I Pooh si riappropriano dello spazio che avevano salutato ormai quasi 7 anni fa e tornano allo Stadio San Siro da veri e propri trionfatori. Come guerrieri al servizio della melodia oppure come indomiti templari riprendono un discorso che alla fine del 2016 sembrava definitivamente chiuso.
La vita mette di fronte a cambiamenti a volte repentini, imprevisti e imprevedibili, ma la forza dei Pooh sta proprio in un messaggio di empatica amicizia, che strega il pubblico dello storico impianto meneghino.
“Abbiamo imparato che nella vita tutto può succedere. Non era nostra intenzione tornare, ma è capitato. 7 anni fa eravamo molto convinti di non suonare più insieme.
Hanno deciso di fare un film sulla nostra vita e 20 giorni prima di Sanremo ci hanno chiesto di andare lì a presentarlo. Amadeus ha preteso che, se fossimo andati a Sanremo, dovevamo necessariamente suonare.
Alla fine si sono anche messi in mezzo i nostri figli e ci hanno convinti a organizzare un unico concerto. Poi, dopo la partenza delle prevendite, abbiamo capito che il nostro pubblico ci amava ancora. Abbiamo dovuto aggiungere Roma e di conseguenza tutti gli altri. Una vera e propria esigenza naturale.”
Racconta Roby in un incontro con la stampa poco prima dell’inizio del concerto di San Siro.
“Siamo tornati in famiglia, ci siamo ritrovati con uno spirito diverso. Il tempo ha lavorato anche per noi. Abbiamo una consapevolezza diversa. E’ una grande emozione ritrovarci qui e aver ritrovato la famiglia più importante della nostra vita. In fondo siamo stati molto di più con i Pooh che con mogli e figli! Tutti questi concerti sono dedicati ai nostri poeti Valerio Negrini e Stefano D’Orazio.
Lo ricorderemo con Dimmi di sì con un video della registrazione dell’ultimo concerto. E’ un momento molto toccante, sarà bello riaverlo con noi.”
Parola, poi, a Riccardo Fogli.
“Sono molto felice e grato ai Pooh. Siamo cresciuti insieme, erano la mia famiglia anche quando non c’ero. Sono onorato di essere parte di questi concerti.”
Un pensiero anche sull’unità di intenti, messa in discussione in questi ultimi mesi.
“Portiamo sul palco complicità e fratellanza. Essere qui è anche un segnale di intelligenza. Quello che faremo a partire da stasera è qualcosa di davvero bello. Dimostriamo davvero che si può essere amici per sempre.
Questo periodo distante ci ha fatto riflettere. Noi presi singolarmente siamo il 10%, insieme siamo il 100% per cui vedrete il 100%. Siam bravi da soli, ma i Pooh sono il 1000%!”
Per ora sguardo rivolto verso i concerti e…
“Ora non vogliamo progettare nulla, solo questi 20 concerti, 15 in Italia e 5 tra USA e Canada. Vogliamo divertirci, lo spirito con cui ci siamo ritrovati è quello della gioia, del senso della famiglia.
C’eravamo un po’ persi durante questi 7 anni, bisogna ammetterlo. Ora ci siamo ritrovati, i nostri figli ci hanno aiutato. Phil suona con noi la batteria ed è stato accreditato dai fan come l’unico che poteva sostituire Stefano. Tra l’altro usa le bacchette che lui stesso gli ha regalato a 5 anni.
Dopo 7 anni non eravamo sicuri di riempire uno stadio. Oggi fa fatica anche chi ha continuità discografica.”
I Pooh proseguono.
“Ci siamo sciolti e ritrovati, siamo i nuovi Pooh. Siamo molto popolari, siamo molto italiani, siamo forti su ogni territorio e siamo l’emblema dell’Italia, come la 500! Tornare a suonare insieme, poi, è stato naturale.
Ci siamo trovati in studio, ci siamo guardati in faccia e suonato. Buona la prima. Stefano manca e mancherà sempre, mancava anche prima. E’ un amico vero su cui potevamo fare riferimento anche singolarmente e l’abbiamo fatto.
Suoniamo anche per cinque ore di fila. Non ci sentiamo stanchi. Nonostante l’età siamo felici di tornare sul palco ancora insieme e questo è motivo di forza, di energia, di volontà ed è un modo per dimostrare ciò che siamo. Non è presunzione, ma pensiamo di aver dato tanto alla musica e sentiamo questo peso, questa responsabilità. Anche sul palco vogliamo dare il massimo. Se possibile anche di più.”
I Pooh sono accompagnati sul palco anche da un coro di 50 elementi e un ottetto di archi, 4 ragazze e 4 ragazzi.
“Abbiamo voluto anche noi calare l’asso su questa immagine di grandeur, di grande evento. Non è un’ennesima reunion dei Pooh, ma una serie di. Non sappiamo tutto quello che accadrà d’ora in poi, ma ora ci godiamo quello che stiamo raccogliendo.”

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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