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Recensione – Marco Mengoni recupera con “Giornate perse” l’intimità che ultimamente gli mancava

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Recensione in anteprima di “Giornate perse“, il nuovo singolo di Marco Mengoni da mezzanotte in radio e sulle piattaforme digitali

La scorsa settimana, durante la presentazione di “Allo sbagliato“, il nuovo spazio milanese di cui sarà direttore creativo, Marco Mengoni era stato molto vago sulla pubblicazione di nuove canzoni, dichiarando che sarebbero potute uscire come non uscire proprio nelle settimane di impegno in questa residency e, invece, arriverà già a mezzanotte in radio e sulle piattaforme digitali “Giornate perse“. Facile pensare fosse già pronta ma, evidentemente, non si è voluto bruciare subito l’annuncio di un nuovo progetto discografico di cui proprio questo brano rappresenta il primo singolo.

E la scelta si rivela particolarmente azzeccata perché “Giornate perse” torna a mostrarci un Marco Mengoni che mancava da un po’ di tempo, almeno per quanto riguarda la scelta dei singoli. Se guardiamo, infatti, alle sue proposte sbarcate in radio negli ultimi cinque anni, escludendo “Canto d’amore” con Angelina Mango – che non farà, però, parte di nessun progetto del cantautore di Ronciglione – e la sanremese “Due vite“, le varie “Sto bene al mare” con Sayf e Rkomi, “Mandare tutto all’aria“, “Pazza musica” con Elodie, “Tutti i miei ricordi” e “No stress” erano tutte figlie di una dimensione pop molto commerciale, leggera e senza grandi pretese, se non quella di agganciare, appunto, facilmente le radio.

“Giornate perse” è, invece, tutt’altra cosa e torna, finalmente, a mostrarci quella veste più intima in cui Marco Mengoni ha sempre dato il proprio meglio. Un brano che nasce come un dialogo tra sé e sé in quel preciso momento in cui appare necessario prendersi un po’ di tempo per fermarsi a pensare mentre il mondo intorno continua a correre. Sono pensieri che nascono dopo un periodo complesso e sono, quindi, carichi di inquietudine: “Ora Marco non pensare, fai silenzio in questa stanza, non esisti per nessuno, urli ma non è abbastanza“, canta Mengoni nella seconda strofa che, nel suo essere incalzante, rappresenta alla perfezione questo continuo accavallarsi di pensieri.

È, infatti, un’intimità non solo da un punto di vista testuale, ma anche a livello sonoro, con l’arrangiamento che accompagna con grande intelligenza i diversi stati d’animo di Marco: scarno davanti all’inquietudine delle strofe, molto più ricco nella ritrovata positività di un ritornello in cui l’artista prova a convincersi “che non è niente“. Un ritornello dotato di un crescendo quasi epico, in cui Mengoni torna a spingere la propria vocalità come non faceva da tempo e forse addirittura fin troppo, tanto che nello special si fa fatica a recepire alcune parole.

“Giornate perse” torna, quindi, a mostrarci un Marco Mengoni molto più focalizzato sulla sensibilità del cantautorato italiano che sulla superficialità del pop da classifica, pur non mettendo da parte la contemporaneità di una produzione in cui subentrano diversi inserti di elettronica per quello che emerge come un ottimo connubio tra attualità e tradizione e fa esattamente quello che deve fare un singolo che anticipa un nuovo progetto: mette curiosità sul lavoro che verrà fuori.

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