senza filtri, in cui il cantautore britannico ripercorre il suo viaggio artistico e umano: dagli esordi a X Factor fino alla maturità conquistata lontano dagli One Direction, passando per il lutto, la ricerca di identità e una nuova serenità creativa.

Alla domanda su quando abbia capito che la musica non era solo una passione passeggera, Louis sorprende per la sincerità:

“Probabilmente è successo tardi. Ho fatto il provino a X Factor a 18 anni. Prima non avevo davvero pensato che la musica potesse essere una strada reale per me”.

Cresciuto a Doncaster, lontano dai grandi centri musicali, Tomlinson ammette che non esistevano modelli a cui ispirarsi:

“Da dove vengo io non c’erano storie così. La musica non era nel mio radar. La prima volta che l’ho presa sul serio è stato proprio al provino”.

Il titolo dell’album nasce da una domanda semplice e potentissima:

“Quello che faccio è così fuori dall’ordinario che mi guardo intorno e mi chiedo: come diavolo sono arrivato qui?”.

Una riflessione che racchiude gratitudine, stupore e consapevolezza per il rapporto costruito con i fan nel corso degli anni.

Dopo la fine degli One Direction, la strada solista non è stata immediata. Louis racconta senza filtri il periodo di smarrimento che ha accompagnato il suo primo album Walls:

“Mancava un po’ di identità. Non ero abbastanza coraggioso da dire: ecco tutte le mie influenze alternative”.

Il bisogno di rivendicare la propria indipendenza artistica è stato centrale:

“Venivo da una band super pop. Non ero ancora pronto a fare certe scelte. Spesso qualcun altro decideva per me”.

La vera svolta arriva con Faith in the Future, dove Tomlinson sente finalmente di aver trovato una voce autentica:

“Quell’album sapeva chi era. Aveva un’identità più forte. Era davvero me”.

Con How Did I Get Here?, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Il disco nasce anche grazie a un metodo di lavoro diverso, lontano dalle pressioni dell’industria, con un team ristretto e un’esperienza di registrazione in Costa Rica:

“Avevo bisogno di eliminare la pressione. Lì avevamo spazio per sbagliare, per rischiare”.

Brani come Sunflowers aprono nuove dimensioni sonore:

“Non avrei mai immaginato, nemmeno in un milione di anni, una canzone così. È quasi psichedelica”.

Scrivere il dolore e trasformarlo in cura

Uno dei momenti più toccanti dell’intervista riguarda il dolore e il lutto per la perdita dell’ex compagno di band Liam Payne.

“Quando succede una cosa del genere, è difficile scrivere di qualsiasi altra cosa”.

Louis spiega perché alcune canzoni restano volutamente aperte all’interpretazione:

“Credo abbiano un potere curativo. Le persone troveranno ciò di cui hanno bisogno”.

Oggi, Tomlinson ha una visione diversa del successo:

“La classifica è una questione di ego. Il mio posto felice è il tour”.

Ed è proprio dal palco che sente il legame più autentico con il pubblico:

“Vedo i fan come una sola persona. Qualcuno che è sempre lì per me”.

Con How Did I Get Here?, Louis Tomlinson firma il suo lavoro più libero, luminoso e personale. Un album che non cerca risposte definitive, ma celebra il percorso, la crescita e il coraggio di essere finalmente sé stessi.

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