Marco Ligabue, fratello di Luciano, in un’intervista a MowMag parla dei Maneskin, ma anche della nuova generazione di cantanti, musicisti e personaggi.
“All’inizio avevo qualche perplessità su di loro, la sensazione per uno come me, che da 40 anni ascolta rock, era risentire cose già sentite. Ma a mano a mano ho visto la loro crescita, e mi sono ricreduto. Poi hanno un gran merito: l’anno scorso ho fatto un sacco di live e per la prima volta ho notato in piazza tanti ragazzi, forse colpiti dall’effetto Maneskin. Insomma, aver rimesso al centro una band ha scatenato l’attenzione anche nei confronti di chi suona da qualche anno di più. Finalmente il suonato è figo anche per le nuove generazioni!”
Maneskin, le parole di Marco Ligabue
La riflessione, poi, si fa più ampia.
“Da grande appassionato sono perso nell’ascolto di nuova musica. Quando ne esce così tanta, non sai più districarti. Una volta c’era lo studio di registrazione, e costava un milione, un milione e mezzo al giorno. Quindi il disco lo faceva chi poteva permetterselo, nel senso di percorso e investimento discografico. Adesso basta l’auto-tune e una base. Da un lato è stimolante, dall’altro complica far emergere il talento. Ci vorrebbe una selezione, sarebbe utile per l’ascoltatore.”
Poi una frecciatina alla discografia.
“La discografia, coi pochissimi guadagni dagli streaming, va sul sicuro, e investe su chi ha già seguito social. Non c’è più l’opera di talent scout.”
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
