Maneskin Mogol Mario Lavezzi

Mario Lavezzi e Mogol hanno collaborato all’album Capolavori Nascosti e in un’intervista rilasciata a Rolling Stone parlano di musica contemporanea, non tralasciando una frecciatina ai Maneskin.

Il problema non è la qualità dei brani, ma la competenza di chi li ascolta e li giudica.”

Ribadiscono i due artisti, facendo anche riferimento al Festival di Sanremo, di cui non apprezzano la direzione artistica (ne abbiamo parlato Qui).

Viviamo un’epoca dove la musica è prodotta a centinaia di migliaia di brani al giorno in tutto il mondo e si consuma con una velocità tale che i giovani hanno poche possibilità di portare a casa qualcosa che gli consenta di vivere del proprio mestiere.”

Maneskin, un consiglio di Mogol e Mario Lavezzi e una frecciatina…

Mogol, poi, parla dei Maneskin.

Sono molto contento che sia successo. Io quando guardo le partite di calcio delle squadre italiane nelle coppe tengo sempre per le italiane, al di là del tifo personale. L’attaccamento al proprio paese dei Maneskin dovrebbe portarci a sostenerli. In più sono giovani e bravi, quindi evviva. Un solo consiglio, di cantare di più in italiano. È vero che con l’inglese pensano di avere più diffusione, ma non dovrebbero ripudiare la propria lingua. Anche perché non è vero che se canti in italiano non vendi all’estero, io per esempio ho venduto nel mondo 523 milioni di dischi, dati Siae.”

Prosegue Mario Lavezzi.

Sono stati bravissimi soprattutto a livello di immagine. Non si era mai vista una vittoria del rock a Sanremo. Sarà che sono seguiti da giovanissimi che non sanno neanche chi sono i Led Zeppelin.”