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Manuel Agnelli parla ancora dei Maneskin: “Se mi fossi fatto dare delle royalties per ‘Beggin’…”

Manuel Agnelli Maneskin

Manuel Agnelli Maneskin
E’ passata poco più di una settimana dalla fine di X Factor 2021, talent che ha visto ancora una volta tra i giudici ancora una volta Manuel Agnelli. L’artista, anima degli Afterhours, ha rilasciato una lunga intervista a Rolling Stone, nella quale ha parlato anche dei Maneskin.

Manuel, come noto, li ha guidati durante la loro permanenza nel talent, ha duettato con loro allo scorso Festival di Sanremo e li ha rivisiti con piacere la scorsa settimana sul palco del Forum di Assago.

https://www.youtube.com/watch?v=CuJy9AEN7G4

Manuel Agnelli in un’intervista a Rolling Stone parla dei Maneskin

“Loro hanno un talento enorme, se avessi lavorato con un altro gruppo non sarei riuscito a fare quello che abbiamo combinato insieme noi. Loro sono unici, sono dei grandissimi comunicatori prima ancora che eccellenti musicisti, è questo che la gente non capisce. Credo però di avergli trasmesso, al momento giusto, un certo gusto non tanto per la trasgressione, che era già nel loro Dna, ma una legittimità nell’essere trasgressivi.”

Manuel Agnelli ricorda alcuni aneddoti sugli esordi.

“Tutti mi dicevano a X Factor “devi parlarci con Damiano, è un po’ sfrontato, devi calmarlo questo ragazzo”. Ovvio che ci ho parlato: “Col cazzo che devi trattenerti” gli ho detto. E credo che questo li abbia spronati, come credo di potermi intestare di avergli indicato una certa direzione rock’n’roll. Loro potevano essere tantissime cose, sono contaminatissimi e continuano a esserlo ed è solo un bene. Ma lavorare su quell’identità rock, rafforzarla, ha fatto parte del lavoro mio e di Rodrigo D’Erasmo e ne sono felice.”

Un solo rimpianto…

“Se solo mi fossi fatto dare le royalties per aver scelto come cover Beggin’ ora avrei un castello, ma va benissimo così. Questo mi fa sentire orgoglioso, sento che ho avuto un ruolo finalmente produttivo, al di là di me stesso, un ruolo importante in qualcosa che sta invertendo il senso unico di un mercato italiano fatto e strutturato solo per importare il rock e non esportarlo, ora tante band nasceranno convinte di poter arrivare in tutto il mondo, e questo cambia tutto.”

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